di Mara Meo
Prima il melodramma, poi la farsa. In ogni caso, nulla di serio. È solo una messinscena. Alla fine, anche i morti resusciteranno. I buoni resteranno buoni e i cattivi, cattivi.
Dopo la lacerante contesa in seno al Pd, per decidere chi sarà il gallo del pollaio a fare chicchirichì dal palazzo comunale per i prossimi cinque anni, dopo i combattimenti a cresta alta, con gli sproni armati da lamette da barba fra Cerri e Antonini, adesso dicono che lo strappo si può ricucire.
Garbi se ne torna non si sa bene se a Bologna, a Soragna o a Toccalmatto (residenza notturna di Vincenzo Bernazzoli, suo mandante), con le pive nel sacco, scornato dalla irriducibilità degli antoniniani e dai sorrisi del Sor Cherry, ma qualcuno insiste a dire che si può ricucire.
Fanno riunioni su riunioni con i nanetti della Sinistra per Fidenza che impone diktat inesaudibili e proprio perché sa che sono inesaudibili (appoggiamo Cerri solo se caccia Benvenuto Uni, Michele Cassaniti e Sergio Varani dalla sua lista), condizioni ultimative che l’ex sindaco rifiuta sdegnato, ma lo strappo è più che mai ricucibile.
Città aperta, tirata dentro la coalizione e quindi in giunta cinque anni fa per uno stratagemma di Sergio Varani che voleva in questo modo liberarsi da fastidiose spine nel fianco in consiglio comunale, ora rinnega il mentore anzi lo vuole mettere in ospizio. Drammi famigliari con figli ingrati e scenate di gelosia. Però, attenti bene, tutto si può ricucire. Anche una testa spaccata?
All’ultimo incontro del centro sinistra, Corrado Lori e Massimiliano Franzoni hanno chiesto un filo da sutura bello resistente: un paio di assessorati.
L’eliminazione dei vituperati sunnominati è la conditio sine qua non, gli assessorati l’indennizzo dovuto per il tempo e le energie sprecate. Sanno farsi pagare bene i cristiani per il socialismo. Stefano Gandolfi, in contatto telepatico con i due, taceva.
Il silenzio degli innocenti è spettacolo agghiacciante. Come gli agnellini travestiti da lupi. Sul manto candido delle pecorelle rientrate all’ovile gli schizzi di sangue della politica sono ancora più evidenti. Non c’è bisogno del Luminol per vederli. La politica sporca? No, però lascia tracce di sangue fratricida coagulato sotto le unghie. Non basta il bacile di Ponzio Pilato per lavarsele. È Pasqua ma nessuno si fa crocifiggere come i devoti esaltati delle Filippine che si fanno piantare chiodi veri nelle carni autentiche.
Le stimmate si possono ricucire? E chi sarebbe questo rammendatore? Giancarlo Castellani? Ma, scusa, non è della stessa parrocchia di San Giuseppe Lavoratore Cerri? Gli arcigni ex diessini che hanno messo al bando l’ex sindaco margheritino adesso accetterebbero l’assessore provinciale uscente facendogli festa come fu fatta a Gesù quando entrò a Gerusalemme nella domenica cosiddetta delle palme (salvo crocifiggerlo pochi giorni dopo)? Ma su, andiamo.
La triste constatazione è che non c’è rammendatore né ricucitore al lavoro. C’è solo qualche politico a tempo pieno e a tempo perso che ricama nell’aria delle parole perdute e dei discorsi a vuoto. Datevi una regolata, cari commedianti del Pd, la vostra estenuante pièce va in scena sotto i riflettori e sotto gli occhi di tutti da ormai troppo tempo.
Accecati dai fari della ribalta, non vi siete accorti che nel buio della sola non è rimasto quasi nessuno. Gli spettacoli dove si grida troppo e gli sgozzamenti si alternano agli sbudellamenti alla lunga annoiano. L’unica cosa che vi resta da ricucire è il sipario. E farvi dimenticare. Le elezioni sono una cosa troppo seria per lasciarle nelle vostre mani.
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