«Two roads diverged in a wood, and
I took the one less traveled by»
(Robert Frost)
Due stagioni, nella vita, ci consentono libertà irripetibili. Sono fasi di passaggio, trait-d’union tra la fine di qualcosa e l’inizio di qualcos’altro.
Una è la vigilia dell’età adulta, quando si consumano le ultime mattane dell’adolescenza. Quando si archiviano i sogni impossibili per indossare i panni della rispettabilità sociale e professionale.
L’altra è l’anticamera della pensione, quando, espulsi dal ciclo produttivo e terrorizzati dalla prospettiva della panchina ai giardinetti, studiamo qualcosa per stare a galla. Non piace a nessuno scivolare verso il niente oliati dall’oblio e dall’indifferenza.
Chi ha passato i cinquanta e sfiora i sessanta sa di che parlo. Questi ex ragazzi che si lasciarono tirare dentro i giochi degli adulti dai doveri famigliari, da responsabilità paterne, da un lavoro cui non potevano dire di no e da umani compromessi in cui si sono tuffati, qualche volta annegando, oggi si svegliano di soprassalto e si aggirano per le stanze vuote di una vita in via di trasloco. Frugano nei cassetti in cui avevano rintanato le carabattole fanciulle. Sperano di ritrovarle.
Non cercano i pennelli di quando si credevano artisti.
Non cercano la chitarra che avevano acquistato quando si erano infatuati di Jimi Hendrix.
Non cercano sul carnet de bal la ragazza che li aveva mandati fuori di senno sposando la persona giusta. Sanno che pure lei non ha fatto la cosa giusta e ne hanno compassione.
Non cercano le poesie e il romanzo che allora nessuno gli aveva pubblicato, ma oggi vuoi vedere che sono un nuovo Camilleri.
Non cercano il parroco dell’oratorio con cui scambiare due chiacchiere né gli amici di quattro calci a un pallone. Lui non è più prete e loro hanno la pancia.
No, cercano di rientrare in società attraverso la più facile e la più difficile delle arti. La politica. Si candidano.
La più facile perché gli schizzi di fango di quella politica che loro non riuscirono a cambiare ha ormai scoraggiato e messo fuori gioco chi si è mantenuto pulito fino a una certa età e vuole restare tale. Dunque non saranno seriamente contrastati.
La più difficile perché gli smacchi che rischiano di subire sono come le cadute per gli anziani: le ossa non si aggiustano tanto in fretta. Anche i dispiaceri e le delusioni si rimarginano male. Lasciano cicatrici evidenti.
In ogni caso, è una scelta scomoda per tutti.
Il ricorso ai nonni, o a chi avrebbe l’età per esserlo se non avesse fatto il farfallone amoroso fino ai quaranta compiuti, non è la migliore delle soluzioni in politica. Soprattutto mentre s’invoca a gran voce (ma ipocritamente!) l’avvento purificatore dei giovani.
I nonni restituiti alla politica, per quanto beneficino della nostra comprensione di coetanei per le debolezze umane, sono certo meno utili degli anziani che fanno traversare la strada ai bambini davanti alle scuole.
I più disturbati dal loro ritorno sono però i giovani assaltatori ai bastioni del potere. Li considerano bastoni tra le ruote delle loro radiose carriere. Li accusano di non saper navigare e li deridono perché mandano gli sms senza mettere «k» e «x» al posto di «chi» e «per».
A questi nemici delle pantere grigie va tuttavia ricordato che, a metà dei Settanta, Fidenza fu amministrata da un venticinquenne, il sindaco più giovane d’Italia.
Chi ricorda qualcosa di quegli anni? Chi ricorda le opere di quel sindaco? Chi gli è riconoscente per quel che ha lasciato?
Uno dei suoi lasciti è la «Scuola Verde» di via Caduti di Cefalonia, quella con il nome lungo difficile da memorizzare. Ebbene, quell’edificio ha poco più di trent’anni ed è fatiscente.
Dal che si deduce che non si dovrebbe mai giudicare i politici dalla loro età anagrafica, semmai dalla qualità e dalla durevolezza delle loro opere. Se siano destinate a resistere nel tempo o ad ammuffire nell’arco di un mandato a volte lo si può capire già dalle premesse delle promesse elettorali. Se ti promettono la luna sarà di sicuro di cartapesta. E se ti gasano con i colossi della stazione, stai sicuro che avranno i piedi d’argilla. Come poi si è dimostrato.
Perciò, orecchie e occhi bene aperti quando i commessi viaggiatori e gli informatori scientifici del voto gireranno di casa in casa per piazzare la loro merce elettorale.
Già allora sarà possibile intuire se le loro private ambizioni coincidono con il bene pubblico. E giudicheremo con maggior cognizione di causa se ci faremo guidare da questo criterio: una città non è la somma degli interessi dei suoi amministratori e dei loro mandanti. Corretto da quest’altro: il voto a un «vecchio» non è sottrazione di fiducia a un giovane.
(i. s.)
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