SALVIAMO IL CLASSICO


Distruttori di identità

 

Alberto Sordi nel film I vitelloni (1953) di Federico Fellini.

 

di Luigi Paini *

Da tempo non riconosco più Fidenza. Almeno da quando lo spirito affaristico ha ripreso il sopravvento (era già successo appena dopo la guerra, ma almeno allora c’era la scusa della ricostruzione...) su qualsiasi altra istanza. Una malattia latente, che di tanto in tanto si fa virulenta, trasversale, irrefrenabile.
Un’orgia, che colpisce destra, centro e sinistra. Un «Forza Ruspa» che sembra non avere freni. Il tessuto urbano? Echissenefrega. Le testimonianze del passato? Bahhh, roba da mentecatti. Le piazze, i vicoli, le botteghe? Superate, e chi non ci sta sarà lasciato ai margini della storia.
L’esatto contrario dell’identità italiana, la malattia mortale di chi non ha storia, non ha cultura, non ha civiltà, non ha senso della comunità. Conta solo il soldo facile, proprio come nell’America dei Bush, dei Cheney, dei Madoff. Là, la sbornia è passata, e il risveglio è amaro come quello di Alberto Sordi dopo la notte brava di Carnevale, nei Vitelloni. Qui, come sempre in ritardo sul mondo (che provincia sarebbe, sennò?), gli squali hanno affilato per bene i denti e ora colpiscono, sbranano, fanno a pezzi la nostra città.
L’ultimo colpo, dopo «El Sgurbi» davanti alla stazione ferroviaria, dopo lo scempio della villetta di via Gramsci, dopo dopo dopo..., potrebbe essere quello dell’ex Liceo Classico. Non oso nemmeno pensarlo: spero che ci sia una rivolta civile, un risveglio delle coscienze addormentate da tonnellate di torta fritta, lambrusco e shopping all’outlet.
Quel palazzo ha un valore che va oltre la sua importanza architettonica (che pure è notevole). Quel palazzo ha ospitato la scuola migliore di Fidenza, quella nella quale, mentre tutt’intorno imperava la volgarità, alcuni eroici professori (Salvatore Fiorito in testa, ma non solo) hanno continuato a celebrare la religione laica della memoria, della storia, del pensiero.
La tragedia e la commedia greca, l’oratoria latina, la filosofia. Le meravigliose «cose inutili» che danno un senso alla vita; la grammatica mentale che apre gli orizzonti, che ti porta a vedere il mondo, a poco a poco, da una prospettiva sempre più aperta.
Sofocle, Aristofane, Socrate, Aristotele, Platone, Seneca, Cicerone, Plauto e ancora ancora ancora. Voci passate, sempre presenti: il filo del nostro pensiero, la trama del nostro essere. Il cuore della democrazia, la cruda realtà della tirannia, gli oligarchi e i tribuni, allora come ora, anche senza la presa mortale della tv.
Lasciateci il Liceo Classico, lasciateci quel palazzo, lasciateci quell’isola di civiltà. E voi, cari genitori, alzatevi appena appena un po’, almeno sopra le colline che guardano Fidenza. Fatevi prendere dalla bellezza di uno sguardo che osserva dall’alto, che vede la pianura e le sue piccole cose rimpicciolirsi a poco a poco. La mente, la nostra mente, è fatta per salire: e il Classico, in questa povera Italia senza memoria, è ancora la scala giusta.
Mala tempora currunt, senz’altro. Ma sta a noi bloccare quest’onda di fango, sta a noi chiudere la porta in faccia a quest’orda di barbari fatti in casa (altro che extracomunitari!) che puntano alla distruzione della nostra identità più vera.

* Luigi Paini è giornalista del quotidiano economico Il Sole-24 ore.

 

Pubblicato il 24 marzo 2009

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