È curioso il linguaggio dei politici. Ed è sorprendente la velocità con cui si è evoluto negli ultimi tempi. Abbandonate senza rimpianti le convergenze parallele e altri oscuri ossimori di conio moroteo siamo alla centrifuga di modi di dire ripetuti con ossessiva petulanza. Una delle metafore più abusate prende spunto (forse spuntino) dalla pratica del picnic: «Aprire un tavolo» (immaginiamo pieghevole) per dire che si apre una trattativa.
Poi ci sono i tormentoni, come «metterci la faccia» e «rischiare in prima persona». Capiremmo se si alludesse a uscite allo scoperto che comportano mortali rappresaglie, quale la sortita da una trincea sotto il fuoco incrociato del nemico. Ma che ci sarà mai di tanto audace e inedito nel «metterci la faccia» quando ci si candida alle elezioni e, per giunta, nel ruolo del capolista?
Per Stefano Tanzi, invece, è una prova di coraggio senza precedenti, paragonabile all’arruolamento per l’Afghanistan. Tant’è che incensa come vocazione al martirio la decisione di Mario Cantini «di mettersi in gioco e in discussione, mettendoci la propria faccia (corsivo nostro, ndr) ed esponendosi in prima persona». Eh, la miseria! Ma si sta avviando verso uno scranno in municipio, il suo campione, o verso il plotone di esecuzione pronunciando parole da epitaffio: «Vi faccio vedere io come si immola un borghigiano»?
E gli altri candidati che cosa ci mettono, se non «la propria faccia»? Parti meno nobili? E poi, non vorremmo scioccarla, caro Tanzi, ma vedrà che ci metterà ben di più il suo delfino. Per esempio, il nome e il cognome, il curriculum e i suoi hobbies. La sua faccia sarà tirata in migliaia di esemplari che intaseranno le nostre cassette postali. Ma che avrebbe dovuto fare, uno che si appresta a diventare amministratore pubblico (perlomeno consigliere)? Infilarsi un cappuccio in testa? Metterci la faccia di un altro? O l’alluce del suo piede destro? O il tatuaggio sul gluteo?
Sia serio, Tanzi, rifletta prima di parlare. Lasci perdere questo frasario pieno d’aria come un palloncino da fiera. Ci dica qualcosa di più solido e meno superficiale sul suo beniamino. Prenda esempio da Jo Squillo e Sabrina Salerno. «Oltre le gambe c’è di più». Sostituisca gambe con faccia e oplà, il gioco è fatto. Ma le dobbiamo dire proprio tutto?
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