DONNE AFGANE


Libri che bruciano e scottano

 

Donne invisibili. «Guardatela da vicino: nessun lavoro, niente scuola, nessun diritto… eccola».

 

di Mario Mantovani         

Complimenti per quello che avete scritto a proposito di quel film sulle donne afgane, io non credo vedrò il film, in linea di massima non ne vedo mai, forse semplicemente non sono abituato a vederne.  Poi, io potrei dire di non amare lo studio ma leggendo quanto hai scritto posso dire che, casomai, non amo la scuola e questo è ben diverso.  Mi torna alla mente un fatto, che cito spesso ai ragazzi che frequento (per i corsi di educazione stradale o di scacchi ma anche per parlare dei miei scritti).  Si tratta di Primo Levi che in Se questo è un uomo, dopo avere descritto come nei lager gli ebrei venissero spogliati di ogni effetto personale e costretti a vivere come animali, racconta di essere riuscito ad impossessarsi di un libro di ostetricia e di averlo letto con avidità. Lui che era un chimico!
         Parimenti si racconta che Socrate, sebbene non desse voti, né titoli ed i suoi discenti pagassero per imparare, avesse comunque un grande seguito.  Nella vita poi, e rubo un aforisma a non ricordo chi, le persone istruite amano imparare e le persone ignoranti amano insegnare. Quante volte abbiamo sentito, ad esempio, di preti (e non solo ovviamente) che hanno pagato con la vita la colpa di essersi occupati dell’insegnamento in Paesi poveri, in Africa come in America Latina.  I fascisti, i nazisti ed i talebani oggi si son pur dati da fare a bruciare libri. Eclatante comunque il fatto che le donne  siano quelle che pagano di più, spesso rappresentando la parte debole e povera di Paesi poveri, vittime e prede dell’ignoranza e del pregiudizio.

 

Pubblicato il 13 maggio 2009

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