di Mara Meo
«I cittadini mi sostengono», ha dichiarato dalle colonne di un quotidiano locale. Non pensavamo che Mario Cantini, autore della curiosa ammissione, candidato del Popolo della libertà alla poltrona di sindaco di Fidenza, avesse bisogno di stampelle, puntelli e sostegni. Avrà voluto dire qualcos’altro che non abbiamo capito. Deve essere più chiaro. Se no, i cittadini fraintendono e finisce che sostengono altri.
Ma l’uomo è astuto, un furbo di tre cotte, e lo rivela nella risposta all’ultima domanda della, chiamiamola così, intervista. Che è questa: «Cosa pensa della crisi che ha investito il Pd?» Risposta: «Si sono scontrate due anime entrambe degne di rispetto: una che vede nelle primarie l’esercizio del potere democratico dal basso, l’altra che privilegia la logica degli equilibri politici».
Anche se fa l’equidistante rispettoso degli avversari, è facile capire con chi sta Mario. Secondo voi, con chi si schiera un signore sostenuto dai cittadini, alleato locale di Berlusconi, il quale è nemico giurato delle cricche politiche e degli scaldasedia in Parlamento? Starà con chi esercita il potere democratico dal basso attraverso partecipate riunioni e concioni stile Stefano Gandolfi, che neanche la Grecia di Demostene ha mai potuto permettersi, o preferirà quei puzzoni di aristocratici finto-democratici che privilegiano la logica degli equilibri politici ritrovandosi a complottare sulla testa del popolo in fumose stanze e in corridoi pieni di spifferi e spioni per decidere chi sarà sindaco di Fidenza e lo imporranno al popolo con beffarda tracotanza? Secondo voi, Mario, se non fosse mai smontato dalla macchina del Pci che lo ha portato dove lo ha portato e oggi si ritrovasse per forza d’inerzia nel Pd, avrebbe preferito Paolo o Giuseppe, Cristo o Barabba, in questa pasqua elettorale che gronda lacrime, sangue e sputi in faccia? In cuor suo, per chi farà il tifo tra le due fazioni del Pd che se le suonano di santa ragione? Giudicate voi.
«Io Cerri non lo voto. Mi ha fregato una volta. Basta! O il centrosinistra o la sinistra trovano un candidato nuovo o finirò per votare Cantini o Lega. Mi turerò il naso ma lo farò». Questa minaccia l’abbiamo letta su un blog fidentino che ha fatto della lotta a chi non ha sostenuto la sacra trimurti Antonini-Massari-Vanicelli la sua ragion d’essere. Si firma Giulio P. e probabilmente non esiste, è un’invenzione dei patetici curatori del blog, ma rivela comunque l’esistenza di inquietanti sedimentazioni bibliche nella cultura politica (locale) del Pd: muoia Sansone con tutti i filistei. Che tradotto da Sem Benelli, suonerebbe più o meno così: e chi non vota per me, peste lo colga. Il che la dice lunga sulla capricciosità e smodata ambizione di certi eletti e sulla volubilità dei loro degni elettori: mi avete impedito di votare Antonini? E allora voterò Cantini! Questo e quello per me pari sono. Meglio un ex bolscevico con trascorsi craxiani che il moderato Cerri, ex democristiano che non si è mosso di un millimetro dalle sue posizioni: immobile come il sole, ha sempre aspettato che la Terra e gli altri pianeti gli girassero attorno, lo corteggiassero e lo imponessero.
Dopo la disamina della debolezza (che può essere la sua forza) della chiave di volta che regge l’impianto politico cantiniano (la sua versatilità: è votabile tanto da destra quanto da sinistra), veniamo alla foto che correda la, chiamiamola così, intervista.
Ritratto in maniche di camicia, a braccia conserte, con la cravatta allentata e l’orologione al polso, è la quintessenza iconica dell’uomo del fare. Ma non è nel suo ufficio, contesto che rafforzerebbe il messaggio. Da quel che si può capire, troneggia nel bel mezzo del parcheggio-rotatoria di largo Cesare Battisti, come Ernesto Calindri nel carosello della Cynar, minacciato dal traffico e dal logorio della vita moderna. Per sua fortuna qui le auto sono ferme. Parcheggiate. Come lui. Ma dalla sua espressione sofferente par di capire che gli è scaduto il «gratta e sosta». Forse ha già avvistato l’ausiliario che si avvicina per infilargli la multa nel taschino della camicia. È ben pettinato, Mario, ma la bocca semiaperta non gli rende giustizia e gli occhi semichiusi lo fanno somigliare a Mister Magoo. Il fotografo lo ha rivolto con la faccia al sole nell’ora più inclemente della giornata. Chi vuol essere governato da un imprudente che fissa il sole senza occhiali?
Considerazioni frivole?
Nell’era dell’immagine (non è colpa nostra se sono sempre meno quelli che si fanno un’opinione scrivendo e leggendo, noi il nostro contributo lo stiamo dando), con le foto eloquenti più di cento dichiarazioni, anche l’occhio vuole la sua parte. Si giudica a vista, oltre che al tatto, al palato e all’udito.
Dopo aver visto questo ritratto, a Cantini c’è solo da augurare che per la sua foto ufficiale, quella dei manifesti, cambi fotografo.
Anche il grafico che gli ha disegnato il simbolo quel giorno non era in vena. Il verde che fa da sfondo al suo nome non denota speranza, semmai un ospedaliero puré di piselli. Ma Cantini deve essere uno di quei pragmatici che liquidano queste osservazioni con una battuta e un gesto stizzito: «Tutte balle, è la sostanza che conta». Come se il pigmalione di Arcore non gli avesse insegnato nulla.
PS L’idea di mettersi al centro del parcheggio-rotatoria deve essere stata più di Cantini che del fotografo. Al pari delle donne dell’Arabia Saudita non ho la patente, ma se ricordo bene a quel parcheggio si può accedere sia venendo da destra sia venendo da sinistra. Come a Cantini. Come ha detto Giulio P.
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