Riparliamo di Mario Cantini. Sondare i suoi trascorsi politici può essere esercizio alquanto ozioso, oltre che fuorviante. E in ogni caso marginale rispetto a quel che la città si aspetta da un sindaco che punta al futuro.
E poi, tra quanti siedono in consiglio comunale, chi può vantare un curriculum politico lineare? Giuseppe Cerri? Roberto Casetti? Benvenuto Uni? Il voltafaccia può essere sintomo di travagli ideologici interiori. Se su di essi abbia influito anche il tornaconto personale non sta a noi giudicarlo. Al più possiamo maliziosamente incrociare gli scatti carriera con le svolte politiche. Lo abbiamo fatto. Lo rifaremo. Lo si fa sempre quando si parla di figure pubbliche. L’implacabile vaglio che i mass media americani esercitano sui loro candidati (a qualsiasi carica) dovrebbe insegnarci qualcosa. Dovrebbe, ma non a noi che siamo pessimi scolari. E siamo sempre pronti ad accusare di malignità e livore chiunque non sia disposto a sorbirsi e a propalare le fumosità e il linguaggio astratto dei politici.
Ecco, Mario Cantini, nella sua intervista rilasciata a Gianluigi Negri e pubblicata sulla Gazzetta di Parma di lunedì 2 febbraio, ha se non altro il merito, oltre che di uscire per primo allo scoperto, di avere detto un paio di cose chiare con le quali bisognerà fare i conti.
«Ogni euro dei fidentini deve essere speso con attenzione e sobrietà da parte del Comune» è una. «Ho l’obiettivo di contribuire a rendere Fidenza una città nella quale gli abitanti possano rincasare tranquilli la sera, senza trovare la casa svaligiata e senza che un commerciante debba vivere nella paura di essere rapinato o di trovarsi il negozio svuotato» è l’altra.
Vi sembrano parole d’ordine di destra? Simili richieste sono state patrimonio comune degli elettori del Pci, dalle cui fila Cantini proviene per tradizione paterna, anche in epoche non sospette, quando certi problemi sociali e certi scandali della pubblica amministrazione erano ben lungi dagli attuali livelli. Erano esigenze della classe operaia, temperato dai dirigenti che invitavano i compagni della base a non esagerare con il benpensantismo e il moralismo.
In seguito, mettendo al primo posto altri problemi, la classe dirigente del Pci-Pds-Ds-Pd (questo sì che è trasformismo!) ha finito per consegnare ad altri la classe operaia e le sue aspettative. Considerando l’una un lascito da archeologia industriale e le altre «derive reazionarie».
Questi tutori della sobrietà e dell’ordine dal basso esistono ancora, nonostante la classe operaia sia stata dichiarata obsoleta da Bill Gates e morta dagli intellettuali che dirigono il Pd. Insoddisfatti da dirigenti che negano l’evidenza di certi problemi, come l’insicurezza e gli sperperi della pubblica amministrazione, sono trasmigrati in altri partiti. Non si sono iscritti alla Lega, a Italia dei valori o a Forza Italia, però le hanno votate.
Mario Cantini ha fatto un passo in più. Si è messo alla testa del loro corteo per catturarne gli umori e i consensi. Bisognerà pensarci due volte prima di prenderlo in giro o sottogamba. D’altra parte lui sta facendo di tutto per mettersi al ritmo dell’uomo della strada. Lo si vede molto di più in circolazione negli ultimi tempi. E a chi, incontrandolo per Fidenza, ha già cominciato a salutarlo «ciao, sindaco», tra il serio e il faceto, lui ribatte prontamente: «Va pian». Uno schermirsi che sa già di slogan. O di antico proverbio. Chi va piano, va sano e va lontano? Vedremo. (i. s.)
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