VERSI PER VERSI


La canzone di Lagnone

 

 

 

Sta Andrea Villani gran scrittore a Salso.
Ed ecco che un Corsaro entra in Fidenza
«Popolo della Nave - ei passa e chiede-
fatemi scorta al console Sartori».
Il console sen stava in mezzo della piazza.
Ed il Corsaro, piegato in su la bici,
parlò brevi parole e poi partissi.
La mail Ivano lesse un po' accigliato.
Allor fece una smorfia il console Sartori,
ticchettarono i tasti in redazione.
Ed i Corsari tenner parlamento
tra neve e ghiaccio di gennaio, con Pc fissi e notebooks;
i borgsàni guatavano, ed anco li salsesi.
«Signori de la Nave- Sartori dice-
il verno in gelo mena scrittori
pur come sempre. Scrivono pure a Pasqua, i lurchi,
ne le lor tane, poi calan su la Nave.
Per lo Stirone e per la  Gerra due scomunicati
scrittori trasser lo sforzo.
Soragna è con i forti e abbandonò la Nave.
Muove Villani l'oste a giugner Bevilacqua
e i parmigiani; mandiam messi a Villani
o a lancia e spada l'affrontiamo in campo?».
«A lancia e spada- tuonano alla Nave-
a lancia e spada Andrea Villani in campo!».
Or si fa innanzi Bifani da Fidenza,
di ben tutta una spanna egli soverchia
i Corsari in piedi a Sartori d'intorno.
Ne la grande possa de la sua cultura
torreggia in mezzo a li scrittori. Ha in mano
la tastiera; un tomo bruno
uno scrittoio lato e pur la scrivania gli ingombra.
Batte una luce ne la barbuta faccia,
ne le grigie chiome e ne li occhial sfavilla.
Son  le sue mail come tuon di maggio:
«Salsesi, borgsàni, popol mio!
Vi sovvien -dice Franco Bifani-
di qualche dì più indietro?
Color che vivon sulla Nave
ricevettero mail da Salso,
circa trecento al quarto giorno
Ed ai piedi di Andrea, baciando, poser
l'elenco di trentasei nostri scrittori.
Mastro Gambazza gli offerì le chiavi
della Nave Corsara. Ei non rispose nulla.
Vi sovviene- dice Bifani Franco-
il di sesto di gennaio? Ai piedi Andrea volle
tutta la ciurma, Sirocchi, la Lattes, Mantovani.
Da la Nave mandar gli ultimi squilli,
innanzi a lui  tutti i PC
inchinarono i monitors da 19".
Ed elli pigiò l'ESC!
«Vi sovvien quando, vestiti
i sacchi de la penitanza,
co' piedi scalzi, con le mail al collo,
sparsi il capo di fogli, sul ghiaccio,
c'inginocchiammo e tendevam le braccia
e dimandammo allor
chi fosse lo Miglior tra noi, de li scrivani?

Villani, in piedi, presso il suo PC, ci riguardava,
muto, col suo sguardo freddo.
Nove giorni aspettammo.
E si partiro Sartori, Cantarelli, Delendati.
E noi corremmo urlando
a San Vitale, al Duomo di Fidenza».
Così dicendo Bifani e pure Franco
con tutte due le man copriasi gli occhi
e lagrimava, in mezzo ai redattori.
Piangea de core, come un fanciullino.
Ed allor per tutta la Corsara
trascorse quasi un fremito di belve.
Da le porte le ciurme e dai veroni
pallidi, scarmigliati, con le braccia tese,
strabuzzando gli occhi per la rabbia
urlavano tutti. «Votate per Bifani, ch'è il Migliore!
«Or ecco - diceva Bifanino -
ecco, io non piango più.
«Venne il mio giorno, salsesi e fidentini e vincere io debbo.
Ecco, mi asciugo gli occhi e soffiomi il nasino smoccolante.

O divo Andrea Villani, sei un grande criticone,
ma diman di sera i nostri della Nave avranno
una dolce novella in redazione,
che il Migliore son io!». Ma il popol disse
«Fia meglio Mantovani!». Andrea
rideva sotto i baffi, dietro il Castellaccio.

Franco «Giosuè» Bifani

 

 

Pubblicato il 18 gennaio 2009

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