di Mara Meo
Sapete qual è il bello della politica? Che seppellisce le amicizie infondate e alimenta quelle forzate.
Cammini per la main street dell’outlet, incontri uno che per quarant’anni ti ha fatto le feste ogni volta che ti vedeva, ti viene naturale salutarlo festoso e lui contraccambia asciutto. È uno sportivo, ma da tempo non pratica lo sport agonistico della libertà d’opinione e ignora il suo corollario, che è quella di manifestarla. È di parte, anzi parte di una parte, ma si crede il tutto. Dovrebbe fare un po’ di esercizi al quadro svedese della tolleranza.
Inciampi in una manifestazione promozionale di una certa lista e il capo in testa si sbraccia per te. Non solo ti saluta, ma vorrebbe pagarti il caffè, vuol sapere se a casa stanno tutti bene e via discorrendo. Il suo corteggiamento ti commuove. Per un attimo ti sfiora il pensiero di farti mantenere da lui con tutta la famiglia per l’intera durata della campagna elettorale come Totò, che nel nel film «Il coraggio» vive alle spalle del commendator Paoloni interpretato da Gino Cervi. Poi pensi a quanto sarebbe doloroso il distacco dopo il 7 giugno e così decidi di lasciar perdere.
Incroci persone dimenticate, che fanno di tutto per farsi ricordare. Ne incontri che salutavi tutti i giorni e ora non ti vedono perché camminano con lo sguardo fiero e fisso sulla linea dell’orizzonte del loro avvenire.
Se sei un cittadino comune, come scrive di sé amareggiato Stefano Gandolfi, i politici traversano la strada per informarsi sul tuo stato di salute. Se sei un loro collega, traversano la strada perché c’è sempre qualcosa su cui accordarsi nel backstage del teatrino politico.
Ma se sei un semplice cronista, un guastafeste, un criticone on line, uno che procura clienti al callista, uno che vuol dire la sua anche se non ha una tessera in tasca, stai certo che quelli che incontri preferiscono l’orizzonte ai tuoi occhi.
Funziona così la politica, perlomeno nel nostro distretto. I suoi sacerdoti, umili frati o cardinali che siano, si riempiono la bocca di belle parole, adorano i principi, camminano a grandi passi, porgono il petto alle sfide epocali, prestano il fianco alle critiche. Ma hanno la schiena di vetro quando si tratta di reggere il peso delle opinioni non richieste e sgradite. E non guardano mai in faccia i latori di queste opinioni.
Li facevamo più coraggiosi, i nostri candidati. Più sicuri di sé. Più atti a governarci.
A proposito, ci sconcerta l’eventualità di essere amministrati da faziosi che si fingeranno sindaco e assessori di tutti, dopo che hanno passato mesi a dividersi tra di loro e a staccarsi dalla cittadinanza. Allora il peso della loro ipocrisia politica e umana ricadrà su noi tutti. Riposino in pace. Amen. |