di Carmela Motta Baluffi
Quel che apprezziamo di Giuseppe Cerri, in questi giorni di arrembaggio torvo alla sua poltrona, sono la compostezza e il controllo dei nervi, accompagnati da pazienza e ironia.
Bella forza, un po’ è nel suo dna, un po’ gli deriva dalla sua esperienza da navigato democristiano, sbotterà a questo punto chiunque sia di longeva memoria.
Ed è qui che vi volevo. Ci sono i democristiani di una volta, che dello scudo crociato hanno fatto una zattera per salvarsi, ma non ci sono più i comunisti di una volta, che si sono dati le martellate sulle dita e si sono tagliati la gola con la falce.
E se c’era un comunista superstite, si chiama Sergio Varani e sta con Cerri. Guarda un po’ te gli scherzi della storia.
Se ci fossero ancora i comunisti di una volta, ora non saremmo spettatori di tutto questo parapiglia con l’Antonini che non molla e si crede un campione a braccio di ferro.
Il comunista di una volta, dopo aver esposto le sue ragioni e senza far sospettare che fossero sue personalissime ragioni, avrebbe ascoltato a capo chino, poi si sarebbe riabbottonato la giacca rimettendosi al volere del partito. Non gli sarebbe mai passato per la testa di trasformarsi in una mina vagante, pericoloso per sé e per gli altri, pronto a far esplodere il consenso in mille frammenti.
Nel vecchio Pci, e forse anche nei Ds, uno come Paolo Antonini sarebbe stato espulso, radiato o chissà che altro. Se avesse raccolto attorno a sé degli ascari, sarebbe stato tacciato di frazionismo (esistevano la variante di destra e quella di sinistra), socialmente murato vivo e politicamente morto. Anche la piccola Fidenza è piena di simili tristi storie fatte di fatwe, anatemi e inesorabile declino per chi osò oltraggiare il centralismo democratico.
Obiezione: passi per quello scapestrato di Antonini, che non ha fatto in tempo ad assaggiare la verga della severa disciplina comunista, ma Tedeschi? Come può il prudente Massimo Tedeschi, che agisce di concerto con Antonini, che ne ispira le mosse e ne aspira i malumori (vedi l’articolo «Paolino l’Incaponito non molla»), essere altrettanto sventato? Lui, che si è iscritto al Pci a metà degli anni Settanta, non è forse un rosso antico doc?
No, è un falso rosso antico. Massimo Tedeschi, per chi ne conosce la storia, è un cattocomunista. Insinuano le malelingue che il giorno in cui decise di fare politica iscrivendosi a un partito si infilò per sbaglio nella porta della sede del Pci (in via XX Settembre) anziché in quella della Dc, nella parallela via Bacchini. E quando si accorse dell’errore era ormai troppo tardi e poi all’epoca era anche molto timido.
La lotta in seno al Pd non è quindi tra un ex Ds e un ex Margherita -ex Dc, ma tra due capicorrente di un partitone che non c’è più. Con l’imprevisto del rampollo ingovernabile, che scambia i suoi personali capricci per il bene del partito.
Chi glielo spiega a costui che Fidenza ha bisogno di un uomo tranquillo al comando?
Cerri è diventato sindaco a 60 anni. Se Antonini avesse avuto la sua stessa pazienza e meno spocchia, se fosse stato meno presuntuoso, la città non avrebbe potuto che beneficiarne. Dopo il trambusto che ha creato, e che ha permesso ai più di conoscerlo e valutarlo meglio, l’unico modo che gli resta di rendersi utile è quello di ritirarsi e di lasciar perdere. Per il bene nostro, ma anche suo.
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