di Franco Bifani
T'amo, o pio Ermes, e forte un sentimento
di greco e di latino al core mi rimembri
o che solenne come Tito Livio
tu mi un po' mi strigli, tra i campi, a San Vittore
o che al PC chinandoti, birbante,
la sontuosa di Bifani prosa grave bacchetti.
Ei t'ascolta e tu lo pungi e lui co 'l lento
pigiar de' tasti con una mail risponde.
E dell'unico occhio glauco entro la vista
ch'ancora gli rimane, si rispecchiano, ampi e solenni,
motti e proverbi del latine loqui sempreverde.
Ho parlato a una capra
era sola, in uno steccato, ben legata,
senza un po' d'erba, fracica
di pioggia, belava triste.
Quel povero belato era la prova
del mio sospetto. Ed io le chiesi, quasi
per celia, poi perchè il sospetto era pungente,
chi fosse il rapitore e dove stesse.
Ed una voce sentiva
gemere in quella capra solitaria.
Quella capra dal muso salsese
voleva querelare ogn'altro ceffo strano,
ogni chiattone su, a Scacciapensieri.
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