Si discute se Paolo Antonini e Giuseppe Cerri siano o no i formidabili affossatori del Pd fidentino. Si mormora che Massimo Tedeschi possa diventare il City Manager del comune di Fidenza se il Pd fidentino e la coalizione che saprà formare attorno a sé vincerà le prossime elezioni amministrative locali.
Io sono stufo.
Ma perché?
Ve lo spiego raccontandovi a modo mio la storia dell’Asi, Azienda (o Agenzia) Servizi Imprescindibili, di una ridente e tranquilla cittadina emiliana a sud del Po. Più di dominio pubblico che privato, mi pare.
L’Asi è una creatura di M. T. Il quale è comunista, lo è sempre stato e concepisce l’economia come una mucca da mungere senza preoccuparsi troppo se vi sarà o non vi sarà fieno sufficiente per la povera mucca.
Ma M. T. è scaltro e, per chi concepisce l’economia come una disciplina da imparare bene per poter vendere e fare soldi, ciò basta.
Infatti arriva, un bel giorno, il decreto Letta, gerente il governo ulivista del dopo primo Prodi.
Dice il decreto: «Il mercato, prima gestito in regime di monopolio, si è avviato, grazie alla liberalizzazione di alcune attività, a divenire concorrenziale», perché si stabilisce che dal primo gennaio 2003 «più operatori sul territorio vendono il gas proponendo offerte diverse e facendosi quindi concorrenza».
Ma attenzione al passo successivo: «Nei limiti delle disposizioni del presente decreto le attività di importazione, esportazione, trasporto e dispacciamento, distribuzione e vendita di gas naturale, in qualunque sua forma e comunque utilizzato, sono libere». D. L. 164/00. M. T. capisce che può fare bingo poiché intuisce che import, export, trasporto, distribuzione e vendita sono attività che possono essere gestite da imprese e società tutte appartenenti a una ben precisa schiera politica. Non lo dico io. Lo dice Bruno Vespa nel suo libro «Storia d’Italia. Da Mussolini a Berlusconi», ove cita il caso della depenalizzazione del falso in bilancio che favorì Berlusconi ma anche parecchi amministratori delegati di società di importazione legate alla sfera Pci, Pds, Ds. Tali società, per lo più residenti in Emilia, sono importatrici ed esportatrici di prodotti tessili. Ecco perché sono convinto che l’invasione di lavoro nero cinese attorno a Carpi non sia poi il risultato della sola globalizzazione ma di una cinica (comunista) regia del potere politico emiliano (tu produci a bassissimo costo, io ti compro i prodotti e li rivendo, chi starà a casa perché perde il lavoro regolare costituirà grancassa da far valere nella piazza se Berlusconi vincerà = un perfetto ragionamento togliattiano).
Ed allora il piano diventa chiaro: fondo società oppure smembro società ma sempre le riunisco in una scatola cinese ove la regia è in mano mia ed avrò tutti i soldi dei quali ho bisogno per finanziare anche le mie attività politiche. Perché, comunque vada ed andrà, i cittadini non si chiedono più di tanto, votano sempre e, spesso, mi eleggono.
Ma il gas metano quanto costerà, così gestito?
Diamo un’occhiata a questo grafico:
Questo grafico ci dice che tre sono le strutture portanti per cucinare in casa: chi cerca giacimenti e li sfrutta, chi ammassa la materia prima e la distribuisce, chi la vende. Tutte attività libere, separate e distinte. Qualche autorizzazione sì ma che non comporti eccessive rotture di uova.
Pensate che il gas metano possa costare poco dovendo scorrere attraverso tali attori economici? Costare poco o molto è un concetto economico relativo, cioè da confrontare con altre situazioni e Paesi. Posso istituire una azienda per passaggio o costituire una sola azienda gestore dei passaggi, con uffici preposti alla bisogna. Dal momento che succhio il gas metano dalle viscere della terra al momento che lo brucio per la pastasciutta, quanti ricarichi riceve ( si chiama mark up)? Non è un servizio imprescindibile? E come il diritto al lavoro, non dovrebbe essere difeso e reso, se possibile, a buon mercato?
Un comunista non lo può capire. Egli ci vede solo un’opportunità per spartirsi tra i suoi amici i finanziamenti pubblici per costruirvi le sue aziende distributrici. Oppure altre aziende con ragioni e oggetti sociali che col gas metano poco hanno a che fare. Ma intanto assumo, promuovo, distribuisco reddito: creo clientela, elettorale e consumatrice. Sì, poiché il gas metano è un servizio imprescindibile.
Da mie ricerche su Internet: «Va controcorrente Gas Plus, uno dei rari operatori del gas italiani completamente privati. Mentre i principali player sul mercato nazionale faticano a trovare metano libero per soddisfare i propri clienti il gruppo di proprietà della famiglia Usberti da semplice distributore è riuscito a diventare anche produttore e a breve inizierà a commercializzare gas fuori dai confini».
«Ormai avevamo messo in piedi una struttura commerciale, così abbiamo iniziato a muoverci sui mercati esteri, dalla Germania, all’Olanda, al Belgio fino al Mare del Nord, a caccia di gas libero da trasportare pagando i diritti di transito sui gasdotti internazionali. Abbiamo iniziato con volumi risibili che non erano sufficienti nemmeno per rifornire i clienti domestici; poi abbiamo via via incrementato le quantità fino a servire i clienti industriali e infine direttamente i grossisti. Oggi siamo tra i venditori che in percentuale importano di più: siamo in grado persino di stoccare metano da rilasciare nei momenti di picco della richiesta». Così Davide Usberti, presidente della Gas Plus SpA.
Qualche mese fa, Usberti fu ospitato dalla gazzettistica parmense al fine di dichiarare che la sua Gas Plus realizzava ottimi ebit. Alzi la mano chi sa cos’è l’ebit. Se dico che venti di voi lettrici e lettori lo sanno e gli altri ottanta no, non mi discosto di molto dalla realtà. Ne sono certo. L’ebit è un acronimo inglese (Earning Before Interest and Taxes) per significare guadagno. Ricavi meno costi di produzione uguale a guadagno che mi rimane, l’ebit appunto. Vedete? Non ti dicono se può costare meno, ti dicono che col gas metano si realizzano ottimi ebit. In Internet se cerchi Davide Usberti trovi anche Enrico Letta, patrocinatore del libero mercato del gas metano. Quando votammo per la nascita del Pd, a Fidenza esisteva una terza lista riportante nomi di sicura fede berlingueriana (perché allora c’ero anch’io fra loro) ma appartenenti all’area Letta. Chi ha deciso i nomi dei dirigenti dell’Asi? Perché proprio loro e non il mio vicino di casa, laureato con ottimi voti in Economia Gestionale? Se l’Asi decide per suo conto le nomine dei dirigenti come mai bazzicano intorno sindacalisti esterni delle federazioni sindacali Enti Locali?
Quando voterete a giugno ve lo ricorderete?
A risentirci.
Paolo Sirocchi
PS. M. T. è Mentore Tagliavini, un signore che ho conosciuto al Salone Internazionale dell’Imballaggio, Ipack-Ima, 24-28 marzo 2009, Milano Fiere, Rho.
Cercava strumenti progettati per il controllo qualità e mi ha raccontato la sua storia. |