Il primo a dire la sua sulla relazione del sindaco è il capogruppo del fiammante Pdl Stefano Tanzi. Se avrete la bontà di leggere il suo intervento incorrerete nella piacevole sorpresa di capire quel che vi scorre sotto gli occhi. La requisitoria di Tanzi, schietta nella sostanza e chiara nella forma, ha poco a che spartire con il linguaggio oscuro, contorto e ridondante dei politici, compresi i nostri piccolini. I contenuti sono espressi in una forma diretta e comprensibile ai più, un tempo appannaggio della cultura di sinistra.
Se è vero che il messaggio e il modo di dirlo spesso coincidono questa relazione ci autorizza pensieri ancor più sconcertanti. Per esempio: non è che dirà cose più di sinistra l’opposizione di centro destra che l’amministrazione di centro sinistra? Lasciamo cotali e cotanti dubbi e le debite conclusioni al lettore, che non abbisogna di essere guidato nella lettura con riassunti o stralci. Insomma, dopo averlo ascoltato, ci verrebbe da dire che gliele ha cantate chiare, il compagno Tanzi, agli affaristi del palazzo municipale. Nell’elenco delle accuse, già sentite altre volte, spicca lo sdegno per gli incarichi esterni, che ammontano a 1 milione 226 mila euro.
Ed è appunto sfruttando simili debolezze che il consigliere Benvenuto Uni, appena costituitosi in gruppo autonomo, si produce in una delle sue migliori performance alternando la secchezza dei dati ai sarcasmi, la puntuale disamina delle cifre all’ironia con la quale smonta la gioiosa macchina da guerra della giunta di cui ritiene Paolo Antonini il sommo conducente. Impugna la «determinazione» numero 103 del 3 novembre scorso con la quale Alberto Gilioli, massimo dirigente dell’ufficio tecnico comunale, ha incaricato la geometra ventitreenne Paola Frati per una «prestazione professionale collegata all’attività di formazione del quadro conoscitivo del Psc».
In altre parole, la professionista, già impegnata in una supplenza all’architetto comunale Elena Ferrandi, si è dimessa per lavorare nello staff che dovrà redigere il nuovo Prg, oggi chiamato Psc: tredici mesi per 50 mila euro, iva e oneri previdenziali compresi.
Non sappiamo se la cifra sia esagerata come sostiene Uni e se contraddica il principio del contenimento degli incarichi appena conclamato, fatto sta che il sindaco, all’udire sia la cifra sia le credenziali dell’incaricata, ha un moto di stizza e poi parlotta della faccenda con la ragioniera capo Lucetta Pietralunga. Colgo una parola al volo: «Vedremo». Come dire: vedremo se è tutto in regola. In regola, senz’altro. Ma è equo?
«Rispetto ai mille euro dei precari, questo compenso è uno sproposito», tuona Uni. Molti nell’aula hanno figli più o meno dell’età della geometra Frati, ma che guadagnano la metà della metà. Il che ha il suo peso.
Dopo aver distribuito giudizi a destra e a manca sulle presunte malefatte urbanistiche della giunta, qualificando per esempio come «orribile» l’edificio che sorgerà in luogo dell’ex pizzeria Lo Scoglio, Uni si lancia in un esilarante pezzo di bravura sulla Fidenza che sarà anche «città d’arte e città d’Europa», come ricorda sempre Antonini, ma è soprattutto una città che manca di cessi e costringe perciò i turisti a pietire la chiave dei gabinetti di bar e caffè.
Insomma, nella capitale della Via Francigena non si sa dove pisciare per tacere del resto. Dopo l’intervento di Uni e mentre attacca Massimiliano Franzoni di Città aperta, l’aula si svuota. Potenza e forza evocatrice della parola, in molti si scoprono bisognosi della toilette. «Meno male che noi ce l’abbiamo il gabinetto», commenta saggiamente l’assessore Romualdo Borreri tirandosi su la zip. Ci sovviene allora l’epoca in cui i cessi del comune non erano al piano nobile, ma giù a piano terra, più o meno dove si trova oggi il vestibolo del Punto amico. Avevano un aspetto più spartano ma erano accessibili alla cittadinanza tutta e pure ai forestieri (solo alcune cabine erano riservate ai dipendenti comunali). Quello sì che era un vero punto amico. Dopo di allora solo privatizzazione e regresso sociale.
Ci tornano alla memoria anche il gabbiotto automatico bianco e giallo che sorgeva in quell’angolo di piazza Garibaldi dove iniziano le scale per scendere in via Mazzini, dove un tempo c’era l’ingresso del diurno e poi venne installato il monumento ai carristi dello scultore Alberto Allegri. E prima ancora esisteva il nauseabondo vespasiano di piazza Pontida. Insomma, per una città che si riempie la bocca di servizi alla persona non è lacuna di poco conto essere sprovvisti di un luogo pubblico dove svuotare la vescica. Continua.
(is) |