Don Lorenzo, bacio le mani a Vostè, a Vossia ed a Voscenza, sa bbenedica!
Sono uno dei tanti farabutti malelingue, capeggiati dal boss malavitoso e codardo, Don Ivano Sartori, quello che usa nomignoli vari di comodo per sfuggire alle grinfie degli uomini della Dia del cartaceo e del web.
Quello che sparla di tutto e di tutti, insieme all'onorata società di Navecorsara, della quale mi onoro anch'io di far parte da qualche tempo. Quello che sparge veleni e semina zizzania, per ogni dove nei dintorni della Bassa parmense, pur non presente in sala a seguire i discorsi eroici di Alessio-Lorenzo per salvare dal disastro ecopoliticosocialeconomico la patria ed il Parmense, egli, che, come Enrico Toti, ha lanciato la sua stampella contro l'inimico, nel corso del suo ultimo sermone. Dov'è la Vittoria? Gli porga la chioma, che schiava di Alessio Iddio la creò!
Voi finite la Vostra spettabilissima lettera, di vibrante e veemente protesta civile, propinando dell'ignorante al «codardo» Ivano Sartori e per giunta accusandolo di essere, con ogni probabilità, scrittore mediocre, oltre che, in parallelo, cattivo e malevolo dicitore. Ora, da farabutto nel presente, ma un dì prof. di Belle Lettere, Vi faccio notare che avete seminato di errori inqualificabili la lettera, con sfondoni di italiano, lingua da Vossia poco frequentata e conosciuta; errori che già alla fine del quinquennio di Scuole elementari, un fine redattore di discorsi e scritti patriottici non dovrebbe più commettere.
Ve li elenco, del resto mi sono subito saltati agli occhi, come cazzotti dolorosi, nella loro macroscopica aberrazione: «cosidetti» con una sola «d»; «sopprattutto», in cui Voscenza ha raddoppiato pure la «p»; «apperecchi» per i denti al posto di «apparecchi»; «quì» «quà» con l'accento: sul qui e sul qua l'accento non va, mi ripeteva, 58 anni, fa la mia maestra; «erà», come futuro del verbo «essere»: io erò, tu erai, egli erà ecc. La punteggiatura è usata così, a casaccio, 'ndo cojo cojo, come si dice in romanesco.
Don Lorenzo-Alessio, aribacio le mani, ma Vi raccomando, state più attento, la prossima volta in cui dialogherete, anche solo virtualmente, con dei farabutti, che, se non altro, usano la loro lingua nazionale in un modo solo un tantino più corretto che non il Vostro. Umilmente e servilmente da Voi mi congedo
Franco Bifani
farabutto e prof, ora in pensione, ma non ancora in carcere
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