Sarà una seduta lunga, tribolata e logorroica. Dalle 15 alle 22 tutta una tirata. I consiglieri, da quattro anni adusi a questo rituale di fine anno, cincischiano e menano il can per l’aia per una buona mezz’ora come se potessero evitare l’inevitabile.
Manca la maggioranza della minoranza, presente inizialmente solo nelle persone di Stefano Tanzi e Vincenzo Basile. Dopo un quarto d’ora arriverà Benvenuto Uni che, come sapremo poi, appartiene ormai al limbo di quelli che si sono messi alla finestra e infine, con tutto comodo, more solito, si aggiungerà il ritardatario cronico Stefano Denti, ex Lega ora Terre Nostre, già da parecchio tempo orfano di partito e perciò demotivato. Dell’opposizione mancano dunque Giuseppe Comerci, partito all’improvviso per la natia Calabria causa lutto, i solitamente silenti Gianluca Olivieri e Paolo Galvani. Assente anche Lina Callegari. Si è giustificata facendo dire da Benvenuto Uni al presidente Luigi Toscani di non «sentirsi sufficientemente protetta». Speriamo che ci scriva per chiarire quale tipo di pericolo sta correndo. Qualcuno ha forse emesso una fatwa contro di lei?
La maggioranza è presente al gran completo e in gran spolvero. Ci sono pure gli assessori Paolo Antonini, Davide Vanicelli, Stefano Gandolfi, Sergio Varani, Romualdo Borreri (Enrico Mambriani si aggregherà solo verso l’ora di cena), giacché toccherà a loro relazionare e rispondere nelle rispettive materie. L’ordine del giorno è composto di soli tre punti, ma tosti. Il primo, il cardine di tutto, tale da far consumare i polmoni e richiedere parecchie bottigliette d’acqua per spegnere l’arsura provocata dalla favella e dal calorifero intoccabile tanto è ardente, è un argomento che da solo si porterà via cinque ore: il bilancio di previsione del 2009 e quello pluriennale 2009-2011, il piano delle opere pubbliche del prossimo anno e quello dei due successivi. Bilanci e piani da discutere e approvare. Gravoso compito affrontato con la mesta consapevolezza che molti, oggi impegnati a discutere, a dire di sì o di no, tra poco più di sei mesi non sederanno più in questa aula. In gran parte spazzati via dalla scopa elettorale delle amministrative del 6 e 7 giugno. Niente di nuovo sotto il sole: siamo tutti vivi in attesa di morire. Ed è così, con piena consapevolezza della caducità delle umane cose, ivi compresi gli onori politici, che il sindaco attacca la lettura della relazione sulla «programmazione economico finanziaria 2009». Nove cartelle (scritte recto e verso) zeppe di parole e di numeri. Sia le une che gli altri non sempre di facile decifrazione per i profani.
Prima che Cerri cominci a leggere, Stefano Tanzi (Pdl) si alza in piedi: si scusa e fa presente che è suo dovere scendere in strada per protestare. Insieme a Basile e a due del pubblico, seguito dal fotografo della Gazzetta di Parma, discende lo scalone e raggiunge piazza Garibaldi. Qui un ragazzo bassetto con l’apparecchio per i denti, il noto Alessio Quarantelli, animatore dei Giovani del Borgo (le nuove leve del Pdl), srotola un cartone con la scritta a pennarello «vogliamo la verità». L’altra seguace, una sorta di madrina della manifestazione, è la signora Flavia Marenzoni, già segretaria cittadina di Forza Italia. Un anziano osserva perplesso il quartetto schierato con il cartello. Anche lui si starà probabilmente chiedendo: la verità su che cosa? «Su quel che accade al cimitero, perbacco», risponde piccato Tanzi. Come se l’universo mondo dovesse sempre essere al segno mentre la nostra classe politica legge il sillabario di cui conosce a menadito la trama.
Ecco perché l’ex capogruppo di Forza Italia, ora Partito delle libertà, si è vestito da autista da carro funebre. Glielo dico. Incassa senza gradire. Dice che non è voluto. Gli piace il nero. «Sfila». Spero che il bigotto di turno non consideri la spiritosaggine una mancanza di rispetto verso la penosa vicenda del cimitero che ha colpito e continua ad addolorare tante famiglie fidentine. Quando torniamo in aula, il sindaco ha già letto un paio di cartelle della sua relazione. Nessuno si è fermato durante la protesta. Continua.
(is)
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