LA SALA DEI GIGANTI


Seduta del Consiglio Comunale di lunedì 10 novembre 2008, dalle ore 18 alle 22,30


In piazza della stazione i lavori sono fermi. Sarà colpa del dopolavoro?

La piazza della stazione vista dal bar delle sorelle Vaienti (nella foto). Durante il Ventennio si chiamava Bar Balilla. Anche questo edificio è destinato a scomparire.

 

Non sono ancora le 18, ma il presidente del consiglio Luigi Toscani e il sindaco Giuseppe Cerri sono già lì ai loro posti. Anche Vincenzo Basile di Forza Italia è più che puntuale. L’assessore Sergio Varani spacca il minuto.
Un giovane carabiniere dall’aria smarrita si aggira nell’androne dell’anticamera per qualche minuto prima di ritrovare la strada dell’uscita.
Nel giro di una decina di minuti arriva il grosso del consiglio.
Lella Bussandri, Massimiliano Franzoni e Robeeto Casetti sono integralmente vestiti di nero, come i Gufi in calzamaglia. Due le note di colore: il maglione arancione dell’assessore Davide Vanicelli, cui siamo abituati da tempo (che sia la sua coperta di Linus?) e il maglione malva o lilla del vicesindaco Paolo Antonini. Quando sono tutti seduti, spicca il volto eburneo di Lina Callegari, messo in risalto da una mise scura.
Enrica Tedeschi ha la buona creanza di camminare in punta di piedi per non far risuonare quella cassa armonica che è il pavimento di legno.

 

Vittorio Foa, il nonno trascurato

 

All’assessore Davide Vanicelli, ex socialista passato nel Pd via Ds, tocca la commemorazione di Vittorio Foa. Completo come una voce di wikipedia ricorda che l’anziano leader della sinistra, morto il 20 ottobre a 98 anni, fu antifascista, azionista, sindacalista, socialista («mai comunista»). Meno preciso di wikipedia, omette però quel che fu negli anni Sessanta e Settanta, ossia dirigente del Psiup e poi del Pdup e del Pdup per il comunismo, nato dalla fusione con il manifesto, e nel 1976 eletto in parlamento nelle liste di Democrazia proletaria, circoscrizioni di Torino e Napoli, anche se rinunciò per fare posto a Silvano Corvisieri (Avanguardia operaia) e Mimmo Pinto (Lotta continua).  Omissioni, rimozioni, lacune della memoria? Vallo a sapere. Certo che i vivi mettono ai morti l’abito che vogliono, senza che questi si ribellino. Ma un’aula consigliare non è una cattedra di storia, perciò tiriamo avanti. Strano però che di questo deviazionismo di sinistra di Foa abbia parlato persino il Tg1. Sarà che Gianni Riotta era del Manifesto e Davide Vanicelli, che pure è un appassionato di storia della sinistra, in quei dì non andava ancora a scuola.  Di Foa l’assessore ricorda una frase che sembra presa dal nostro editoriale: «È necessario pensare in grande per agire in piccolo». Mi chiedo dove l’abbiamo presa, sia noi che Foa. Sarà che noi lo leggevamo su vari giornali di sinistra non propriamente ortodossi già negli anni Settanta. Poi il minuto di silenzio. Ed è come spegnere un interruttore. Per sempre. Da qui in avanti, la politica si ferma. E proseguono gli storici, con l’acribia dei restauratori della verità.

 

La condanna del corvo è unanime

 

 

Dalla storia alla cronaca il passo è breve. Benvenuti Uni (Pdl) prende la parola per bollare la disgustosa campagna di diffamazione e calunnia condotta con volantini e manifesti anonimi da una o più persone, in special modo contro l’assessore Sergio Varani, a proposito del noto scandalo del cimitero. «Metodi vigliacchi e infamanti, che provocano ripugnanza e indignazione». Chiede che tutto il consiglio respinga questo modo di «fare politica».
Lella Bussandri (Pd) si associa. Giuseppe Comerci (An) esprime solidarietà. «Se questo deve essere il futuro della politica, io mi vergogno». Si aggiunge Massimiliano Franzoni (Città aperta): «Non è questa la modalità di fare politica». Anche Marco Scaramuzza (Prc) esprime lo stesso concetto con parole analoghe senza dilungarsi, com’è suo costume. Stefano Tanzi (Pdl), anche lui preso di mira dai «corvi», giudica queste persone dei «poverini». Come se parlasse di minus habens o di minorenni sfuggiti al controllo di un grande vecchio. Che gli inquirenti seguano la pista degli incapaci di intendere, ma non di volere? Era forse per questo che un carabiniere si aggirava in corridoio? Sergio Varani, che nasconde il suo devastante turbamento interiore dietro la solita maschera di impassibilità, ringrazia. E Dio solo sa che cosa pensa di quel coro fatto di frasi da manuale, ancorché sincere.

 

Uni va alla guerra delle carte

E' il Dopolavoro ferroviario che ostacola la prosecuzione dei lavori nella piazza della stazione?

 

 

Al momento delle interrogazioni e interpellanze scocca la scintilla tra il consigliere Benvenuto Uni e l’assessore all’Urbanistica nonché vicesindaco Paolo Antonini. Per capire i motivi della frizione bisogna fare un passo indietro, e precisamente al 30 settembre, quando il consigliere (indipendente) di Forza Italia presenta un’interrogazione per contestare la flemma con cui avanzano i lavori nel piazzale della stazione. Vuol sapere perché da parecchio tempo nessuno sta lavorando allo scavo del sottopassaggio stradale tra via Carducci a via Mazzini. A dire suo e di molti testimoni, gli uomini della Fidentia, srl presieduta dall’ex sindaco Giovanni Mora e di cui fa parte il gotha dell’imprenditoria fidentina (Unieco, Menta, Di Vittoirio, Copas, Tre Colli Scavi, Zucchi, Socogas, Calza e scusate se abbiamo dimenticato qualcuno) non fanno avanzare il tunnel che doveva essere terminato alla fine di quest’anno. Perché? E qui le spiegazioni diventano fumo, coperta che ognuno tira dalla propria  parte. C’è di mezzo la palazzina del Dopolavoro ferroviario che resiste alle ruspe. Proprietà della Rfi (Rete ferroviaria italiana) o dello stesso Dlf? Ma perché non viene espropriata? Eppure ai soggetti attuatori il Comune ha dato tanto: mezza piazza, la fontana con i pesciolini, l’istituto agrario Solari e altre cose che un tempo erano spazio pubblico calpestabile e ora sono privata area edificata. La matassa delle competenze è un garbuglio inestricabile o così viene fatta apparire. I tempi di attuazione dei lavori, pomposamente chiamati «cronoprogramma», sono ben lungi dall’essere rispettati. Così la notte del 13 marzo dello scorso anno, quando Lina Callegari fa il gran rifiuto uscendo dalla maggioranza, sono riviste anche le scadenze: dal 31 dicembre 2007 slittano al 31 agosto 2012. 
Il consigliere Uni domanda perché non sono stati rispettati i tempi e chiede il riassetto viario della piazza della stazione entro i tempi previsti. Ricorda all’amministrazione che in caso di inadempienza il Comune dovrà risarcire chi subisce i danni del ritardo. Salvo il suo diritto di esercitare rivalsa nei confronti degli eventuali responsabili.
Uni esige copia dei documenti per dimostrare come stanno le cose. La tirano per le lunghe. Forse lo menano per il naso. Ma in apparenza sono irreprensibili. «Li avrai il 3 ottobre», gli assicura Antonini. Il 10 novembre, la sera del consiglio si ritrova a mani vuote. Antonini lo rimprovera come uno scolaretto avido: «Ne avevi chiesti troppi, ti avevamo detto di selezionarli e non l’hai fatto». Ma Uni, che è prof, si infuria. «Non è vero, è sempre la solita storia, non mollate mai le carte, se non una miseria e all’ultimo minuto». Rispunta l’annosa questione delle plance. Forza Italia vorrebbe mettere qualche bacheca in città per affiggervi i suoi manifesti e il suo punto di vista, alla maniera del Pci di un tempo. Va bene, risponde l’amministrazione, fatemi sapere dove le volete, perché non è permesso ovunque. Sapete, la città è un salotto, i giornali murali nuocciono al suo decoro. Allora diteci quali sono gli spazi consentiti, replicano i postulanti. E la palla «diteci voi-no, diteci voi» rimbalza dal 2005 da un lato all’altro della piazza, dall’aula consigliare al piano più alto di palazzo Porcellini. Senza che si concluda. Qualcuno ci gode. Qualcun altro si esaspera. Aleggia sul rimpallo lo spirito burlone della Presa per i fondelli. Più che Kafka lo spettro che si aggira per gli uffici comunali è quello di Hasek, l’inventore del buon soldato Sc’veik, che tiene testa all’ottusità della burocrazia con la disarmante frase: «Faccio rispettosamente notare che sono scemo». Ma nel groviglio fidentino non si capisce chi siano scemo e più scemo.
Ma nella faccenda delle plance, come in quella del sottopasso, Uni ha un chiodo fisso e anche stasera ne approfitta per assestargli un colpetto: «Signor sindaco, le chiedo di togliere la delega al dirigente responsabile di questa impasse». Vuol mandare a casa, o quantomeno ridimensionare, l’architetto Alberto Gilioli. Tra il pubblico c’è il D3 Nino Manno, dirigente di ruolo inferiore dell’ufficio tecnico, che gli addetti ai lavori indicano come braccio sinistro di Gilioli (il geometra Luigi Frazzi sarebbe quello destro).
Per levare le castagne dal fuoco, visto che è stagione, il presidente Luigi Toscani, da navigato nocchiero qual è, suggerisce che sia la commissione urbanistica la sede per cotali argomentazioni e cotanta richiesta. Uni reagisce come il savio cui cerchino di infilare la camicia dei matti: «Tutte le volte è così, volete che se ne parli a porte chiuse, non volete il dibattito pubblico; che cosa avete da nascondere?». Deve essere disperante credere alla democrazia dell’antica Grecia nell’aula sorda e grigia. Ma Uni non si rassegna alla legge del più forte e alla forza dei vincitori. Non crede ad Antonini che dice di avere confuso il sottopassaggio per le auto con quello dei pedoni tra piazza della Repubblica a via Marconi. Non crede ai «disguidi» e agli equivoci invocati dal vicesindaco per giustificare la mancata consegna di documenti. «Sempre la solita pantomima», geme. Qui pro quo ad abundatiam. «Ti ho risposto»,  fa l’assessore. «No, non mi hai risposto». «Ma io mi credevo…». Uni non molla. «E Rastelli?». Si riferisce al commercialista di piazza Matteotti che si è imbucato in un gruppetto di artigiani per ottenere una variante «cartografica» del suo studio. Un’altra spina nel fianco della giunta, una piaga nella quale Uni gira da tempo il coltello. «Ho la pratica qui nell’armadio», prova a dire il segretario comunale. «Nell’armadio avete gli scheletri», replica Uni, battitore sempre più libero e sarcastico. 
La partita del rimpallo è rinviata per impraticabilità del campo. Il consigliere più battagliero dell’opposizione non demorderà. Chiederà un altro quintale di carte.

(i. s.)

 

 

 

 

Pubblicato il 13 novembre  2008

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