Chiedo venia alla bottegaia, pardòn, boutiquière, Madame Peveri della Rocca per l'ironia che ho adusato nei confronti della di Lei sacra e venerabile persona, da scostumato qual io sono dalla nascita, datata 9 aprile 1945; ironia, che, fra l'altro, la medesima, nota esperta di psicologia dell'età evolutiva, definisce, tout court, tardo-adolescenziale.
Sono altresì fortemente e profondamente contrito, nell'intimo dei precordi, per aver fermato sulla tastiera paroloni per Lei, e solo per Lei, troppo oscuri, difficilmente interpretabili, decifrabili e decriptabili -come si vede, tutti ripieni di bile, anzi, di -bili. Bastava prendere ,tra le leggiadre manine, un dizionario, tomo che, evidentemente manca, o è rimasto celato da altri volumi, nella ricca biblioteca della magione Peveri Della Rocca -in cui immagino sia ben presente, invece, l'opera omnia di Evola e Cèline-, per estrapolarne le evidenze semantiche.
Noto che, come per parecchi intellettuali ed intellettualoidi di destra, si debba lamentare la mancanza assoluta del cosiddetto sense of humour; ma capisco che chi legge Nietzsche, Céline ed Evola ha la mente librata ad altezze iperuraniche, ben lontane da quelle infime regioni in cui viviamo e vegetiamo noi, misero volgo che nome non ha, plebe da gleba, rozzi villici villani.
Il barone siculo-ispanico Evola non mi suscita alcuna ammirazione, quale campione di razzismo, arrogante antidemocrazia e superba aristo-oligarchia, meschino redattore di prefazioni a scellerate schifezze ed immondizie, come i famosi Protocolli dei Savi di Sion. Lo lascio a chi se ne può nutrire senza aver poi necessità di emetici, ma anzi ne sugge, voglioso, il nettare e l'ambrosia esclusivi. La difesa nei confronti della Bariggi è completamente gratuita, fuori luogo e inutile; alla Bariggi non mancano le forze e le parole per farlo da sola, a parte che io ne ammiro, da decenni, segretamente, le qualità esteriori ed intellettive, pur senza speme d’esserne contraccambiato.
Quanto al pretendere dal sottoscritto proposte alternative e costruttive da antiparolaio, non ne ho mai avuto la pretesa. Conosco i miei limiti, al contrario di Madame Sans-Gêne Peveri della Rocca e non sono nemmeno un amministratore locale o un perito di turismo termale. A parte che, se fossi anche un geniale esemplare di questa schiatta di esperti, sono convinto che nulla e nessuno possa estrarre di un solo millimetro Salsomaggiore dalla sua progressiva e inesorabile decadenza e involuzione in ogni settore, non solo in quello che riguarda la sua vocazione termal-turistica.
Franco Bifani
Nota redazionale. Va avanti ancora per molto ’sta storia? La volete capire che i lettori si stufano? E noi pure di impaginarvi. Non vogliamo diventare un ricettacolo di litigiosi. Siamo mica qui per pettinare le bambole. Non ci sono cose più importanti su cui accapigliarvi? Il rimbrotto valga per entrambi. D’ora in avanti, un botta e risposta e via. E chi si becca l’ultima legnata, peggio per lui. La redazione si riserva naturalmente di pubblicare il protrarsi del dibattito qualora siano in ballo questioni riguardanti la collettività, più che l’onore del singolo. Per i duelli, scambiatevi le e-mail o i padrini.
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