UNA VITA DA CAMPIONE

Vuoi mettere il tennis?


Fabio Melegari (secondo da destra) durante la premiazione. Nella foto, sono riconoscibili anche l'assessore Davide Vanicelli e il sindaco di Fidenza Giuseppe Cerri (rispettivamente primo e secondo da sinistra).

 

di Jean-René Lacoste

La politica, la cultura, la satira e la presa per i fondelli dei suoi sommi sacerdoti a Fidenza mi hanno ammuffito, mi hanno sgonfiato i pochi muscoli che ancora mi restavano tesi. Accetto quindi con piacere la chiacchierata con Fabio Melegari, maestro di tennis, premiato nei giorni scorsi come Sportivo dell’Anno dallo Juventus Club di Fidenza.

Da adesso in poi sarai obbligato a tifare Juve, anche se il tuo cuore batte, che ne so, per l’Inter o per il Bologna…

Sorriso  e silenzio da parte di Fabio.

Fabio, cominciamo bene la chiacchierata: senza nemmeno una parola liquidi una così pregnante domanda… Leggo su un quotidiano molto noto qui a Fidenza che puoi vantare già trentadue anni di tennis: quando hai cominciato a tenere la racchetta in mano, in prima elementare?

«La prima racchetta l’ho presa in mano a dodici anni e da allora non l’ho più abbandonata. Il mio amore  per il tennis è cominciato non in prima elementare ma alle medie, quasi per caso, visto che come tutti quelli della mia età giocavo a calcio».

Poi hai visto che col tennis ci sapevi fare più che con il pallone.

«Si, ho cominciato a frequentare sempre di più il tennis club; a poco a poco ho avuto la possibilità di partecipare a qualche torneo e di vincerlo anche. Pensa che poi sono passato anche professionista».

Piano. Frena. Vuoi già arrivare alla fine del film? Da quando avevi dodici anni agli attuali ottanta – ottantadue qualcosa d’altro avrei pur fatto da raccontare.

«Di anni ne ho un po’ meno di ottanta – ottantadue. Sono nato nel 1964. Dunque, a dodici anni sono arrivato in semifinale ai campionati provinciali. Poi mi sono rifatto vincendoli, quei campionati provinciali, a quattordici e a sedici anni. Ho partecipato poi a campionati italiani under sedici. Poi ho vinto una decina di tornei regionali di serie C e sono arrivato ad essere classificato tra i primi otto in Italia».

Tra i primi otto vuol dire ottavo. Chi si ricorda di quello che in una gara oppure in un torneo arriva ottavo? Per dimostrare di meritare questo premio di Sportivo dell’anno raccontaci qualche cosa di più convincente.

«A diciotto anni passo alle serie B e ai tornei nazionali. Ne ho vinti sei di tornei nazionali. Poi, col il Tennis Club Parma, nel 1983, sono anche stato campione italiano a squadre, in serie B, ed ho partecipato alla serie A negli anni successivi. In quegli anni ero tra i migliori cinquanta giocatori in Italia».

Qui già cominciamo a ragionare. Tra i milioni di sfaccendati che, invece di lavorare, passano la giornata a correre dietro a una pallina gialla e pelosa, diventare uno tra i migliori cinquanta deve essere terribilmente difficile.

«Si, è molto difficile. Nella classifica mondiale ATP sono arrivato ad essere classificato al 794° posto nel singolo ed al 357° nel doppio. In quel periodo ho disputato i tornei ATP: quello di Genova, di Saint Vincent, di San Marino, di Bologna, di Bari…».

Tutti tornei giocati in casa, in Italia. E all’estero? come è andata all’estero?
 

«Ho partecipato a tornei ATP anche in Spagna, Bulgaria, Austria e Germania. Ho giocato in doppio con tennisti conosciuti in tutto il mondo, come Sergi Bruguera, vincitore di due Roland Garos».

Giocare a tennis a quei livelli deve essere esaltante. Decidere di smettere per insegnare agli altri l’amore per il tennis non è da matti?

«Purtroppo ho dovuto smettere di giocare molto presto: mi sono fatto male ad un gomito e, a ventisette anni, ho dovuto smettere di giocare come professionista. Nel 1987 sono diventato maestro di tennis».

Lo ricordi ancora con tristezza quell’incidente. Toglimi una curiosità: quando si diventa maestri di tennis non si gioca più perché c’è troppo da insegnare e ormai troppo poco da imparare?

«A trentacinque anni mi sono tesserato con il Tennis Club Fidenza e ho ricominciato a giocare, in serie C. Ho vinto sei tornei ed il campionato regionale a squadre over 35».

Niente male. È vero che tuo figlio Leonardo, che fa la  terza elementare, la sera della premiazione come Sportivo dell’anno ti ha scritto un biglietto con queste parole: «Allo Sportivo dell’Anno dal Figlio dell’Anno?».

«Si, è vero».

 

Fabio Melegari con il figlio Lorenzo.

 

Pubblicato  il 4 novembre  2008

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