GIUSEPPE CERRI


Non guardare indietro

 

Giuseppe Cerri, dal 2004 sindaco di Fidenza, dimissionario.

 

«Vada avanti», gli suggeriscono persone incontrate per caso che lui neanche conosce. «Vai avanti», lo esortano i nuovi compagni di strada trovati dopo lo strappo dal partito. «Andiamo avanti», lo incoraggiano i dissidenti del Pd che non hanno approvato la candidatura di Antonini.
Per Giuseppe Cerri queste ore che lo separano dalla mezzanotte di lunedì, quando scadrà la revocabilità delle sue dimissioni, sono la più grande prova del suo mandato. Qui si vedrà se ha stoffa del campione o se il suo è stato solo il ruggito di un coniglio. Ragioniamo.
Premesso che non conosciamo le ragioni vere per cui Antonini ha deciso di ritirarsi, ma supponendo che vi abbiano contribuito sia pressioni dall’alto sia allarmanti segnali provenienti dal basso (i sondaggi), Cerri deve muoversi avendo presenti queste due variabili.
Le pressioni dall’alto. Sono state esercitate, naturalmente, in nome della compattezza del partito. Per non fare su scala locale la figuraccia che si è cercata di esorcizzare a livello nazionale mettendoci la pezza Franceschini.
I segnali dal basso. Sono la reazione positiva dell’elettorato a una scelta precisa e coraggiosa di Cerri, che si scioglie dai lacci di partito, dai bilancini e dosaggi da farmacista con cui si distribuiscono cariche e poteri vincolando la persona alla macchina organizzativa.
Di fronte a queste due variabili, Cerri deve decidere qual è la più importante: l’esigenza del partito che vuol mostrarsi compatto stringendo i denti o gli elettori che hanno manifestato interesse per il sindaco che vuol finalmente camminare con le proprie gambe?
Se Cerri opta per la prima strada si ritroverà di nuovo seduto attorno a un tavolo a trattare con gli stessi che l’hanno avversato. Con un Antonini all’apparenza mogio ma trasformato da avversario in nemico giurato. E si ritroverà perdente tra i perdenti.
Se Cerri tiene duro e va avanti troverà che la strada da erta diventerà via via pianeggiante per le virtù benefiche della solidarietà, dell’entusiasmo che avrà trovato in se stesso e in chi gli sta attorno. Si ricordi che ha messo insieme abbastanza candidati da formare due liste, cioè una quarantina di persone. Che cosa dirà loro? Abbiamo scherzato, tutti a casa? Sarebbe una cocente delusione, tempo perso, come i soldi buttati per l’effimero manifesto di Antonini sindaco, che è rimasto affisso solo tre giorni.
Nelle sue considerazioni, Cerri valuti e maneggi con cura l’arma più pericolosa che gli è stata puntata contro in questi giorni dai suoi ex alleati, in primis da Città aperta: le tue dimissioni bloccano l’amministrazione della città, danneggiano il bene comune e sono soltanto un pretesto per spuntarla su Antonini, cioè un arma di ricatto.
Ebbene, se Cerri ritirasse ora le sue dimissioni, darebbe ragione a costoro. E si suiciderebbe con l’arma che gli è stata puntata contro. Sarebbe solo un codardo suicida.

(i. s.)

 

Pubblicato il 8 marzo 2009

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