Il fatto che sia successo al sottoscritto è ovviamente secondario, bisogna invece chiedersi il senso di quell'episodio.
Come mai C. A. (Città Aperta) si e rifiutata con dichiarazione pubblica di rispondere alle mie domande?
Non erano domande sessuali o private, erano le domande già riportate nei miei due precedenti “documenti” pubblicati su questo sito e fatte pubblicamente anche nella precedente assemblea di C.A.
A parte la risposta di S. Gandolfi secondo la quale lui non mi risponde perchè io vorrei sentirmi dire cose che lui non può dirmi (questo si chiama processo alle intenzioni) o la proposta di risposta personale che io ho logicamente rifiutato perche le mie domande sono pubbliche, può un politico non rispondere e appellarsi al concetto di partecipazione?
In quanto iscritto a C. A., ho già scritto una lettera in cui ho chiesto di cancellarmi dal movimento in assenza di risposta pubblica. La motivazione è stata la seguente: «Ricordo che chi non risponde alle domande, non si mette in discussione, non fa sapere agli altri quello che pensa per cui è lecito pensare che abbia qualcosa da nascondere. Chi non risponde non si confronta e chi non si confronta non non fa democrazia perchè non fa (tra le altre cose) partecipazione. Ovviamente non si può, per definizione partecipare ad un movimento che nega la partecipazione. Con questo tipo di comportamento state negando la “Bandiera” di Città Aperta, la differenza che caratterizzava il movimento, state diventando un partito come tutti gli altri, per cui vi accapiglierete, cosa che avevo già notato, sulle finalità della politica, come può essere il P.S.C o qualche altro problema di Fidenza dimenticandovi del mezzo con il quale si deve fare la politica cioè la partecipazione. Senza partecipazione, o partecipazione solo su certi argomenti cioè a sovranità limitata, non c'è condivisione e senza condivisione la politica diventa irresponsabile perciò senza futuro».
Il perchè di qust'ultima affermazione sta nell'ovvia considerazione che nella vita si naviga a vista, quindi più occhi ci sono e più è facile non andare a sbattere «il grugno». Per i collezionisti delle domande inevase, cioè senza risposta, cito anche l’ultima che stavo completando quando sono stato interrotto da Fulvia Cavalieri.
Come mai se un cittadino si candida per fare il Sindaco (o il consigliere Comunale) dopo aver raccolto a Fidenza 20.000 firme, e dopo aver ricevuto 20.000 voti non viene eletto, ma viene eletto Antonini (o un altro) che ha preso 500 voti? Non c'è qualcosa che «strusa»? La democrazia (che brutta parola visto che non l’usa più nessuno o quasi) è il luogo dove vince chi prende meno voti? C’è qualcuno «open mind» (mente aperta) che vuole rispndermi?
Grazie per l’attenzione
Pace e bene a tutti.
Carlo Fetonti
p.s.
Alla luce di questa domanda è sicuro l’amico Sirocchi di essere lui a scegliersi il Sindaco?
Se sono vere le affermazioni riportate da G. Clifford il Dr. Ghisoni ha ragione al 50 %.
Nota redazionale. Per dare un’idea di come il concetto di partecipazione possa esssere vissuto in maniera più autentica ed efficace di quanto non sia accaduto a Fidenza, rimandiamo alla lettura dell’articolo «A Bergamo i cittadini decidono anche su bilancio e urbanistica», pubblicato su Liberazione del 14 febbraio di quest’anno. Ce lo ha segnalato una nostra attenta lettrice, che ringraziamo.
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