The Paolo Sirocchi non ama Michele Santoro (clicca qui per leggere la lettera di Alice Gerra che glielo contesta, ndr) poiché una cosa è l’informazione come ce la snocciola l’ottima conduttrice di Report, un’altra sono le grida e gli urli.
Sbregarudaroli li chiamava mio padre tutti coloro che, in fabbrica, erano per lo sciopero ad oltranza (si veda il film La Califfa) o mettevano un grosso bullone nei bidoni di bitume (perché così facciamo danno al capitalismo).
Sto con mio padre.
Milena Gabanelli ti dice la sua con interviste, documenti e documentazioni, commenti personali tutti (ma proprio tutti) interrelati l’uno con l’altro. Finita la trasmissione, hai l’impressione di sapere come muoverti se vuoi approfondire. Si chiama educazione: la Gabanelli è il nostro Alberto Manzi dell’informazione televisiva. Pensate che Milena è diventata amica del Ricci di Striscia causa il loro ritrovarsi in tribunale per difendersi dalle querele. E Milena non ne ha persa una, mi pare. Così come Giovanni Minoli che intervistava personaggi importanti e potenti con sagacia e stile. Un altro maestro.
Che me ne faccio delle urla di Michele e degli sberleffi di Marco? Non mi danno nemmeno un pizzico di informazione in più poiché non mi documentano. Ti accuso di essere corrotto. Ma non è vero dice l’accusato. Sì, poiché l’ha stabilito quel collegio tribunalizio. E se il collegio fosse corrotto? La Gabanelli me lo direbbe documenti alla mano, Marco non so.
Ed, allora, sono io che non amo la pluralità dell’informazione o Marco e Michele che amano sentire ed ascoltare sé stessi?
E poi il tremendo giacobinismo. Michele si informa sulla programmazione dei bombardamenti in Bosnia e poi va lì a fare lo scudo umano. Per una notte. Ma nessun generale americano è così stupido.
Ci pensi, gentile signora Alice.
Paolo Sirocchi
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