Per gli iniziati una passione che può raggiungere qualità drogastiche, per gli snob un must, per gli arrampicatori uno status symbol. Per i presenzialisti un imperativo categorico, per i neofiti un orgoglio, per gli esclusi una vergogna, per i diciottenni alle prese con i loro primi errori... una pubblica gogna mediatica, con tanto di maestrina dalla penna rossa al seguito.
Che forza! Che coraggio!
Insomma, «nulla resterà impunito», è la riscossa della generazione del sessantotto, tornata alla carica, armata fino ai denti di argomenti categorici, personificazione di un sentimento esagerato.
E pensare che altri, alle prese - mutatis mutandis - con un assessore, da pochissimo ex, smascherato come autore di anonime calunnie, in altro modo si sono comportati.
«Così su due piedi non so dire qual è la morale...» , la Duchessa ad Alice.
Un saluto
Carduccio Parizzi
Risposta redazionale (scorrettamente più lunga della lettera). Noi le pubblichiamo volentieri, le lettere di Carduccio, perché sono sempre divertenti, stimolanti, sottilmente provocatorie. Com’è nella sua natura d’enfant terrible, già gaté. Ma non è che le capiamo al cento per cento. Contengono citazioni spericolate e allusioni di strapaese che spesso sfuggono a noi vecchi analfabeti di ritorno (e pure di andata). Sono odi (plurale di ode), che godi anche senza parafrasi. Certo che, a fine lettura di un’epistola carducciana, una punta di curiosità resta. Per esempio: chi sarebbe quell’assessore perdonato da altri (altri chi e da chi?), mentre «la generazione del sessantotto» (tutta?) sarebbe stata implacabile come il Dio della Bibbia alla prima malefatta di un implume diciottenne che aveva solo dato del farabutto coram populo a un nostro redattore? E chi è la maestrina dalla penna rossa? Carduccio, dicci. Se c’è da spiattellare qualcosa tu sai che non lesiniamo l’inchiostro. Tu di’ e noi diamo in pasto al popolo feroce e bramoso di gogna. Tutto quel che ci entra dalle orecchie (alla Dumbo per la nota tesi darwiniana sulla funziona che sviluppa l’organo), ci esce dalle dita. Prima che ce le amputino, orsù, Carduccio, dicci. Sciogli il tuo oscuro parlare. Tu non sei James Joyce. Noi non siamo i tuoi esegeti. Che il parlare obliquo non diventi il tuo raffinato modo di essere anonimo. Vecchio dandy, qua la mano.
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