OGGI SI VOTA


Trecento

I ciarlatani danno il meglio di sé l’ultimo giorno di sagra, quello che precede il rito liturgico con gli elettori tutta in fila davanti alla tenda della cabina, compunti alcuni e un po’ storditi altri.
È nelle ultime 36 o 24 ore, nell’offensiva a tradimento, quando è ormai impossibile parare i colpi, che si aggirano i cecchini.
Sparano a bruciapelo sondaggi campati per aria e ne traggono conclusioni intimidatorie. Per esempio, ti telefonano per dirti di lasciar perdere Giuseppe Cerri, un uomo politicamente morto, un voto perso.
Questa di non votare i piccoli l’ho già sentita. L’ha detta un uomo piccolo piccolo. In tutti i sensi. Lui la intende così la democrazia: una sorta di pioggia d’acqua benedetta sul bagnato che più bagnato non si può. I poveri devono aiutare i ricchi a essere sempre più ricchi, anche nell’accumulo dei voti.
Macchè politica, macchè valutazione della capacità dell’uomo o della qualità del programma! Quel che preme è incrementare la ricchezza dei ricchi. E chi volete che investa su un povero, se non un poveraccio? È di questi ragionamenti che si fa bella la politica che conta e che piace. Peccato che rischi di non contare più nulla e di piacere sempre meno. Siamo alla caduta del Muro, ma loro non se ne sono accorti. La temono e basta.
Per loro conta solo mantenere la seggiola. E per questo tutto è lecito: dall’esposizione del re taumaturgo, detto anche madonna pellegrina (ma sono sicuri che le uscite del dottor Enrico Montanari aiutino la loro causa?) al vezzo della maldicenza e del gioco sporco che, ne siamo sicuri, non piacerebbe al loro rispettabile e rispettoso candidato. Tanto venerato de visu quanto tradito alle spalle.
Un capolavoro del gioco sporco è far circolare la voce che manchino solo trecento voti alla vittoria di Montanari al primo turno. E allora, dai, puoi essere anche tu uno dei trecento giovani e forti che, vincendo abulia e ritrosia, turandosi le orecchie per non farsi ammaliare dalle sirene dell’astensione, possono determinare la vittoria del Santo in prima battuta. Fandonie!
Però ti fanno credere che se ti tiri indietro ricadrà tutta su di te la responsabilità della sconfitta e ti rimorderà la coscienza negli anni a venire. Non ti farà dormire la notte e ti perseguiterà fin alle soglie dell’amaro Averno. Mamma che paura! E così i pusillanimi, i tremebondi, i sensibili alle voglie, vanno a votare credendo di essere uno dei valorosi trecento di Leonida alle Termopili o uno dei trecentoventitre reclutati da Carlo Pisacane all’isola di Ponza, mentre sono semmai uno dei tremila voti mancanti. Un vuoto incolmabile. Un’opposizione inutile. Tutti morti.
Mi chiedete dove l’ho preso questo numero, miei cari sondaggisti immaginari? Ma lo sapete bene, dove l’ho preso: dallo stesso buco da cui l’avete tirato fuori voi. Dal cilindro senza fondo della fantasia che non vuol perdere il potere.
Se Giuseppe Cerri, dato per perdente dai suoi ex alleati che detestano e avversano più lui di Mario Cantini, ha studiato la storia del Risorgimento italiano potrà rispondere ai difensori ad oltranza della cadrega proprio con una frase del guerrigliero Carlo Pisacane: «Sacrificio senza speranza di premio». Nobili parole, alle quali i periclitanti pragmatici risponderanno con una risataccia.  Che li seppellirà?

Ricatto morale. C’è sempre qualcuno che ti punta l’indice contro chiedendo il tuo contributo. Di solito vogliono che vai in guerra o pretendono il tuo voto o i tuoi soldi. Qualche volta puoi dire di no. Per vedere l’effetto che fa.

 

   

 

Pubblicato il 5 giugno2009

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