BUGIE ELETTORALI


Chi c’è dietro i programmi?

 

 

Tornano, con qualche mese di ritardo (o di anticipo?), le letterine di Natale. Quei due fogli formato quaderno, con le righe, spolverati di porporina d’oro o d’argento e la capanna di Betlemme che veniva fuori a sbalzo (nelle versioni più elaborate), tirando una linguetta. Oggi non so, ma quand’ero bambino le mettevamo sotto il piatto del papà la sera della Vigilia dopo averle riempite di buoni propositi, di programmi: ti prometto che sarò più buono, più ubbidiente, più studioso e via mentendo.
Ci credevamo alle nostre bugie? In quel momento, sì. In gran parte, sì. Lo scopo concreto di scucire regali e soldini apparteneva solo al subconscio o alle facce di tolla di pochi con il cinismo prestampato nei geni.
In vista delle elezioni, i nostri politici hanno preso la penna per scriverci letterine molto simili a quelle di Natale. Come allora, colme di promesse. Il gettito postale aumenterà a mano a mano che ci avvicineremo al 7 giugno, alla Notte Santa del Sacro Spoglio dell’Urna Benedetta.
Siamo noi elettori i papà di questi candidati imploranti, questuanti, postulanti di regali e paghette. Annusiamo aria di bugie.
Se le sono suonate di santa ragione in certe famiglie, ma ora ci assicurano che va tutto bene, che faranno i bravi. Picchiarsi tra fratelli? Un brutto spettacolo. Imperdonabile.
Lasciate perdere le botte, insistono dal basso i discoli che vogliono salire in alto usandoci come gradini. Battono i piedi: leggete le letterine, le letterine, le letterine. Le chiamano programmi. Distogliete lo sguardo da noi fallaci ragazzacci, ci supplicano, leggete quel che vi abbiamo scritto. Accontentiamoli. Leggiamo.
Belli! Accattivanti! Ma non sono uguali a quelli che ci avevate già propinati il Natale di cinque anni fa? Copioni!
« A noi non interessano le poltrone», assicura una bimbetta bionda, mai vista prima. Una di fuori. «Vogliamo vedere i programmi degli altri». E il tuo dov’è, cocca? Scena muta.
Non ci interessano le persone, quel che contano sono i programmi cantano in coro i birichini con aria da angioletti e vestiti da chierichetti.
Ragazzi miei, che ne direste di smetterla con questa farsa dei programmi per giunta mal recitata?
Sostenete di abiurare la cementificazione? Persino tu, monello matricolato di un Paolino? Oh, ma allora vuol dire che il tuo tecnico di fiducia, dopo aver consultato un guru del Politecnico avrà escogitato un nome nuovo per inserirla nel Psc. Per esempio: «risanamento urbanistico delle paludi di Vaio con iniezioni di calcestruzzo verde a elevata sostenibilità ambientale testato a Porto Alegre e importato da Garabombo».
Su, da bravi, lasciate perdere i programmi scopiazzati male, che tutti siamo capaci di tirare giù da qualche parte, da internet o dall’assessore bergamasco alla partecipazione, e parliamo dei programmatori. Persone in carne, ossa, desideri, sogni, ambizioni. Sono loro a chiederci di decidere il nostro futuro servendosi anche del mezzuccio stantio della letterina.
Dov’erano i programmi di Paolino e di Beppe quando i due si accapigliavano? Nessuno dei due, mentre le dava o le prendeva, ha trovato il tempo per smozzicare parola.
E quelli che stavano a guardare? Solo i tre dell’Ave Maria (Stefano Gandolfi, Corrado Lori e Massimiliano Franzoni) hanno recitato il rosario e le giaculatorie.
Ma a costo di sembrare quelli che bestemmiano in chiesa audemus dicere che per noi i ministri del culto contano più delle loro omelie.
Respingiamo il malvezzo cattolico di disgiungere la predica dal predicatore. Non fate quel che faccio, fate quel che dico? Troppo comoda. Al giudizio sui programmi di panna montata di cui circolano  format scaricabili sostituiremo il giudizio sulle persone. Non è il copione che conta, ma l’affidabilità di chi dovrà interpretarlo. Dunque, più i nostri bambini sono determinati a crescere e a diventare qualcuno con le nostre elargizioni più noi ne valuteremo i meriti e i requisiti. E certo non basandoci sulle loro promesse da letterina di Natale, ma su quello che hanno fatto. Ognuno di loro ha un passato, una storia, un vissuto, come si dice in cattiva letteratura, da portare allo scoperto e vagliare.
E gli absolute beginners, i vergini, quelli che non si sono mai impegnati nella cosa pubblica? Stesso trattamento. Sono comunque esseri sociali con un lavoro, dei gusti, dei passatempi, delle debolezze. Vivono tra di noi. Li aiuteremo a venire allo scoperto. A scoprirsi. Non ci piacciono quelli che si nascondono dietro una letterina di Natale (magari dettata dalla maestra, che l’ha a sua volta copiata da un manuale) chiamata programma. Benché brilli di lustrini e basti tirare una linguetta per commuoverci con la scena della Natività.
E la privacy? Chi scende in campo, nell’arena elettorale, deve dimenticarsela. Come succede negli Stati Uniti. Come succede in tutte le democrazie trasparenti.
Chi ci ha chiesto un’intervista o si appresta a concedercela, si sappia regolare. Noi elettori siamo papà tutt’altro che indulgenti. Comprensivi, ma non ancora nonni bacucchi. Perciò non pretendete di contarcela.

(i. s.)

 

 

Pubblicato il 1 marzo 2009

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