Stavolta è stato Stefano Tanzi a telefonarmi. Mezz’ora di mal d’orecchio per dirmi, pacatamente ma seccamente, che c’è rimasto male. Per assicurarmi, cascasse il mondo, che lui non vuol fare la figura del «povero ignorantello» che prende ordini da Luigi Giuseppe Villani. Che l’idea di candidare Mario Cantini è farina del suo sacco e crusca di Giuseppe Comerci (o è viceversa?).
Ora sappiamo finalmente a che cosa serve il consigliere già di An confluito nel Pdl: a suggerire soluzioni bislacche (Mario Cantini) a un problema reale: l’impossibilità per il Pdl di trovare un esponente vero della vera società civile che voglia metterci la faccia, rischiando carriera e futuro con un partito che ha scarse possibilità di spodestare chi detiene il potere in città da oltre sessant’anni.
Da quel che mi pare di aver capito, diversi medici, avvocati, altri professionisti, commercianti e notabili vari interpellati da Tanzi, devono avergli dato risposte del tipo: «Io la penso come lei, ma a Fidenza ci devo lavorare, non posso farmi segare o inimicarmi una parte della cittadinanza che mi dà da vivere. In altre parole: non mi va di giocarmi la mia lauta libertà per il Popolo della libertà. Dura la vita del devoto in partibus infidelium.
Se le cose stanno così, se la città è sotto ricatto e vive (o crede di vivere) in un regime, dove tutti sono ammanettati insieme dalla catena degli scambi di favori, allora Cantini è davvero un eroe che ha deciso di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Oppure è uno cui si sono sfilate le manette della solidarietà politica. Sospetto, quest’ultimo, plausibile quanto la prima ipotesi. Anche se Villani e Tanzi non si sono mai telefonati per suggerirsi l’un l’altro il nome dell’alto dirigente ospedaliero di Vaio.
Tanzi, è libero, indipendente e non prende ordini da nessuno. Roger. Non ho difficoltà a credere che la sua lingua sia il miglior veicolo dei suoi pensieri e delle sue buone intenzioni. Ma lui, come me, non sa quel che c’è nella testa di Villani e tantomeno conosce il contenuto di quella di Cantini. Per completare il quadro, posso garantirvi che in quella di Comerci ci sono solo innocenza, candore e buona volontà. Cantini l’ha sedotto e lui c’è cascato. Perché Comerci, a differenza di noi agnostici nella buona fede dei politici, lui ai politici crede sulla parola. E se ne innamora. Sappia però che, se le cose andranno com’è previsto che vadano, non potrà dichiararsi estraneo ai fatti. Finirà sul banco degli imputati con l’accusa di concorso di colpa. Insieme a Tanzi, beninteso.
(i. s.)
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