Seduta del consiglio comunale del 27 novembre 2008 a partire dalle ore 21
Quanto costano a Fidenza gli affari sballati del Signor Comune?
La stazione ferroviaria di Fidenza vista dalla «trincea» del sottopassaggio. Negli scatti successivi, altre immagini dei lavori, da tempo bloccati, nel piazzale della stazione e dei Nuovi Terragli. Foto di Ambrogio Ponzi, tratte dal suo sito e pubblicate per gentile concessione dell’autore.
Il presidente Luigi Toscani legge la lista degli assenti giustificati: Giuseppe Comerci, che frequenta i corsi serali all’istituto alberghiero di Salsomaggiore, ha il compito in classe; Stefano Tanzi, che lavora alla Massenza, è a Padova per una fiera della metalmeccanica; Davide Vanicelli, che è un melomane, si trova al teatro Magnani dove stanno dando I pagliacci e La cavalleria rusticana. Paolo Antonini ha addotto «motivi familiari», tipica formula delle giustificazioni scolastiche che, per la sua vaghezza, ha sempre indotto al sospetto. Non infondato neppure stavolta. Secondo una gola profonda del Pd il vicesindaco sarebbe a una cena dei «tedeschiani» per discutere della sua candidatura a sindaco, evento che andrà a monte all’ultimo momento per carenza di commensali, ma certamente replicato con successo allorché leggerete questa nota.
Tornando all’aula un po’ deserta causa mancanza tenori e primedonne, non si registrano toni isterici e guasconate. L’ordine del giorno, nove punti compressi in una paginetta, ha il suo acuto (si fa per dire) nell’assestamento definitivo del bilancio 2008. Relatore il sindaco Giuseppe Cerri; controrelatore, Benvenuto Uni (indipendente eletto nelle liste di Forza Italia); assistente silente, la ragioniera capo Lucetta Pietralunga.
Il rito viene officiato nel rispetto della legge che ogni anno, entro il 30 novembre, impone al consiglio comunale di verificare tutte le voci di entrata e di uscita.
Compatibilmente con l’abolizione dell’Ici, la scarsità delle risorse finanziarie e la riduzione dei trasferimenti statali ai comuni, Cerri spiega com’è che la sua amministrazione ha cercato di contenere la spesa corrente e razionalizzato i consumi e le utenze «per destinare maggiori risorse finanziarie ai servizi alla persona». In particolare, «ai servizi scolastici e parascolastici, agli asili nido, alle scuole materne e ai servizi sociali in genere».
Ribaditi i principi, da buon ragioniere Cerri elenca le uscite e gli introiti imprevisti. Si è speso o si spenderà di più per la pubblica illuminazione (oltre 58 mila euro) e per la rimozione della neve (25 mila euro), ma si è risparmiato sulla gestione del personale (65 mila euro) e per gli interessi passivi sui mutui (12 mila euro).
Per contenere l’indebitamento a carico del bilancio del 2009 è stata rinviata la sistemazione di via Berenini che, a cose fatte, costerà 660 mila euro e per finanziare la quale occorrerà un mutuo.
Grazie a un contributo della Provincia (158 mila euro) e al lascito testamentario di una fidentina deceduta (27 mila euro) annuncia che ci sono i soldi per un nuovo canile.
Benvenuto Uni, considerando che «molti di noi potrebbero non esserci più per il consuntivo 2008» (non allude a un trapasso a miglior vita, ma a un eventuale rimescolamento delle carte dopo le elezioni del prossimo anno), si chiede se siano stati raggiunti gli obiettivi del bilancio 2008.
Non possiamo limitarci ad ascoltare, dice in soldoni Uni, quello che il sindaco e gli assessori ci ripetono dopo essere stati imbeccati dai loro tecnici e funzionari. Da bravo professore, non si accontenta della lezioncina imparata a memoria. Vuole approfondire. Non gli basta l’arida descrizione dell’andamento finanziario. Vuol capire perché «è stato variato più volte il programma delle opere pubbliche e perché siamo ricorsi a tante variazioni di bilancio».
Il consigliere dà quindi la stura al suo cahier de doleances. Un copione già noto ai frequentatori delle sedute del consiglio, ma non per questo meno intrigante.
Fa notare che i magazzini comunali, la cui asta è andata deserta già un paio di volte e che stanno per affrontare ora la terza prova, potrebbero alla fine risultare invendibili e non consentire quindi quegli introiti su cui il Comune tanto conta per finanziare certe opere pubbliche. Lamenta i ritardi nel riassetto del piazzale della stazione. Chiede se sia vero che il comune pagherà 70 mila euro d’affitto alla San Donnino Multiservizi (Sdm) per sistemare nei Nuovi Terragli l’Ufficio di Piano, cioè l’Urbanistica diretta dall’architetto Alberto Gilioli. «Si sarebbe risparmiato e guadagnato se fosse stato locato nel Cfp». Intende il Centro di formazione professionale, struttura scolastica sorta con clangore di fanfare negli anni Settanta e ora quasi dismessa. Chiede se sia vero che la Sdm ha fatto eseguire radicali e costose modifiche nei locali che possiede nei Nuovi Terragli. Gli risulta un importo di circa 500 mila euro. Chiede se sia vero che la Sdm intende vendere alcuni locali originariamente destinati alla polizia delle Terre Verdiane. Insomma, l’accusa non tanto velata è che la società compartecipata dal comune voglia fare mercimonio di quel che possiede nell’urbanmostro della stazione. Chiede infine se sia vero che alla Casa del ferroviere sono stati dati 300 mila euro perché sloggi.
Uni mette quindi i bastoni tra le ruote al progetto di completamento dei Nuovi Terragli che prevede la costruzione di sei casermette, per un costo complessivo di 4 milioni di euro, sull’area dell’ex foro boario. «Visto che il polo scolastico agro-alimentare farà capo all’istituto Bocchialini di Parma che senso ha sbaraccare il Solari e ricostruirlo altrove?».
Rievoca l’epocale boutade «il bello e il lusso diventano di tutti» pronunciata da Paolo Antonini per giustificare una panchina da 17 mila euro, fioriere da tremila e cestini per i rifiuti da 700 euro al petalo (ne hanno diciotto). Per bollare tale dispendiosa ostentazione manomette l’infelice frase attribuita a Maria Antonietta: «A Fidenza manca il pane? E allora si mangino brioches». E aggiunge: «Però non avete tre o quattromila euro per Gandolfi quando ne ha bisogno». L’assessore alla scuola, presente in aula, ridacchia ma non abbocca all’amo.
Poi il consigliere sciorina curiosità spicciole, ma non peregrine: è vero che due ragazzi di Milano stanno studiando come funzionano le rotatorie di Fidenza? È vero che vi siete dati una mossa per rendere funzionante il ponte Sigerico, che collega il nulla al nulla, dopo che un blog locale vi ha dato la scossa? Il blog è Nave Corsara, che ha documentato con foto lo stato di desolante abbandono in cui versa l’opera, tanto nuova quanto inutilizzata.
Massimiliano Franzoni, con la pacatezza che gli è abituale, ripete il ritornello messo a punto da Città aperta in queste ultime settimane. Forse noioso, ma difficile da smentire. «Ci preoccupa il futuro. L’abolizione dell’Ici genera incertezza. I comuni non sanno quando potranno accedere ai fondi sostitutivi. I mancati introiti avranno un contraccolpo negativo sull’erogazione dei servizi alla persona. È stata fatta una guerra agli enti locali. Anche l’Anci, l’associazione dei comuni di cui fanno parte tanto gli enti locali di sinistra quanto quelli di destra, ha protestato. È questo il federalismo del centro-destra? Siamo in ansia per il bilancio 2009. Ne abbiamo già sperimentato gli effetti negativi sulla scuola. Se tagliano i finanziamenti per l’handicap, per la mensa o per una sezione, i cittadini chiedono conto al comune e tu come fai a spiegargli che è colpa del governo? Convengo con il consigliere Uni sui risparmi, ma bisogna dare ai comuni la possibilità di perseguire questi obiettivi». Poi si consola con un’inevitabile nota propagandistica: «Il comune ha comunque mantenuto un livello alto nei servizi, ma non so se saremo in grado di mantenerlo».
Il sindaco si pone nella scia di Franzoni chiedendosi se e quando arriveranno i soldi destinati a ripianare il buco lasciato dall’Ici. «Non c’è tranquillità sui flussi di cassa», dice con il vocabolario dell’ex funzionario di banca.
Poi risponde a Uni. Minimizzando com’è nel suo stile. Da buon lettore del Manzoni declina i verbi sedare e sopire (assopirsi, forse) e fa sua la massima del direttore didattico di Vigevano: «Quieta non movere et mota quietare». «Il programma delle opere pubbliche è stato variato in misura modesta. Stiamo aspettando i finanziamenti degli enti sovraordinati, sapete ci sono degli slittamenti». E mima con le mani le ruote dei finanziamenti che slittano. «La piazza della stazione è un riassetto complicato». Non trova i gesti per raffigurare le complicazioni. «Sì, ci sono stati sforamenti, ma dovuti anche a controversi giudiziarie, per esempio con il Dopolavoro ferroviario, che abbiamo risolto nei giorni scorsi». Non smentisce né conferma la buonuscita di tre-quattromila euro poco prima citata da Uni. «Per i magazzini comunali è stata prorogata la data dell’asta ma non ci sarà un abbassamento del prezzo». Si affida alla speranza. «Se riusciremo a venderli, potremo finanziare l’avanzamento dei lavori nel piazzale della stazione». E i fantastici affitti pagati alla San Donnino Multiservizi? «Per l’ufficio di Piano saremo rimborsati dalle Terre Verdiane; per il Centro dell’impiego condividiamo le spese con altri comuni». E la variante che ha trasformato una terrazza in un ufficio in quell’angolo dei Nuovi Terragli che si trova all’incrocio tra via Cornini Malpeli e piazza della Repubblica, ammesso che abbia ancora un senso chiamarla così? Il sindaco non smentisce né il fatto né l’entità della spesa avanzata da Uni (circa 500 mila euro per un pezzetto neanche sfoggiato di un edificio non ancora inaugurato non sono una busca come si dice in gergo borghigiano).
Vuoi per i documentati affondi di Uni, vuoi per le mancate smentite di Cerri che non respinge né gli addebiti né le cifre, assistiamo a un soffice scambio di accuse e di implicite ammissioni di colpa. L’aula, in altre occasioni rissosa, pare la corte di un tribunale inglese ai tempi dei primi film di Hitchcock. Con gli avvocati compunti e imparruccati.
Effettivamente c’è qualcosa che stona in questo provinciale contrasto tra il lusso panchinaro, il faraonismo di facciata di derivazione tedeschiana, e le ristrettezze imposte dai tempi, evocate e temute, che costringeranno la ragioniera, sempre muta come una sfinge, ad aggiungere altri buchi alle cinghie dei fidentini.
Non si capisce se eravamo ricchi e siamo improvvisamente diventati poveri. Non si capisce perché ci siano assessori con le pezze al culo e altri con portafogli gonfi. Forse dipende da chi frequentano. E i soggetti attuatori, si sa, spendono e spandono. Ci risultano incomprensibili però questi assessorati organizzati per compartimenti stagni. Probabilmente non capiamo bene come funziona un bilancio comunale. Forse nessuno ce lo ha spiegato quando abbiamo chiesto spiegazioni. Rita Sartori, più che mai serafica, dà la sua benedizione con la consueta formula: «Ci siamo attenuti alle linee di mandato con i servizi alla persona al primo posto e sempre nel rispetto del patto di stabilità». Tutto va bene, madama la marchesa.
Esauriti con lo stesso solerte aplomb e passo da bersagliere i rimanenti punti, il consesso si congeda attorno alle 23. Le assi del pavimento scricchiolano di gratitudine sotto i passi che si affrettano verso l’uscita.