Il sindaco che sembrava resistere a tutto e a tutti non ce l’ha fatta. Oggi, lunedì 16 febbraio, Giuseppe Cerri ha annunciato le sue dimissioni ai capigruppo del consiglio comunale. Domani martedì 17 consegnerà la lettera al presidente Luigi Toscani.
Schermendosi con l’antico vezzo democristiano di dire e non dire, il sindaco spiega di avere maturato tale decisione dopo averci pensato per tutta la domenica e aver trascorso le ultime ore con gli amici più fidati. Anche se le motivazioni sono in parte note, la decisione è comunque un fulmine a ciel sereno.
«Non può esserci un partito con una componente considerata di serie B, una specie di ruota di scorta da utilizzare solo nel momento del bisogno, per esempio per raccattare voti in certi ambienti. Il Partito democratico doveva dare pari dignità a tutti i suoi iscritti, indipendentemente dalla loro estrazione: cattolica o ex comunista. Così non è stato. Perciò credo sia fallito il progetto politico del Pd».
A queste ragioni di fondo se ne aggiungono altre, fatte di persone e siti, di sberleffi più o meno graditi e sopportati. «Non è possibile che iscritti al partito, gestiscano un sito il cui obiettivo principale è quello di prendermi in mezzo». Allude a Piazza Fidenza, un blog che si dichiara «di parte», ma non di partito, redatto da ignoti di area Pd.
Insomma, mentre esiste un sito ufficiale del Pd per il quale si prodiga il giovane Matteo Rossi («anche lui con spirito non sempre esente da faziosità», brontolano gli ex Margherita), formalmente rispettoso dell’opinione di tutti gli iscritti, il blog degli anonimi sarebbe una specie di braccio armato, di vascello pirata che attacca e colpisce dileguandosi nella nebbia dell’anonimato. Nel sito infatti non figura nessuna firma in calce agli articoli redazionali. E non c’è ombra di colophone che dica da chi è composta la redazione.
«È un modo di fare da bambini irresponsabili», li accusa senza mezzi termini Cerri.
L’annuncio a voce delle sue dimissioni pare non abbia turbato i presenti. «Solo la segretaria Gabriella Bussandri si è detta dispiaciuta e preoccupata per le sorti del partito e dell’esito elettorale». Nonostante la spaccatura faccia parecchio paura, per ora nessuno ha invitato il dimissionario a ripensarci e a tornare sui propri passi.
«Sono molto amareggiato, non solo dal punto di vista dei rapporti personali, ma per non essere riuscito a portare a termine il mandato. Questo stop in vista del traguardo si ritorcerà negativamente sull’intera compagine che ha amministrato la città».
Sì, in casi come questi l’elettorato è un giudice severo. Mentre scrivo questa nota, fioccano i risultati delle elezioni sarde. Va da malino a malissimo. Come al solito non finirà bene. Mi ritrovo a pensare che anche Renato Soru si era dimesso a un passo dalla scadenza, in seguito a irreparabili divergenze in seno al Partito democratico, per affrontare una nuova prova da cui pensava di uscire rafforzato. Da come si stanno mettendo le cose potrebbe uscire invece con le ossa rotte o fortemente indebolito. |