Ho esaminato le due lettere, una di «anonimo veneziano» -e lo capisco molto bene!- e la seconda di Cristian Bosi. Per la faccenda del futuro sindaco incarnato nel pregiatissimo dott. Massimo Cavalli, posso testimoniare che ho avuto due incontri ravvicinati del 3° tipo, anni fa, con costui.
Il primo è stato sgradevole; le classi terze della Media Carozza di Salsomaggiore dovevano trovarsi davanti al Teatro Nuovo,se ben ricordo per le 9, in quanto un ex-deportato salsese a Dora-Buchenwald, avrebbe raccontato loro le sue agghiaccianti e commoventi memorie di quell'inferno nazista.
Era una mattina molto fredda; abbiamo atteso mezz'ora davanti al locale, con le saracinesche ancora abbassate. Poi finalmente, con fare nervoso, è giunto il dott. Cavalli, che allora era assessore a qualche cosa che non rammento. Ha aperto il Teatro Nuovo, ha sollecitato -lui!- i ragazzi ed i prof. a muoversi ad entrare. La platea era gelida, un freezer munito di poltrone, con spifferi ghiacciati provenienti da ogni dove. Io ed altri colleghi stavamo radunando le greggi verso le prime file ed al centro, davanti al tavolo in cui si sarebbe seduto a testimoniare l'ex-ospite del campo Dora. Il nervosissimo Cavalli mi si è rivolto sferzante, invitandomi ad accelerare i tempi e dando ordini ai ragazzi su come e dove andarsi ad accomodare.
Al che mi sono montati i fumini e gli ho detto che a fare il prof ci pensavo io e non avevo bisogno dei suoi solleciti, di cui forse era più degno lui. E' rimasto allibito e senza parole, chiudendosi come un ombrello bagnato, poi si è eclissato. La seconda volta invece, all'interno della Scuola Media, mentre parlava con il Preside, ha sentito pronunciare il mio cognome e mi si è avvicinato cortesemente, chiedendomi se ero il fratello di Carlo -come in effetti sono- perchè lo salutassi caramente, dato che avevano frequentato le Scuole Medie insieme.
Quanto al signor Bosi, non ha tutti i torti; Vaio è un labirinto allucinante, anche se recentemente è migliorato. Io sono convinto che ci siano scheletri di pazienti o visitandi, giacenti in qualche sgabuzzino, da anni, dopo che si erano persi nei meandri dedalici del nosocomio. Io stesso ho impiegato, all'inizio, parecchio tempo, per trovare finalmente gli ambulatori od i reparti agognati. Siccome mi lamentavo, ricordo anche che un certo primario nervosetto e bizzarro, mi aveva replicato che se Vaio era un ospedale che non mi piaceva, me ne andassi a farmi visitare da un'altra parte(!). Come ho già scritto in altra occasione, il mondo è bello perchè è Vaio!
Franco Bifani
La redazione dice la sua. Professor Bifani, non ha considerato che, nelle intenzioni pedagogiche del dottor Cavalli, il teatro gelido potesse servire a illustrare ai ragazzi, con una certa efficacia, le condizioni dei detenuti nel lager tedesco?
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