RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO


Noi socialisti del Partito democratico

 

Dario Franceschini, 51 anni, ferrarese, neo segretario del Pd.

 

Avevo deciso che no, l’Unità non la compravo più. Non è il mio giornale, mi dicevo. La Concita fa bene il suo lavoro, ha risollevato le vendite ma non mi ci riconosco.
E invece no. Questa rompiscatole dal nome messicano, post comunista, ed è grave esserlo oggi in Italia, caparbia e sicura delle sue idee, a volte forti a volte uscite da un buon salotto romano, mi ha, ancora una volta, affascinato.
E non è solo il fascino delle parole che scrive. Questo lo so e lo tengo per me.
Tre passaggi sull’Unità del dopo elezione del Bocconiano.
Il primo: «Allora la domanda è: una classe dirigente che voglia “radicare il partito sul territorio e ascoltare le domande che salgono dal paese”, come diceva bene ieri Piero Fassino, come pensa di farlo se ignora la prima e la più forte delle richieste (primarie e congresso, nota mia)? Il vizio - la presunzione - di pensare che gli elettori siano stolti, che siano da indirizzare secondo logiche che non possono capire porta lontanissimi dal consenso, per usare una categoria più interessante porta lontano dalle radici della democrazia. Lo dicono a destra la Lega, ormai padrona nelle fabbriche del Nord, lo dice Di Pietro». Magistrale il passo sottolineato: da Togliatti in poi, passando per un Berlinguer Enrico che ne muore, il Pci è stato così, sempre. Basti pensare a Bersani di tipo Pierluigi secondo il quale questo governo non sa cosa vuol dire dirigere il Paese ma non dice mai perché a sinistra perdiamo.
Secondo passo: «A meno che, ipotesi B, il piano occulto non sia quello di fingere di salvare il salvabile per andare al minimo storico, invece, a un risultato elettorale che giustifichi l'azzeramento del progetto, consumi definitive vendette personali e rimetta in  gioco prospettive archiviate».
Scoperchia il vaso di Pandora, Concita, e qui ci metto i democristiani, dalle idee false e bugiarde, come quelle della sinistra demo cattolica. Ve li ricordate i Granelli? i Galloni? Marciatori indefessi del Transatlantico di Montecitorio alla ricerca di possibili alleati comunisti (Di Giulio, Napolitano, per arrivare a Enrico) e di banche, come l’ex San Paolo di Torino, al fine di finanziare progetti anti Craxi, sì, ma forieri di medesime spartizioni.
La Toccata e Fuga In Re minore per organo di Bach, che sto ascoltando mentre scrivo, induce me all’introduzione del terzo ed ultimo brano.
«La seconda domanda, di fronte a una platea dimezzata, è dove fossero i 1300 delegati mancanti, ieri. Siccome i paladini della prudenza e della pur legittima convenienza che hanno scelto per un segretario subito erano tutti lì, 80 contro 20 il risultato, il sospetto è che quelli che volevano le primarie siano rimasti a casa. Perché avevano altro da fare, perché è più facile dire state sbagliando che mettersi in gioco. Se fosse così ha ragione chi ha deciso per loro. Se non fosse così ha ragione lo stesso: la maggioranza è questa».
Non scordiamoci mai di combattere coloro che consideriamo, con buon senso, ragionamento e convinzione, avversari politici. O coloro che si mettono di traverso.
Concita conclude che, comunque, il Bocconiano si ispira a Zac, Benigno Zaccagnini, e trova ispirazione dal nome di quest’ultimo. «Un uomo di nome Benigno, che auspicio raro», scrive.
Zac, ignavo di prim’ordine, che non seppe tirar fuori Aldo Moro dalla prigione nella quale si metteva il popolo italiano. Eppure, eppure come dimostrano i komunisti radicali, si può sempre trovare una via quando c’è di mezzo la vita di qualcuno, fossero pure dei guerriglieri dalle confuse idee latino-americane.
Comunisti, komunisti e demo cattolici sinistrorsi. Puah!
Poi, nelle ultime battute, la frase che mi convince a rilegger l’Unità.
Sostiene Concita: «Non dipende solo da noi», ha detto. È vero. Però dipende anche da noi… Non dipende solo da noi, è vero. Sempre, però, dipende anche da noi».
Che cosa? Il progetto di un partito unico a sinistra.
Ho visto 300 e mi è piaciuto. Serse è il capo dei comunisti, dei komunisti e dei sinistrorsi cattolici. Leonida è il capo dei socialisti. Erano trecento, giovani e forti e sono morti, così recita un verso risorgimentale, credo. Ma vuoi mettere morire da socialisti nel Pd, come Leonida? Ne vale la pena.


A risentirci
Paolo Sirocchi

PS. Non so e non lo voglio sapere se Franceschini è o non è bocconiano. Io lo chiamo così. E gli do fiducia.

 

Pubblicato il 23 febbraio 2009

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