PAESE CHE VAI CEMENTO CHE TROVI


Due pesi, due misure

 

La zona di Fidenza attorno al parco delle Rimembranze. Il rettangolo grigio indica l'area un tempo occupata da Casa Panini, trasformata in lotto edificabile nell'agosto di quest'anno con repentina decisione del Comune e chirurgico intervento delle macchine delle ditte Montanari e Scaramuzza. Chi strepita per l'aggressione alle campagne sarà finalmente contento.

 

«Una colata di cemento per fare cassa: alloggi, aree edificabili, superfici dove costruire recuperate anche da zone vincolate, 200 mila metri quadrati di nuovi centri commerciali, che andranno a raddoppiare la superficie degli shopping center in città. Con norme stravolte per incassare sugli oneri di urbanizzazione e un regolamento edilizio fatto e disfatto a colpi di varianti, 125 in 6 anni».

Dove credete che stia succedendo quanto descritto da Repubblica on line del 13 novembre? A Fidenza, risponderete. Leggiamo il passo successivo.

«L'attacco alla pianificazione urbana della città, da parte della minoranza in consiglio comunale, è diretto e senza mezzi termini. Di fronte a circa 700 mila metri cubi di immobili che entro il 2012 verranno costruiti a…, i consiglieri del Pd sono pronti a fare fuoco e fiamme».

E no, se il Pd è pronto a fare fuoco e fiamme non può accadere a Fidenza. Infatti sta succedendo a Parma: è il nome del capoluogo quello da mettere al posto dei nostri maliziosi puntini di sospensione.

Insomma, quel che a Fidenza è da anni denunciato da Nave Corsara, e in subordine dall’opposizione di centro-destra, a Parma è una bandiera del Pd.
Noi corsari criticoni che da tempo andiamo denunciando la colata di cemento non possiamo che gioire della resipiscenza del Pd parmigiano. Però abitiamo qui e non là, dunque chiediamo al nostro Pd perché non tuona contro la cementificazione con la stessa carica incendiaria («fuoco e fiamme!») dei fratelli di Parma.
Semplicemente perché da noi il Pd governa la città mentre là e all’opposizione? No, non possiamo credere a un calcolo così meschino. Non possiamo credere che basti avere sindaci e assessori per considerare il cemento una virtù a casa nostra e un vizio, un’ingorda slot machine, a soli 25 chilometri di distanza. Non possiamo credere che il cemento usato oltre Taro sia di qualità più scadente di quello iniettato nei terreni fertili lungo le rive dello Stirone. Il loro sarebbe mafioso e il nostro cooperativo? Il cemento è neutrale come la televisione, dipende l’uso che ne fai? Forse che gli appartamenti in esubero e vuoti a Parma lo sono in maniera molesta rispetto ai loro omologhi vuoti ed esuberanti a Fidenza?
No, questa doppia morale non è che l’ennesima prova  del relativismo morale della politica. Persino nel raggio di pochi chilometri i giudizi di uno stesso partito su un medesimo problema possono essere diametralmente opposti. Dipende se le cose le vedi dal seggiolone del padrone del vapore o dai banchi stretti della minoranza. A Fidenza il Pd guida la vaporiera tirando sotto tutti, a Parma è fuori gioco da oltre dieci anni. Perciò a Parma il cemento è il male assoluto, mentre a Fidenza è il tapis roulant di uno sferragliante progresso.
I politici, sempre incuranti della verità, della sincerità, della saldezza di principi e della coerenza, usano gli argomenti degli avversari a seconda della posizione che occupano. I giudizi di merito sono sempre funzionali al loro tornaconto. Non esistono valori assoluti. Tutto è relativo. Il Pd spaccia per oro a Fidenza quel che reputa oro farlocco sul mercato di Parma. La verità non sta ovviamente nel mezzo. Le ruspe, le betoniere e le gru non sono macchine da maneggiare con cura. Sono le stanze dei bottoni degli affaristi e dei politici più ambiziosi. A Parma, come a Fidenza, lungo le coste spagnole come in Sardegna. Non sappiamo che ne pensi Obama.
Tutto è relativo, dicevamo. Perciò, se domani il Pd di Fidenza si trovasse escluso dal potere, state sicuri che comincerebbe a strepitare perché si è costruito troppo e a sproposito. Per catturare voti, ogni argomento è lecito. E il cemento è uno di quelli a presa rapida. Un tempo questa morale double face si chiamava doppiezza, e non era una bella parola.
L’insegnamento da trarre da questa politica così duttile, versatile e amalgamabile (proprio come il cemento), da ricavare da questa gommosità morale, è molto chiaro: nelle questioni di urbanistica, come in molte altre faccende che ci riguardano in quanto cittadini ed esseri sociali, mai fidarsi dei politici e dei loro tecnici, soprattutto quando si ammantano con paramenti da gran sacerdoti per rendere più autorevoli e indiscutibili le loro decisioni.
Meglio fidarsi dei propri occhi, del proprio giudizio, del proprio buon senso e, massimamente, del proprio disinteresse. Più una riqualificazione o una variante vengono messe giù con paroloni rubati a qualche barone del Politecnico e più state sicuri che gatta ci cova.
Questi stessi teologi dell’urbanistica che straziano le carni delle nostre città e delle nostre campagne cercheranno ora di spiegarci, con ragionamenti di stampo gesuitico, che qualche migliaio di appartamenti sfitti a Parma è ben diverso da qualche migliaio di appartamenti sfitti a Fidenza. Ma chi ascolta più le loro irritanti prediche?

Per leggere l’intero articolo, da cui abbiamo preso le frasi iniziali, clicca qui.

(is)

 

 

 

Pubblicato il 18 novembre  2008

Torna al sommario