SOGNI DI MEZZO INVERNO


Tedesco invasore,
molla la cadrega

 

Le acque termali di Jigokudani (Giappone).

 

 

di Doctorenry

Alla maniera di Obama, potrei dire: «I have a dream». Però, visto che il sogno  già l’ho avuto, sarà più corretto: «I had a dream».
Un brutto sogno. Purtuttavia molto verosimile, anzi quasi reale.
Si era alle idi di marzo.
E come si conviene ad ogni idi di marzo che si rispetti si stava preparando una congiura. Lo scenario non era però  rappresentato dai sette colli, né mi trovavo nel 44 d. C.
L’ambientazione era più famigliare.
Sempre tra i colli, ma erano i più domestici colli di una ben nota località termale emiliana.
Il calendario appeso alla parete asseriva ci trovassimo nel 2009.
Non nel palazzo del Senato dell'antica Roma ma nel più  modesto palazzo comunale della ville d’eaux.
Precisamente nell’ufficio del borgomastro, sotto le cui finestre, parcheggiate giù in strada, nello spazio riservato alle auto blu, stazionavano due vetture di grossa cilindrata entrambe straniere. Tedesche per la precisione.
Una mi pareva la Bmw 530 di rappresentanza del borgomastro. Anzi del comune come ebbe la bontà di precisare la massima autorità cittadina in una memorabile seduta del consiglio comunale durante la quale la vettura della casa bavarese fu presentata alla festante cittadinanza tutta e agli osannanti consiglieri di maggioranza.
L’altra auto, un Suv, credo fosse una Porsche Cayenne, nera e di cilindrata spropositata.
Fu proprio questa ad attirare la mia attenzione, trattandosi di ordigno già visto in circolazione per le dissestate strade cittadine ma di cui non riuscivo a rammentare il proprietario.
Anche se una vocina interiore mi suggeriva trattarsi di pezzo grosso. Naturale, considerato lo smodato costo della vettura.
Decisi così, eludendo la sorveglianza degli scherani  posti a guardia dell’ufficio del primo cittadino, tra i quali mi parve di riconoscere alcuni battaglieri e ringhiosi consiglieri comunali del destruendo Pd nonché membri o meglio ex membri dello stesso partito ma di area democristiana, di tentare la sorte salendo sino al piano nobile con la scusa di dovermi recare all’ufficio protocollo.
Raggiunto l’equivalente dell’obamaniano Studio Ovale, mi misi a origliare, pronto alla fuga nel caso fossi stato scoperto.
E origliando venni a conoscenza dei destini che si stavano preparando per la mia amata cittadina termale nonché natale.
In pratica, si era alla resa dei conti.
E cioè, dopo che nel Borgo contiguo, il figlioccio del nostro borgomastro, un vicesindaco capriccioso e strepitante aveva messo alle corde il suo diretto superiore, il sindaco uscente, a Salso gli ex democristiani sodali di costui, cercavano di render pan per focaccia al detestato borgomastro, ritenendo che ci avesse messo del suo per sabotare la ricandidatura del sindaco del confinante Borgo.
Le voci mi giungevano chiare attraverso le pur possenti porte che proteggono l’ufficio del borgomastro. Quindi, anche non potendolo vedere direttamente, riconobbi alfine il proprietario della vettura parcheggiata accanto all’auto di rappresentanza comunale.
Trattavasi di medico barbuto e fascinoso (a detta della fauna femminile), direttore sanitario plenipotenziario della locale azienda termale. Non soltanto medico di chiara fama ma raffinato politico di origine scudocrociata, ex Udc o qualcosa di simile e burattinaio di una lista civica intitolata a un salvifico mezzo di trasporto messo a punto nei cantieri di Noe, prima che iniziasse il famigerato diluvio. Un personaggio uso a frequentare i migliori salotti della politica locale.
La sua stentorea voce copriva pressoché totalmente quella chioccia e curialesca del borgomastro. Una voce che imponeva, letteralmente, alcune pesanti condizioni al suo interlocutore.

1°) Sostituzione del vicesindaco in carica, ma fuori gioco causa grave infortunio, con Voce Tonante. Visto il ruolo di suggeritore svolto per la suddetta lista civica, perché starsene dietro le quinte? Il suo tempo era venuto.  Non solo supplenza chiedeva il direttore sanitario, ma di prepararsi per gestire in prima persona la res pubblica salsese. Un’aspirazione che coltiva da un bel po’ di tempo, un’ambizione che lo aveva spinto a candidarsi alla carica di primo cittadino già una decina di anni fa.

2°) Espulsione dai ranghi della giunta dell’assessora alle Pari opportunità entrata in linea di collisione non solo con il sindaco, ma con tutto l'establishment del Pd (Partito demografico?)al momento di votare il bilancio di previsione 2009.E rea anche di non corrispondere ai canoni estetici del medico-politico.

3°) Avvicendamenti anche in altri assessorati, attualmente retti da personaggi non graditi al medico-politico.

4°) Dimissioni  forzate per coloro che, all’interno del Pd si dovessero mettere di traverso a queste decisioni.

A questo punto, costretto da uno scalpiccio proveniente dallo scalone municipale, ad allontanarmi un pochino per non farmi sorprendere, riuscivo a udire solo spezzoni di nomi e cognomi: ..efano ..bini e poi: ..ria …ia …iggi, ...iziano ...anzi,...ara …attei.

All’inevitabile domanda rivolta dal remissivo borgomastro all’esagitato tribuno medico-politico: «E qualora non dovessi accettare queste condizioni?», credo di aver udito una reboante risposta di stampo biblico: «E allora morirà Sansone con tutti i filistei, anzi Giulio Cesare cadrà sotto i colpi dei miei Bruti. O meglio, te ne dovrai andare per mancanza di una maggioranza. Poiché ritirerò i miei fidi. Nomi che, non ci giurerei, mi pareva terminasssero in –aga. –azza e –laro. 

Pago di tante e tali informazioni, decisi di ritirarmi in buon ordine. Quello che avevo appena udito non era una legittima richiesta, ma qualcosa che finisce per –atto. No, non un baratto. No, neanche un misfatto.

Ridiscesi al pian terreno,non dopo aver arraffato qualche foglio che mi facesse sembrare un cittadino uscito dal’ufficio protocollo, e uscii dal palazzo comunale.
Quivi notai un capannello di persone attirato dalla curiosità per la presenza delle due auto di lusso sotto le finestre dell’ufficio del borgomastro.
La sorveglianza si era ormai fatta così stretta che costoro, pur animati dal desiderio di scoprire cosa tale presenza celasse e non potendo accedere agli uffici comunali, si precipitarono da me per sapere cosa avessi potuto intendere all’interno.
Tra di loro spiccava la presenza della massima autorità politica dell’opposizione salsese, una professoressa che venne in mio soccorso sottraendomi alla curiosità popolare. Affinché appagassi la sua. 
Presagendo che le mie rivelazioni avrebbero potuto infliggerle nocumento interiore e pure esteriore la feci avvicinare alle vetrine dell’adiacente permiata farmacia Bonfanti, pregando lo speziale di tener pronti i sali.
In effetti, il mio racconto fece vacillare per un attimo l’eterea insegnante democristina non adusa a parole tanto schiette. Per cui si resero effettivamente necessari I sali per farla rientrare in sé.
Fu a questo punto che il mio sogno ebbe termine. Sogno o presagio?
Lo sapremo nei giorni a venire. Purché non venga pizzicato nella mia rtificiosa spola verso l’ufficio protocollo.

 

Pubblicato il 23 febbraio 2009

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