di George Clifford
«Ai primi freddi, anche un niente caldo diventa qualcosa». Così cantava Lucio Battisti qualche anno fa. Questa sera il «niente caldo» è rappresentato da un fuoco piuttosto impetuoso che è divampato nella sala del consiglio comunale con l’ordine del giorno presentato dal Partito democratico e da Rifondazione comunista sulla cosiddetta riforma Gelmini della scuola e dell’università.
Poco prima che il presidente Luigi Toscani inizi a leggere l’ordine del giorno, i banchi del pubblico della sala consiliare si riempiono completamente: in fila indiana entrano le giovani speranze del Pd fidentino, condotte, almeno apparentemente, da due insospettabili: si tratta dell’ex vicesindaco ed ex Margherita Francesco Ghisoni e dall’insegnante di educazione fisica Alessandro Pelizzari, pure lui ex Margherita. Le giovani speranze del Pd sono attentissime a ogni parola ed a ogni gesto dei consiglieri che si alternano al microfono e ascoltano in rispettoso silenzio tutte le fasi del dibattito, che terminerà soltanto un paio d’ore più tardi. Bravi ragazzi. Bravi e disciplinati.
Il presidente Luigi Toscani legge quindi l’ordine del giorno sottoscritto dal Pd e da Rifondazione ma non dall’altra componente della maggioranza, Città Aperta, presentato «per impegnare il Consiglio Comunale, in ogni sede istituzionale, a contrastare l’attuazione del Decreto Gelmini».
Il primo ad aggiungere qualche commento al già corposo testo (clicca qui per leggerlo) dell’ordine del giorno è il capogruppo Pd, Cristian Zalaffi: «Questo è un documento che il Pd ha presentato in tutta la zona Bassa Ovest. Solo apparentemente questa (il consiglio comunale, ndr) non è la sede giusta perché, anche se il decreto Gelmini è una legge nazionale, questo ordine del giorno serve per porre l’attenzione su questo argomento…». Poi, puntigliosamente, il diligente Cristian Zalaffi snocciola tutti i buoni motivi per dire no al decreto Gelmini, tanto da restare con la gola secca.
Siccome a illustrare gli ottimi motivi per non accettare questa cosiddetta riforma della scuola ci hanno già pensato tutti i media e tutti gli studenti nelle moltissime assemblee indette nelle scuole e nelle strade – a proposito, era ora che i ragazzi si mettessero a parlare tra loro e non solo attraverso gli esseemmeesse – tralascio di riportare integralmente le considerazioni dei vari consiglieri intervenuti nel dibattito per non tediare gli eventuali lettori.
Il presidente Luigi Toscani, lasciato sfogare il bravo capogruppo Pd Cristian Zalaffi, legge un documento del Pdl, cioè da Forza Italia, che nell’intenzione dei suoi proponenti dovrebbe essere una sorta di contro-ordine del giorno che si intitola «Sostegno al Decreto Gelmini» (clicca qui per leggerlo). Il titolo dice tutto, non c’é bisogno di aggiungere altro.
Anche il consigliere di Rifondazione comunista, Marco Scaramuzza, aggiunge le sue considerazioni: «Tutti sono convinti che ci voglia una riforma della scuola e il governo, nella sua ottica, l’ha voluta fare. Prendiamo, per esempio, il passaggio dove si vuole trasformare l’università ed anche la scuola superiore in fondazione: chi ci mette i soldi, il privato che ci mette i soldi, vuole avere un tornaconto; e questo non mi sembra giusto. Spero che il governo si renda conto d’aver imboccato una strada senza uscita, che non porterà nemmeno lo sperato risparmio… E poi che facciamo? Mandiamo tutti i nostri giovani a fare le guide turistiche?».
Il consigliere del Pdl Benvenuto Uni, visto che le panche del pubblico sono tutte occupate non accetta la pausa – cena proposta bonariamente da qualcuno del tavolo della presidenza e inizia subito il suo intervento. Con zelo professorale cerca di dimostrare che l’attuale decreto Gelmini non è altro che la «continuazione della volontà espressa dal ministro Berlinguer (Giovanni Berlinguer, ministro dell’Istruzione, ndr) nel 1998». «Governo Prodi o D’Alema», specifica beffardo Benvenuto Uni.
Dopo aver atteso pazientemente il suo turno, la consigliera Lina Callegari, che per l’occasione indossa un paio di stivali praticamente d’oro, almeno così appaiono a chi li guarda da lontano, legge il suo intervento scandendo attentamente le parole: «L’ordine del giorno è per sua natura di carattere politico-ideologico, quindi rende il confronto politico-ideologico. In questi mesi si è fatto un uso strumentale della riforma della scuola e si è cercato di indirizzare la protesta in una precisa direzione». Dopo aver citato una decina di ovvietà del tipo «la scuola è un servizio importante», improvvisamente lancia un’accusa precisa: «A Parma, insegnanti maoisti, hanno sradicato ogni orientamento anche vagamente religioso» (si riferiva a una asserita persecuzione da lei subita a Parma da parte di insegnanti che venivano, forse, da Firenze? ndr). Clicca qui per leggere il suo intervento.
Massimiliano Franzoni (Città aperta) svela il mistero che ci aveva fino a quel momento avvinto: perché Città aperta non ha partecipato alla presentazione dell’ordine del giorno contro il decreto Gelmini? Lui la racconta così: «Una prima precisazione: Città aperta non ha sottoscritto l’ordine del giorno del Partito democratico e di Rifondazione, anche se lo condivide, perché ritiene che occorra un approfondimento che non c’è stato il tempo di fare. Per il tempo pieno, per esempio, potrebbe essere il Comune a dover integrare le prestazioni non più previste a seguito dei tagli annunciati. Per il Comune, un’integrazione potrebbe creare dei problemi di maggiori spese non sostenibili. Per questo, invitiamo la giunta a confermare per il futuro gli investimenti nel settore della scuola».
Dopo una fase concitata che vede protagonisti, da una parte l’assessore Enrico Mambriani, già seduto e con il microfono acceso, ed il presidente Luigi Toscani e, dall’altra parte, il consigliere di Alleanza nazionale Giuseppe Comerci e il capogruppo di Forza Italia Stefano Tanzi, decisi a non concedere la parola all’assessore perché non gli sarebbe consentito dai regolamenti, lo stesso Mambriani vince i braccio di ferro e riesce finalmente ad esprimere il suo pensiero (l’altra volta, non c’era stato niente da fare, non gli avevano fatto aprire bocca nemmeno per dire bah, ndr): «Io non mi sento di difendere le riforme della scuola fatte dai ministri precedenti, i vari Fioroni compresi. E ben vengano le riforme di qualsiasi tipo». Poi, rivolto a Lina Callegari: «Dal 1948 ad oggi è stato l’orientamento cattolico che ha ispirato ogni riforma della scuola. Non è corretto portare una esperienza personale e farla diventare una regola generale nella scuola». Poi altre sue affermazioni sagge e controcorrente: «I libri di testo che dovranno durare cinque anni? I libri di testo da usare obbligatoriamente andrebbero semplicemente aboliti. Io non sono qui a difendere il libro bianco del ministro Fioroni (il ministro dell’Istruzione del precedente governo Prodi, ndr). Un esempio: alcune migliaia di insegnanti di religione sono stati messi in ruolo e poi assunti. Se è lo Stato che assume i lavoratori lo deve fare attraverso un concorso o qualche cosa di simile. Non può, lo Stato, permettere che questo lavoratore lo scelga la Curia. Non mi si venga a dire che questo è un atteggiamento anticattolico. Il problema non è essere contro o a favore di questo decreto Gelmini ma è quello di fare una riforma che renda la scuola capace di recuperare l’amore per la scuola».
Dopo questa comunicazione di Enrico Mambriani, fatta tutta d’un fiato, sia per la passione personale che per la paura di essere interrotto da qualche ulteriore e più energico veto di qualche consigliere della minoranza con il regolamento alla mano, la consigliera Lina Callegari prende il microfono e sibila: «Mi ritengo abbastanza offesa. È lesa la mia dignità. L’assessore (Enrico Mambriani, ndr) non poteva parlare, quindi abbandono l’aula». Detto, fatto. La consigliera Lina Callegari si alza e se ne va sbattendo la porta, quella che dà accesso allo scalone del municipio.
A riportare la tranquillità ci pensa, senza sforzo apparente, un soporifero e breve intervento dell’assessore Stefano Gandolfi. Sicuramente meglio lui di una camomilla.
A questo punto, quel che ci vuole è proprio il consigliere Stefano Denti, ex Lega Nord: «Tutti gli interventi contengono in larga parte osservazioni condivisibili. Purtroppo le critiche che si facevano alla scuola trentacinque anni fa sono ancora attualissime. Questo vuol dire che nella scuola non funziona quasi niente perché non si è capaci di affrontare la vita lavorativa. Io non so se votare a favore o no dell’ordine del giorno, quindi mi astengo».
La votazione dell’ordine del giorno «per impegnare il consiglio comunale, in ogni sede istituzionale, a contrastare l’attuazione del decreto Gelmini» vede la maggioranza a favore, Forza Italia e Alleanza nazionale contrarie, Stefano Denti (ex Lega Nord) astenuto, Lina Callegari, uscita sdegnata, assente.
Dove suona la banda di Fidenza? Nel sottosuolo del teatro Magnani
In precedenza, all’inizio della seduta del consiglio, erano state presentate alcune interrogazioni. Una, in particolare, merita attenzione. È presentata dal consigliere di Forza Italia Vincenzo Basile: «Il corpo bandistico di Fidenza svolge la sua attività in locali non idonei. Trovate una collocazione più consona, anche per evitare che Fidenza perda questa attività».
L’assessore alla Cultura Davide Vanicelli si incarica della risposta: «Prima il corpo bandistico di Fidenza aveva sede nell’ex macello, che però, dal 2005, è diventato una sala per concerti e proiezioni. Adesso ha sede in alcuni locali del Magnani. Attualmente si ipotizzano tre diverse soluzioni, tre immobili da prendere in affitto, che stiamo valutando. Per adesso l’abbiamo sistemata al Magnani perché al Palazzo dei Gesuiti non è concepibile avere lezioni di musica… Occorre un certo isolamento acustico, li ci sono altre attività. Le difficoltà della banda sono nate da diverse interpretazioni sulla sua gestione ma con l’arrivo del nuovo maestro c’è stato un miglioramento della sua attività».
Il consigliere di Forza Italia Vincenzo Basile non è per niente soddisfatto: «Assessore, lei ha messo troppo poco mordente per trovare una sede per il corpo bandistico di Fidenza. Per questo motivo si sta disorganizzando (disorganizzando? ndr), abbiamo solo quindici elementi, mentre gli altri comuni ne hanno quaranta – cinquanta. Si impegni un po’ di più per un corpo bandistico che è costretto a fare le prove non nel teatro ma sotto il teatro, negli scantinati.
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