di Paolo Frambati
Primo quel satanasso di Benvenuto Uni, che li ha sbeffeggiati per cinque anni in consiglio comunale. Loro, si sa, non amano l’ironia e tantomeno i sarcasmi.
Secondo, Michele Cassaniti, trait-d’union tra la Fulgor e lo sponsor Siram, tra la gloriosa compagine dei cestisti fidentini e il dirigente dell’azienda con sede a Soragna (quel Daniele Pezzoni, presidente degli imprenditori parmensi che, già amico di fanciullezza di Massimo Tedeschi, pare non lo sia più tanto).
Terzo, Germano Meletti, il «sindaco» di Castione, castigatore del malcostume comunale dalle colonne del locale foglio.
Di queste male erbe Giuseppe Cerri faccia un fascio e le getti. Solo a questa condizione Città aperta appoggerà il Pd, che a sua volta appoggerà la lista autonoma dell’ex sindaco che, a strappi e strattoni, sussulti e rigurgiti in curva, marcia a singhiozzi forzati verso il traguardo della presentazione. In vista, spergiurano gli uomini e le donne mobilitati per la bisogna, sempre che la scalcagnata corriera non si guasti a un chilometro dalla meta. Sapete com’è: i soliti imprevisti, il carburatore, la realpolitik, la pastetta, non bisogna impuntarsi, il compromesso, qualcosa bisogna pur mollare e altri granelli di sabbia che rischiano di inceppare il funzionamento delle deliberazioni e degli impegni ormai assunti da Cerri coram populo.
Nella ridda di riunioni e telefonate che si rincorrono in queste ultime ore e fanno girare la testa agli stessi addetti ai lavori, si fanno sempre più insistenti le voci, sulle pressioni di cui sarebbe bersagliato Cerri perché abbandoni i suoi al loro destino di ingenui creduloni e rientri nei ranghi tirandosi dietro i graditi a Città aperta che rilascerà loro il bollino di «vero centro-sinistra».
La formazione cattocomunista di Stefano Gandolfi naturalmente smentisce di tirare le fila dell’intrigo. Fa dire ai soliti sicofanti che è il Pd linea Garbi, che lo vuole, il quale riceve la linea del Pd linea Antonini (il quale è tornato a lavorare all’Enel di Piacenza, ma con l’idea di restarci quanto Cofferati restò alla Pirelli dopo essere stato segretario generale nazionale della Cgil).
Poi ci sono quelli che depistano alla grande: è Bernazzzoli che lo vuole. Sì, tiriamo dentro anche Bernazzoli, dai, contiamola grossa che più grossa non si può: il presidente della Provincia in persona non vuole Cassaniti. Caspita! Non gli piace il basket? Bernazzoli non vuole Uni. Caspita! Ma i due si conoscono? Bernazzoli non vuole Meletti. Caspita! Ma Bernazzoli è mai stato a Castione? Sa dov’è?
E poi le malelingue diffondono il desiderio supremo: nessuno vuole Sergio Varani, spacciato come il grande manovratore della lista di Cerri, il candidato in fieri alla poltrona di assessore all’Urbanistica che fu di Antonini e prima ancora sua. «Ecco perché ha fatto la guerra ad Antonini e ora sta usando Cerri», mi sussurra all’orecchio un uccellino implume.
E, questa, la più trita delle leggende metropolitane (con il suo bravo fondo di verità, naturalmente) è la madre di tutte le rivelazioni. La ragione ultima della guerra senza quartiere dei quarantenni contro il sessantenne che non molla.
Nessuno vuole Varani, ma nessuno glielo vuol dire. È lui il demiurgo, l’Innominato, il cavaliere oscuro che non appare neanche in foto, l’incubo di Città aperta.
È di questo gioco al massacro che si alimenta un miasmatico blog passato dall’apologia dell’outlet come massima realizzazione della passata giunta alla maldicenza contro tutti coloro che non hanno sostenuto fino all’ultimo spasimo Paolo Antonini sindaco. Di questi traditori, che un giorno sono Ianelli e Zalaffi, un altro Bussandri e Garbi, ne garrotano almeno un paio al giorno.
Lo scopo di questi briganti anonimi è quello di colpire Cerri cercando di scardinarne la resistenza psicologica e soprattutto di intossicare la campagna elettorale oltre i limiti della sopportabilità. Sono impotenti che sono stati potenti e non vogliono rassegnarsi alla polvere in cui sono stati trascinati dai loro stessi errori. Ridotti a godere della sconfitta di Cerri per mano di Mario Cantini, come si legge dai commenti fasulli con cui accompagnano i loro beceri e sgrammaticati articoli.
A furia di maldicenze sono convinti che qualcosa di cattivo attecchirà con la sola soddisfazione di poter imputare la disfatta a Cerri. Nelle acque torbide in cui pescano c’è sempre un innocente boccalone orfano di Antonini pronto ad abboccare.
Che spettacolo. Che scoramento. Ma ci pensate che fino a pochi mesi questi tenutari di blog governavano Fidenza? Che le loro parole piene di futuri radiosi per la città celavano ambizioni che si sono trasformate in livore e rancore non appena l’ago dell’imprevisto li ha punti facendo saltare i loro piani? È bastato che quel Cerri, che si erano illusi di menare per il naso e per l’aia come un cane ammaestrato, si mettesse di traverso, perché saltassero le coperture e i bei discorsi. È nei momenti critici che si riconoscono le carogne, i vili, i lestofanti. Grazie a Dio, il Pd fidentino è entrato in crisi facendo uscire tutto il pus di cui era gonfio.
Preoccupati dalle voci di un suo ritiro messe in giro dal famigerato blog, Cerri ha rassicurato la sua truppa. È deciso più che mai ad andare avanti. Da solo, anche senza questo Pd ricattato da una banda di arroganti che si credevano i padroni della città. E se il Pd non lo appoggerà? E se questa Città così aperta e così schizzinosa non gradirà? Allora sarà tutta loro la responsabilità di consegnare la città a Cantini. Che è poi quello che si augurano gli antoniniani. Un po’ per fare come quel marito che se lo tagliò per fare dispetto alla moglie. E molto perché sono affini, nel pensiero, nelle opere e nel linguaggio ai berlusconiani.
A Fidenza Forza Italia non ha mai fatto grandi conquiste perché i berlusconiani erano già tutti nel Pd, ala Ds. Questa è la volta buona per loro. Smascherati e spodestati, potranno finalmente aderire al partito che più combacia con i loro reali comportamenti e la loro vera indole. Magari dopo cinque anni di purgatorio. Che non sono poi la fine del mondo. Ma sarebbero la fine di un equivoco.
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