URBANISTICA SPICCIOLA

Almeno, accendete la luce!

 

Noto che, sulla Nave, ufficiali, sottufficiali e ciurma sono provvisti di ottima vista; mi permetto pure io, anche se da mezzo cecato, di comunicare un particolare, chiamiamolo così, che rende  gli ingressi  a Fidenza-Bùragh quanto mai odiosi, sgradevoli e pericolosi, soprattutto di notte e peggio ancora se, all'oscurità notturna, si aggiungono nebbie maligne e caliginose e piogge battenti, con conseguente riduzione della visibilità quasi a zero.
Da mesi, se non da anni, chi esce dall'autostrada al casello di Borgo o ritorna, più o meno vispo o stanco, da Parma o dintorni, quando imbocca l'enorme, vasta rotondona che si allarga  a perdita d'occhio dinnanzi alla concessionaria Antares della Mercedes e alla tipografia Mattioli, dovrebbe usare un radar o un sonar sofisticatissimi e di pronta risposta, oltre ai fari d'ordinanza, riducendo a passo d'uomo la velocità del mezzo su cui viaggia. Infatti, con l'indubbia funzione di illuminare il cammino ai viandanti, si ergono e svettano in loco, alti e schietti, anche se non in duplice filare, pali muniti, alla sommità, di potenti fari alogeni, eternamente spenti.
L'immissione nella rotonda, sempre trafficatissima, è quanto mai pericolosa e aleatoria; si rischia di sbattere contro i piloni di divisione delle varie corsie, sporchi luridi e quasi invisibili, di finire nei fossati o di carambolare, perlomeno, sui praticelli ameni ai lati delle strade o nella  rotondona. Faccio anche notare che, d'estate, l'erba dei suddetti prati raggiunge altezze da savana tropicale, nascondendo la visuale alle auto al momento dell'immissione o dell'uscita dalla zona.
Solo dopo mesi di gioco a nascondino e di balzi alla «Bu-bù, sèttete» dei conducenti d'autoveicoli, chi di dovere si decide, se pur a malincuore e di malavoglia, a falciare le smisurate graminacee locali. «Nel mezzo del cammino per Fidenza, mi ritrovai per la rotonda oscura...». 
Un’ultima segnalazione. Ogni volta che mi reco od accompagno mio padre 89enne al Punto prelievi  o al Cup borghigiano, è un sollazzo percorrere la desolata brughiera del parcheggio antistante l’ex-Seconda Medica, specie quando, durante la stagione delle piogge, si trasforma in un malefico e insidioso pantano melmoso e sdrucciolevole. Il tutto è impreziosito da buche che paiono i crateri prodotti dagli obici  di grosso calibro della Grande Guerra. Nelle medesime le piccole city-cars sprofondano fin quasi al tettuccio, mentre le auto più grosse e pesanti si beccano botte micidiali nel pianale. Una volta scesi, è necessario studiare con attenzione il percorso tra le sabbie mobili, le voragini e i solchi profondi lasciati dai veicoli più zavorrati, onde evitare di incrementare i ricoveri presso il reparto di Ortopedia; il tutto condito da schizzi putridi  di limo, sollevati dalle auto di passaggio. La faccenda dura da secoli; è mai possibile che chi si reca al Cup o a sottoporsi a prelievi, si trovi a dover subire una tale situazione, specie considerando il fatto che sono numerosi gli anziani o i disabili in carrozzina o chi procede con fatica, reggendosi su una o due stampelle?
Mi resta incomprensibile come nessuno abbia ancora provveduto ad ovviare ad un simile disagio, stendendo uno strato minimo di asfalto o di cemento su quel piazzale, che assomiglia sempre di più ad una porzione delle paludi del Pripet!

Allibito  Franco Bifani,
col capo cinto di punti interrogativi, alla moda delle forcine di Lucia Mondella 

Risponde il (malizioso) redattore del turno di notte. Il parcheggio è nello stato da lei denunciato perché le ultime riparazioni risalgono alle precedenti elezioni comunali, avvenute ormai quasi cinque anni fa. Porti pazienza e vedrà che tra qualche mese, prima che si imbuchi la scheda nell’urna, accenderanno le luci, rattopperanno le buche e toseranno le erbe alte. Li chiamano lavori elettorali. Un classico della democrazia demagogica.

 

 

Pubblicato  il 27 novembre 2008

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