LA TRAGEDIA DEL PD DI FIDENZA


La rabbia dell’escluso

L’ex assessore alla Cultura Davide Vanicelli.

 

di Sandra Coronella

L’intervista all’ex assessore Vanicelli pubblicata su Polis,  così come gli interventi che qualche anonimo molto ben a conoscenza delle cose amministrative continua a pubblicare su un blog locale, lascia senza parole.
Non è solo l’ostilità rabbiosa che trasuda nei confronti sia di Cerri che dei dirigenti provinciali e regionali del Pd. Questa, forse, la si può capire se non giustificare: è la rabbia degli esclusi.

Ma che colpisce è l’assoluta mancanza di un ragionamento politico coerente.

Anche chi non era molto convinto o non si riconosceva nell’operazione, poco più di un anno fa, era stato ampiamente informato della nascita a livello nazionale, e quindi anche a Fidenza, di un nuovo partito, il Pd, che univa in sé componenti politiche e culturali diverse, con l’obiettivo di dar vita – si disse – ad una nuova grande forza di centro-sinistra.

È impensabile che qualcuno che  avesse condiviso con un minimo di serietà quella scelta si ritrovi dopo pochi mesi a porre questioni in termini di «noi» e conseguentemente «loro», e in termini di plateali sfide all’interno dello stesso partito.
Forse è inutile, è una battaglia persa, spiegare a questo nuovo sedicente ceto politico la differenza fra Partiti e movimenti. Magari provano a cavarsela dicendo – come dice Vanicelli – che «i partiti del 900 avevano una struttura piramidale», che ora quindi è superata.
Può essere.
Sta di fatto che quei partiti erano grandi partiti di massa, in cui comunque c’erano sedi di discussione, in cui molte persone potevano dire la propria, sicuramente anche a Fidenza: molte, molte di più di quelle che oggi frequentano la sede di via XX Settembre, molti molti di più di quei 26 che Vanicelli definisce «tante persone», e anche molti di più dei famosi 111 «coraggiosi» (così definiti dal loro stesso leader) firmatari di un certo appello pro-Antonini.

Ma non è questo il punto. Un partito è e resta – oggi come ieri – un luogo in cui si discute e si elaborano idee e proposte che devono per forza arrivare ad una sintesi comune.
Un partito che non ha una voce unica – il quadro politico nazionale ce lo conferma – è un’armata Brancaleone, o peggio, è il luogo del continuo scontro di potere fra fazioni.

Forse varrebbe la pena di leggere le ultime dichiarazioni del neosegretario Franceschini.
È il loro segretario, mica il mio… anche se non è di Fidenza dovrebbero ascoltarlo.

Ma questo a Vanicelli forse non interessa. Lui si sente alfiere di «un movimento politico che ha alle spalle una lunga tradizione civile e democratica» (Quale movimento, di grazia? Nato quando? Fondato da chi? Costituito da chi?).

A Fidenza esiste, è vero, una tradizione civile e democratica, di area sia laica che cattolica, ma i politici locali, questi politici in particolare, con essa hanno ben poco a che vedere…. Quando mai li abbiamo sentiti esprimere qualcosa in termini di idee e valori, qualcosa che non si riassumesse in cementificazione o in luoghi comuni altisonanti quanto vuoti sul ruolo e sullo sviluppo di Fidenza?
Se ascoltassero davvero questa cittadina, la sua gente, saprebbero che valori, bisogni, problemi sono ben altri.

D’altra parte è stato Antonini Paolo a dirlo in una recentissima intervista: «Con i miei compagni di viaggio penso sempre a dove vogliamo andare e non da dove veniamo». Non ne dubitavamo. Ma allora per favore tenete giù le mani dalle «tradizioni civili e democatiche».

E Vanicelli con il suo movimento vuole «continuare a innovare Fidenza, i metodi e i contenuti dell’amministrazione…».
Continuare… quindi già lo stava facendo? E chi glielo ha o avrebbe mai impedito, di continuare? Il sindaco Giuseppe Cerri?
Beh, forse sarebbe ora di chiarire.
Speriamo che la imminente campagna elettorale ci consenta di capire finalmente come, perché, su che cosa si è consumata la frattura. A quale «ambizioso progetto politico» il sindaco si è messo di traverso.

Perché c’è una colpa particolarmente grave in ciò che questi sedicenti innovatori stanno facendo: strumentalizzano la contrapposizione fra la «base» fidentina e i prevaricatori di Parma e Bologna, e questo è fin troppo facile e perfino consueto nella vita politica di una cittadina come Fidenza.
Ma soprattutto strumentalizzano quei giovani (pochi o tanti che siano, non lo so, ma ci sono), che avevano visto nella nascita del Pd una speranza e un’opportunità.
Questi giovani sono ora condotti a schierarsi quasi come sostenitori di una squadra di calcio, a sostegno di una persona, in contrapposizione ad altri.
E ad essere già ora profondamente delusi da ciò che credevano essere la politica nuova.
L’impegno non è, non può essere questo.
Non è schierarsi per un campione, come fossimo ad Amici o a X Factor.

Personalmente non ho ancora deciso per chi votare. Nel caso mi capitasse (e credo che mi capiterà) che qualche persona giovane, magari al suo primo voto, mi chieda un’indicazione sarei in grande difficoltà.
Mi auguro – e credo di non essere la sola – che il confronto pre-elettorale mi chiarisca le idee.
Di certo spero che vengano sconfitti (qualora si presentassero) questi esponenti di uno dei difetti peggiori che pure esiste da sempre nella realtà fidentina: la tendenza ad affermare e a difendere sé stessi non con ciò che si fa, si è fatto, si vuol fare e si è capaci di fare, ma gettando fango a man bassa su tutti gli altri.
Cosa c’entra Vanicelli?
Fate voi…

 

 

Pubblicato il 24 marzo 2009

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