di Mauro Zuccheri
Innanzitutto un saluto ai «naviganti» della Nave Corsara.
Faccio una brevissima incursione (pirata tra i pirati) perchè stimolato dall’articolo scritto da Paolo Sirocchi.
Le mie attuali non brillanti condizioni di salute, mi hanno impedito di capire fino in fondo il senso dell'articolo.
L'ho trovato un poco... per così dire dispersivo e fumoso, ma tant’è.
Da quel che mi è parso di capire, Paolo, dopo aver affrontato e superato un travaglio (non Marco) interiore sul leggere o non leggere l'Unità (ognuno ha i suoi problemi), arriva alla conclusione che «dipende anche da noi. Che cosa? Il progetto di un partito unico a sinistra».
«Ho visto 300 e mi è piaciuto. Serse è il capo dei comunisti, dei komunisti e dei sinistrorsi cattolici. Leonida è il capo dei socialisti. Erano trecento, giovani e forti e sono morti, così recita un verso risorgimentale, credo. Ma vuoi mettere morire da socialisti nel Pd, come Leonida? Ne vale la pena».
Ho letto e riletto più volte l’articolo e, caro Paolo, c’è qualcosa che non mi torna nella tua affermazione finale.
Dipende da noi Socialisti portare avanti il progetto di un partito unico a sinistra?
A me risulta che non fummo noi ad uscire sbattendo la porta (l'hanno rotta sbattendola nell’uscire e manco ce l’hanno ancora pagata, in nome della rivoluzione) a Livorno nel 1921 inneggiando ad una rivoluzione finita poi sotto la guida di Franceschini!
I Socialisti, l'idea di fronte unico della Sinistra lo avevano nel sangue. Sono altri che lo hanno indebolito fin dall'inizio.
Da allora, fino ad arrivare all'ultima scelta politica dell'ex segretario del Pd Veltroni di «correre non da solo ma con Di Pietro piuttosto che con i Socialisti», i KattoKomunisti non hanno mai perso l’occasione di vedere nei socialisti i nemici da estirpare, da giudicare e da condannare alla damnatio memoriae, arrivando in taluni casi addirittura a rubarne le idee e l'identità in una sorta di pulizia etnica.
Paolo, hai citato il film «300», hai correttamente paragonato la storia Socialista alla civiltà spartana.
Paolo, non ne hai avuto abbastanza di 88 anni di ostracismo politico da parte dei PersianiKattoKomunisti?
Dovresti ricordare allora anche l'iscrizione: «Straniero, annunzia agli Spartani che qui giacciamo, obbedendo alle loro leggi».
Le leggi erano quelle degli Spartani, non quelle dei Persiani.
Per 88 anni ci hanno sputato addosso, ci hanno accusato di ogni nefandezza, di ogni ruberia quasi fossimo il cancro della società civile.
E tu Paolo ora affermi che è giusto morire da socialisti nel Pd come Leonida nella battaglia delle Termopili?
Perché dobbiamo essere ancora la vittima sacrificale dei PersianiKattoKomunisti?
In nome di cosa e di che?
Paolo, come ben sai, dopo la battaglia delle Termopili, venne quella di Platea.
I Socialisti dalle Termopili ci sono già passati, pochi sono sopravissuti.
Adesso è arrivata l'ora della battaglia di Platea e se c’è da combattere, combattiamo per le nostre leggi e non più per le loro.
Chiudo con un aforisma di George Smith Patton: «La guerra non è morire per il proprio Paese, ma fare in modo che l’altro bastardo muoia per il suo».
Paolo, «ricorda chi eravamo». (Frase tratta dalla battaglia finale a Platea, nel film «300»).
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