FIDENZA SI CANDIDA


L'utilità del latino

Buona Pasqua. L’ambiguità di certi politici, pacifisti dal pulpito e guerrafondai nel segreto della cripta.

 

di Paolo Frambati

Fallito il disegno di chiamare a raccolta tutte le anime e i lacerti del centro sinistra sotto un unico cartello, il GSPD (Grande Stratega del Partito Democratico) ha escogitato la linea «diversificare per acchiappare».
Se un partito con due cuori, pardon con due fegati e relative bili, che al vertice si crede ancora il monolite comunista e alla base la gruviera democristiana, non riesce a trovare un nome che metta pace fra i contendenti e calamiti tutti i voti del poliedrico elettorato, allora tanto vale moltiplicare il numero dei candidati. Dai di più e ottieni di più. Con questo slogan da salumaio il GSPD lascia così che per il centro sinistra scendano in campo i seguenti campioni:

  • Giuseppe Cerri, che corre da solo con una lista dove la tecnologia conta più dell’ideologia (più d’uno gli ingegneri e gli informatici) e nessuno, politicamente parlando, vuole andare in pensione prima di essere lui a deciderlo (Benvenuto Uni e Sergio Varani;
  • Giancarlo Castellani, ex sindacalista cislino, incaricato di rastrellare i voti cattolici persi per strada da Cerri; è lui il vero uomo di Vincenzo Bernazzoli (di cui è assessore), mica quel buono a nulla del proconsole rispedito nella sua Soragna dopo il fallimento della sua missione: ricomporre il fronte del centro sinistra dietro il gonfalone di Cerri;
  • Andrea Massari, vessillifero della fazione antoniniana, prosciugatore delle ultime paludi diessine, bonificatore di un’area di dissenso a rischio di assenteismo; insomma, l’infestatore che diventa disinfestatore.

Unicuique suum, a ciascuno il suo candidato. E così tutti i voti restano nel paniere e tutti sono contenti. Ma da qui a essere vincenti ce ne corre.
Un’altra saggia massima latina raccomanda divide et impera a chi esercita il potere. Ovvero: è mettendo gli uni contro gli altri che si conserva la scrana. O la si ottiene.
Se non è stato Mario Cantini ad aizzare l’una contro l’altra le diverse fazioni del centro sinistra, di chi è la responsabilità suprema? Di un polline venuto dallo spazio profondo? Di un virus interno cresciuto in questi  anni? Di una piccola congrega di chierichetti che ragionano come talebani?
Verranno i giorni dell’ira e della resa dei conti.

 

 

 

Pubblicato l' 8 aprile 2009

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