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Prima le bombe e poi la tv spazzatura, è questa la cultura laica?

 

 

«Régis Debray partecipò alla spedizione del Che in Bolivia. Catturato, fu condannato a trent'anni. Uscito di prigione per intervento del governo francese, una dozzina d'anni più tardi fu designato da Mitterrand a presiedere il Consiglio di Stato. Nessuno quanto lui può essere considerato l’icona della sinistra contestatrice e rivoluzionaria francese. Eppure oggi ha rotto con la gauche. Secondo Debray la sinistra, ancor prima della morte del marxismo, in Francia e in Occidente ha rinnegato quell'essenza comunitaria e religiosa che i culti accesi della République giacobina e della Révolution operaia le avevano trasmesso nel XIX secolo, finendo col convertirsi all’individualismo moralizzatore dell’ideologia dei Diritti dell'Uomo. Così essa ha consumato, con una soddisfazione tanto più oscena in quanto palese ed ostentata, la sua doppia riconciliazione con i valori borghesi da una parte e con il neo-imperialismo americano dall'altra. Quel che Debray non perdona alla sinistra, post o anti marxista, è la sua aggregazione incondizionata ed entusiastica a quella che egli definisce come Roc (Religione dell'Occidente Contemporaneo). Il Roc, per Debray, è un miscuglio di cecità antropologica, di arroganza imperialistica e d'incultura rivendicata come arma di comunicazione di massa. Ma è soprattutto una religione, ovvero un corpus di credenze comuni, costituitesi in un sistema di potere, incarnato e definito da dogmi tra i quali il primordiale è la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, dichiarazione dedotta dall'habeas corpus delle rivoluzioni inglese e americana, che ha sacralizzato l'autonomia individualistica e che oggi costituisce una legge che, di diritto e di fatto, deve essere applicata da tutte le società e da tutti gli uomini della Terra. Da questo dogma scaturisce come automatismo la giustificazione morale delle guerre d'aggressione che si perpetrano contro la Serbia, il Mondo Arabo, l'Afghanistan e gli obiettivi prossimi venturi».
Questo articolo tratto dal sito www.noreporter.org è una possibile risposta all’articolo del 7 maggio scorso titolato «Studia, se vuoi essere libera» a firma i.s. (Ivano Sartori, ndr). Il Bonino Boy di Borgo dimentica volutamente che l’Afghanistan è sotto occupazione militare occidentale dal 2001 e così facendo, prendendo spunto da un film che non mi permetto di criticare perchè non visto, vuole arrivare al cuore del problema e alla sua soluzione che  mi permetto di sintetizzare nella frase: «Lo studio laico in quanto tale rende liberi». Ora vorrei chiedere all’articolista illuminato cosa prevede il copione del film per le donne afgane che, all'opposto, vogliono restare fedeli all’insegnamento tradizionale cosiddetto islamico «fondamentalista»: bombardamenti della Nato, bombe a frammentazione, fosforo bianco? Non le pare che per il burqa stiano morendo troppe persone? Il riferimento alla tv spazzatura, volendo fare entrare Berlusconi anche a Kabul, è proprio una delle classiche armi rieducative che i vincitori militari  impongono alla mente dei vinti per il secondo tempo della vittoria e della sottomissione culturale. Quanto al riferimento  statue buddiste distrutte dai talebani sarebbe sufficiente ricordare Montecassino e Dresda (e nel suo piccolo anche Fidenza) per comprendere l’elevato concetto di  civiltà e cultura storica  che i buoni, perennemente in trasferta ad esportare democrazia, hanno dei paesi abitati dai cattivi insubordinati.

Ferdinando Gotri

 

«La libertà d’espressione è far scorrere l’inchiostro, non far scorrere il sangue».

Pubblicato il 13 maggio 2009

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