La piscina «L’Azzurra» di Scandiano (Reggio Emilia).
Il cuore di Scandiano ha cessato di battere il pomeriggio di sabato 23 maggio, giorno d’afa e di vergogna. Quando i bagnanti della piscina «L’Azzurra« hanno fatto orecchie da mercante agli altoparlanti che li invitavano a uscire dall’acqua. In segno di rispetto verso Yassin, il quindicenne marocchino il cui corpo galleggiava inanimato a pelo d’acqua. Probabilmente ucciso da un malore.
La cronaca è su tutti i giornali, non tocca a noi. Noi vogliamo girare il coltello nella piaga per vedere se esiste ancora quel nervo, un tempo sensibilissimo, che si chiamava indignazione. E smetteremo di rigirarlo il giorno in cui una persona, firmandosi con nome e cognome, non ci scriverà mandandoci a cagare. Ma è più probabile che qualcuno ci scriva scandalizzato per l’uso di parole sporche, come quella testé scritta.
Scandiano, il paese d’origine di Romano Prodi, provincia di Reggio Emilia, comune rosso dilaniato da una lotta intestina tra ex Pci, somiglia ormai al resto dell’Italia, razzista, xenofa e pedofila. Quella che si gira dall’altra parte se vede massacrare un barbone o un extracomunitario e a Brescia sfila in corteo, con magliette e cartelli prestampati (indice di grande organizzazione) in difesa di un prete condannato per molestie sessuali e con il computer zeppo di immagini pedopornografiche. Il virus della diceria sui giudici persecutori si è installato nel cervello del gregge italiano come una zecca nel pelo di un cane. Pensieri pidocchi che scendono dall’alto e non basta la politica, la vittoria di questo o quel partito a stanarli. Bisogna tornare alla coscienza, oltre che alla Costituzione. E forse non basterà.
Tornando al morto di Reggio Emilia, le province rosse sono morte non meno di quelle bianche o addirittura nere. Le città, i paesi,, le terre italiane di cui un tempo eravamo fieri per quel felice concentrato di bonomia contadina e solidarietà di classe, fraternità cristiana e sollecitudine di buon vicinato, non esistono più. A farne scempio non è stato l’arrivo degli emigrati che hanno fatto perdere la pazienza ai pazienti, ma il lavaggio del cervello, la coltivazione del successo costi quel che costi e dell’indifferenza, la predicazione dell’egoismo supremo. Quel solipsismo egoistico ed egotistico di cui grondano tutti i giornali da parrucchiere-a (tutti i giornali italiani sono da salone di parrucchiere-a), riassumibile nello slogan «prima di tutto devi voler bene a te stesso», declinato nel peggiore dei modi possibili: fregando e fregandosene del prossimo. Una sorta di ateismo laico, di chi non crede nell’esistenza dell’altro. Un superomismo da mezzasega. C’è solo da augurarsi che dal corpo galleggiante di Yassin si sia sprigionato il contagio della vergogna. E che i bagnini non svuotino subito a vasca. E che i gestori stacchino l’insegna con la scritta: «L’Azzurra 20 anni di emozioni». Emozioni mortali, commozione zero. |