Una messa cantata con tre preti. Tale è stata l’ostensione ai fedeli e ai miscredenti del programma elettorale di Città aperta, Ianua Caeli, tra gli stucchi, gli ori e i velluti al ridotto del teatro Magnani di Fidenza. Presenti una cinquantina di devoti, qualche osservatore dei partiti della sinistra, nessuno dell’opposizione e l’incauto giornalista della Gazzetta di Parma Gianluigi Negri. Mal gliene incoglierà.
Introibo ad altare Dei. Monsignor Gandolfi mette in chiaro che loro pensano al programma mentre i due galletti del Pd si stanno spennando. Signore, abbi pietà di loro. Amen
Gli arcipreti concelebranti Massimiliano Franzoni e Corrado Lori si alternano al microfono per spiegare che vogliono una «sicurezza non poliziesca e senza telecamere» fatta di solidarietà e rapporti di buon vicinato per crescere insieme. Amen.
Nel confiteor chiedono perdono per colpe che non sono loro ma del vescovo Giuseppe Cerri: «Un danno non aver affidato l’incarico del Psc prima delle elezioni». Si pentono e si dolgono per «il consumo di territorio», se entreranno di nuovo in giunta, il Signore li ascolti e gli ascoltatori prendano nota, saranno favorevoli alla «riqualificazione dell’esistente». Monsignor Gandolfi si sparge cenere sul capo: «Mi sembra che di residenzialità ce ne sia anche troppa». Vuol dire troppe case, di cui circa duemila vuote. Ma lo dice ora, dopo aver creato, voluto e varato il quartiere Europa. Pecunia non olet. Parce sepultis. Bentornato a casa figliol prodigo, sei assolto, vai e cerca di non peccare più.
Il bello del cattolicesimo è la possibilità infinita di peccare perché infinita è la pazienza divina e il potere dei ministri di Dio di assolvere i peccatori. Mentre i preti si assolvono tra di loro. La nostra pazienza di elettori è già finita da un bel pezzo. Amen.
Il microfono passa al padre guardiano Corrado Lori: «Abbiamo detto dei no, in questi cinque anni». Alleluia! «Vogliamo prenderci le nostre responsabilità e anche un pochino di meriti… Ci piace rivendicare…». La raccolta differenziata? L’ha inventata Città aperta. La fontanella dell’acqua gratis nel parco della Pace? Anche. L’acqua del rubinetto sui tavoli delle mense scolastiche? Una geniale trovata di padre Stefano. «Sette tonnellate di plastica in meno». Gloria in excelsis Deo.
Gli oranti si alternano al microfono con ritmo e alacrità benedettina. Si fanno i salamelecchi. Cedo la parola all’esperto confratello…. Ma si figuri, parli lei che è ben più esperto di me. Domine, non sum dignus.
Suona il campanello. Si abbassano i capi, è il momento dell’elevazione. Il bilancio è una cosa complicata, ammette Gandolfi ammiccando a destra e a manca, ma «vedremo di farlo partecipativo». Vedremo? Perché prima non si poteva? «I processi sono lenti». No, le persone sono lente, e a volte anche tarde di comprendonio. «Il bilancio partecipativo sarà l’obiettivo del prossimo mandato, vedremo se entro la fine di questo mandato (meno di quattro mesi, ndr) potremo fare il bilancio sociale, più vicino al sentire delle persone, ma è difficile perché vorremmo farlo meglio di quelli che fanno scegliere ai cittadini in base a una lista predeterminata».
Sì, prendetevela comoda, ché lo farete senz’altro meglio, come dire, più… partecipativo. Però, per carità, non sforzatevi. Non vorremmo saperne troppo, partecipare troppo, capire troppo di dove vanno a finire i nostri soldi. (Una cosa è certa: non nelle tasche di quelli di Città aperta. Ego te absolvo in nomine Patri, Filii et Spiritus Sancti. Amen).
«Gandolfi non ha mai avuto la delega alla partecipazione e alla trasparenza», precisa l’abate dom Franzoni. E allora perché non lo ha detto prima, quando gli chiedevamo di essere chiaro e di aiutarci a vedere chiaro negli affari della Casa comune? Eppure le scandisce tanto bene, anche oggi, con didascalica leziosità didattica da docente di catechismo le parole magiche ag-gre-ga-zio-ne… par-te-ci-pa-zion-ne… Tant’è che ci pare la reincarnazione dell’insegnante di storia dell’arte del film Amarcord che spiegava la pro-spet-ti-va pucciando il biscotto nel caffelatte.
Sono bravi quei discoli di Città aperta ad assumersi e/o a scaricare responsabilità prendendosi meriti non tutti loro. Alla maniera delle mosche cocchiere di Fedro e Lafontaine, che standosene sulla testa dei cavalli pensavano di essere loro a tirare la carrozza. Ah, se non ci fossimo stati noi, quante volte sarebbe finita nel fosso la carretta comunale.
La millanteria non sfuggirà a Lella Bussandri, segretaria cittadina del Pd. Con il garbo che le è abituale, farà notare a questi faso tutto mi che qualcosa lo ha combinato pure il suo partito. Ma è il caso di menar vanto e contendersi i meriti delle opere della giunta, di cui fa parte peraltro anche il partito di Rifondazione comunista rappresentato in sala dal consigliere comunale Marco Scaramazza?
Il dottor sottile Franzoni spiega che la trasparenza (e la partecipazione, va da sé) l’hanno esercitata eccome. Per esempio, controllando chi ha responsabilità nelle società partecipate dal comune. «Fidenza Sport ha funzionato, la Comeser no», Ma in questo secondo caso la colpa è tutta degli altri comuni aderenti al consorzio. All’udire l’elogio per la società sportiva di cui è colonna, archivolto e pietra angolare, l’ex comunista ex Pds, ex Ds, oggi Pd e puntello di Antonini, l’ex calciatore Roberto Bacchini, avvampa d’orgoglio passando dal rosso naturale all’incandescente.
Insomma, peccati altrui, peccati veniali, birichinate di poco conto. Si assolvono tra loro come chierichetti che giocano alla messa, i prelati di Città aperta. Omnia munda mundis. Se il tuo cuore è innocente, non puoi essere colpevole.
Un programma che si basa sulla predicazione del bene e l’assoluzione del male riscalda i cuori di tutti gli uomini di buona volontà, ma non intimidisce i malfattori, gli speculatori, i profittatori della credulità popolare e della fiducia nei politici.
Ah, il latino! Ah, il fascino della liturgia tridentina. Ah, l’ipocrisia della casta sacerdotale. Eh sì, perché questa anche se celebrata con il volto rivolto al gregge dei fedeli è a tutti gli effetti una messa preconciliare, di quelle che piacciono a Ratzinger, con il latinorum del gergo dei politici, i sottintesi che solo altri politici presenti in sala possono capire, l’invito a non dare scandalo in pubblico e a chiarirsi con un colloquio privato in sagrestia.
Assenti i superiori Giuseppe Cerri e Paolo Antonini, di certo impegnati a ripassare domande e risposte del catechismo in vista della convocazione dal cardinale di Bologna Salvatore Caronna, oggi nel ridotto del Magnani si respira più aria da oratorio don Bosco che da seminario vescovile. I turiboli spargono incenso. Il foglio del programma è in realtà la cartagloria delle litanie. Sedes sapientiae, ora pro nobis. Turris eburnea, ora pro nobis. Causa nostrae laetitiae. Domus aurea, ora pro nobis. Agnus, qui tollis peccata mundi, miserere nobis. Abbi pietà di noi.
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