Proprio così: sfoghi. Il termine da lei scelto, cara lettrice, non poteva essere più appropriato. Quelli che noi riceviamo, accogliamo o redigiamo in prima persona altro non sono che sfoghi. Riguardanti cose più o meno importanti, espressi in maniera più o meno diretta. A volte con linguaggio caustico, altre volte con parole blande. In ogni caso, sempre degne di pubblicazione. Di esternazione, si dice oggi.
Rivendichiamo la legittimità dello sfogo allo stesso modo in cui crediamo nella consolazione della filosofia, nello stimolo della letteratura, nel lenimento del cinema e in tutti i benefici effetti ottenibili dalla frequentazione delle arti.
Una società fatta di protagonisti anziché di pecore, di one-man one-vote, ha bisogno anche di dire la sua quando la misura è colma e scopre che gli eletti non sono tanto meglio degli elettori. Chi ha qualcosa da dire, ha diritto a dirlo quanto i giornalisti di professione. Gli chiediamo solo di essere chiaro nell’esposizione. Il nostro scopo è favorire la comunicazione di un’idea o di un’informazione.
Date queste premesse, riprendiamoci il diritto di parola e che lo sfogo diventa valvola di sfogo. Chi si sfoga scrivendo a un giornale o su un piccolo sito, qual è il nostro, non è per forza un tipo bizzarro, un grafomane della domenica o un monomaniaco posseduto da un’ossessione devastante per sé e per gli altri. È invece, e sempre di più, il termometro di un diffuso malcontento.
Se avrà la bontà di leggere quel che scrive Franco Bifani, e sarà così longanime da abbuonargli la prosa professorale che lo caratterizza e lo distingue, vedrà che il sentimento di insoddisfazione non è solo prerogativa dei ragazzi in transito verso l’età adulta, ma attanaglia anche chi tale età e maturità ha pienamente conquistato.
C’è qualcosa nell’aria, nei tempi e negli assembramenti umani che, nonostante gli innumeri paroloni spesi sulla partecipazione, mortifica di fatto le opinioni personali e le vuole tutte modellate ai format scodellati dalla televisione o dagli opinionisti autorizzati. Tra i quali spiccano i politici.
Da cinque anni teniamo d’occhio la politica locale, abbiamo seguito tutte le sedute del consiglio comunale, raccolto testimonianze e indiscrezioni. Da qualche mese a questa parte ci siamo interessati alle grandi manovre preparatorie della campagna elettorale. Che idea crede che si siamo fatti? Abbiamo visto persone note contendersi le sedie, lottare per la loro sopravvivenza sul proscenio della politica cittadina, cambiare casacca per assicurarsi un posto a sedere nel consiglio comunale. Ma non abbiamo sentito un’idea, che non fosse fumosa o campata per aria, sul destino economico e urbanistico della città.
Prenda il cemento. Dicono tutti che ne sono sazi. Persino quelli che hanno rivestito di calcestruzzo ogni stelo d’erba alla stessa maniera in cui si impanano i fiori di zucca da friggere. Come minimo, qualcuno bara. Tanto domani, una volta al governo, faranno quel che gli è comodo fare. Nella fattispecie, quel che l’onnivoro partito del cemento ordinerà loro di fare. Non nutriamo illusioni su nessuno. L’unico dato che distingue i contendenti in questa rissa elettorale più che mai confusa sono i loro nomi e cognomi. Per ora ognuno ha ancora il suo. Mentre i simboli storici di partito sono stati bruciati insieme agli ideali e i sottobicchieri per la scheda elettorale saranno sparecchiati all’indomani del voto.
Dunque, di fronte a questa inalterabilità della politica, di fronte a questo andirivieni da una formazione all’altra dei soliti noti, di fronte ai loro sorrisi di sufficienza e di compatimento, di fronte alle loro furbizie, lasci almeno che ci sfoghiamo.
Meglio così che contare balle da un pulpito o da un palco. Meglio così che scrivere sui muri. Meglio così che avvelenare i flussi di comunicazione trasmessi dai blog attraverso la Rete con messaggi madidi di insulti e calunnie. Meglio lo sfogo della minaccia velata. Molte di queste cose, i politici che verranno presto a elemosinare il nostro voto, le hanno fatte negli ultimi mesi. E qualcuno di loro, pensi un po’, le ha fatte mentre rivestiva la carica di assessore. In questi casi estremi, la medicina che noi consigliamo è sfogo e querela. A seconda della gravità del misfatto compiuto.
PS. Ogni giorno circa 500 persone si collegano al sito per leggere circa 1500 pagine dei nostri sfoghi. Non ritiene che questa sia una ragione sufficiente per sfogarsi e lasciare che chi vuole dia libero sfogo al proprio malcontento?
|