di Angelo Conforti
Il consiglio comunale fidentino ha discusso giustamente sulla scuola. Infatti le decisioni nazionali si riversano sul livello locale.
Per amore dell’informazione credo però sia opportuno che i cittadini di Fidenza dispongano delle conoscenze necessarie per valutare la situazione che li interessa da vicino, anche se non lo sospettano. In particolare penso sia bene che i genitori borghigiani sappiano qual è il destino futuro che aspetta i loro figli che vanno a scuola o che ci andranno tra un anno o più.
Il problema non è solo il decreto Gelmini. È una leggina che in pochi articoli di qualche riga provoca danni incalcolabili, ma è soltanto una palla di neve rispetto alla slavina che sta per arrivare sulla scuola italiana e sul futuro del Paese.
Il disastro più grave ed irreversibile deriva piuttosto dalla legge 133 del 6 agosto 2008, in particolare dall’articolo 64, che prevede un innalzamento graduale di un punto entro il 2012 del rapporto docenti/studenti.
Che cosa significa? «Che si eliminano gli sprechi e si razionalizza la spesa, eliminando qualche fannullone», penserà di sicuro qualcuno. Vediamo un po’.
In effetti ci sono molti tagli di personale, sia docente che amministrativo, tecnico e ausiliario. Faccio riferimento al «Piano programmatico del MIUR di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze in attuazione dell’art. 64 della legge 133/08», che si può consultare per stralci in allegato.
Esso prevede una riduzione di 87.341 insegnanti in tre anni e nello stesso periodo di 44.500 ATA (vd. frecce rosse grandi in tabella).
«Perfetto: 131.900 fannulloni in meno = più efficienza!» penserà chi si è lasciato convincere dalla propaganda governativa, credendo magari che i nullafacenti li abbiano già individuati per nome e cognome.
Ma analizziamo più in dettaglio le tre tabelle in cui sono elencati gli interventi di riduzione anno per anno. Che cosa accadrà?
- L’organico delle elementari sarà stabilito (e ridotto) sulla base di criteri diversi da quelli in vigore (punto b delle prime due tabelle = 14.000 maestri in meno);
- I maestri specialisti di lingua inglese saranno ridotti alle elementari (punto c delle tre tabelle = 11.200 maestri di inglese in meno): mica male per il governo delle tre «I», una delle quali è l’iniziale di «Inglese»;
- L’orario del tempo prolungato della scuola elementare sarà rivisto e quindi ridotto dal 2010 e poi ancora dal 2011 (punto d delle ultime due tabelle = 13.600 maestri in meno);
- L’organizzazione e l’orario delle scuole medie, inferiori e superiori, sarà modificato profondamente, con eliminazione di materie e riduzione del tempo-scuola, oltre al ridimensionamento delle possibilità di crescita e formazione per gli studenti (punto d delle tre tabelle = 14.000 insegnanti in meno alle medie e alle superiori); vd. anche stralcio del «Piano» per le riduzioni di orario;
- Abbiamo lasciato per ultimo il punto a) delle tre tabelle evidenziato dalle frecce piccole rosse. È il punto più interessante. Riguarda l’innalzamento del rapporto alunni/classe e si ottengono 12.800 professori in meno. Cosa vuol dire?
È semplice. Oggi il divisore per formare le classi è il numero 25.
- Aumentarlo dello 0,20 nel 2009/2010 significa 25 x 0,20 = 5 ð il primo anno le classi possono essere composte da 30 studenti;
- Dal 2010/2011 si aumenta di un ulteriore 0,10 ð 30 x 0,10 = 3 ð il secondo anno le classi possono essere composte da 33 studenti;
- Dal 2011/2012 si aumenta di un ulteriore 0,10 ð 33 x 0,10 = 3,3 ð il terzo anno le classi possono essere composte da 36 studenti;
Credo che le famiglie con figli che stanno per iniziare la scuola, o che la stanno già facendo, dovrebbero essere informati di questo e magari chiedersi come possa migliorare la qualità della scuola, dell’insegnamento e dell’apprendimento con queste modifiche. È questo un modo per eliminare sprechi (se ci sono), o si tratta d’un taglio generalizzato e indiscriminato che non produce miglioramenti? Non faccio altri commenti, lascio giudicare a chi iscriverà i figli nelle classi prime dei vari ordini di scuola, formate progressivamente da 30, 33 e 36 allievi.
Se va bene, perché se ho 144 iscritti (36 x 4) faccio quattro classi prime, ma se ho 160 iscritti faccio sempre quattro classi, di 40 alunni ciascuna (160 : 4 = 40). Si torna al passato, agli anni ’50? O ancora più indietro?

Una classe degli anni ’50.
2.
Chi inneggia al maestro unico forse ricorda solo se stesso. Non ricorda che fine hanno fatto gli altri 29 o più compagni delle elementari? Non ricorda l’alto grado di dispersione scolastica? Forse chi inneggia al maestro unico non ricorda che, ancora negli anni’90, quella che una volta si chiamava brutalmente «mortalità scolastica» era oltre il 20%, e non so se devo aggiungere in quali zone d’Italia era più concentrata. E non so se devo aggiungere da quali fattori dipende la selezione. Dalle scarse capacità? Dal disimpegno (fannulloni in erba)? O da fattori sociali? O da fattori politici? Chissà se qualcuno di questi entusiasti della contro-riforma ha mai riflettuto sul fatto che dobbiamo migliorare ancora tanto, sul fatto che in Italia ci sono 44 diplomati su 100 abitanti (66 la media OCSE) e 10 laureati su 100 abitanti (24 la media OCSE), sul fatto che dobbiamo ridurre, non aumentare, la dispersione (vd. anche punto 5)?
3.
I dati OCSE-PISA (Program for International Student Assessment) smentiscono la premessa del «Piano» ministeriale riportata sotto, che appare generica e qualunquista, come chi per esempio parla, a livello locale, genericamente e sbagliando clamorosamente (vedi anche punto 3), di «situazione di degrado e di crisi della scuola».

In realtà i risultati OCSE-PISA evidenziano conoscenze, capacità e competenze superiori alla media OCSE nelle prestazioni degli studenti di scuole del Nord Est e del Nord Ovest. Tali risultati calano un po’ al Centro e precipitano al Sud. Un buon politico, che conosca la situazione italiana, dovrebbe forse sapere che il degrado sociale al Sud è notevole rispetto alle altre zone d’Italia. E magari dovrebbe chiedersi se il problema non sia di tipo sociale e politico, anziché di tipo scolastico. E probabilmente ipotizzare non tagli di risorse, ma investimenti maggiori nelle zone più disagiate. O sbaglio?
4.
Nella scuola italiana non c’è bisogno di altra riforma che quella di investire risorse finanziarie consistenti. C’è stata già una profonda ed efficace riforma dal basso, avviata fin dal 1984, che con l’innovazione didattica, la sperimentazione e la ricerca ha prodotto grandi cambiamenti positivi.
Ora il «Piano» annienta la sperimentazione, stravolge i quadri orari, elimina materie dai curricula e fa scomparire interi indirizzi di studio che si sono perfezionati negli ultimi due decenni, per dare agli studenti molte opportunità in più, in nome non di uno schieramento o dell’altro, ma dell’unica parte nella quale anch’io mi identifico: quella della Costituzione, articolo 34.

5.
I nostri grandi economisti, grandi politici e governanti, persino un po’ filosofi, nazionali e anche locali, applicano una ricetta semplice, sempre, non solo in tempo di crisi: tagliare risorse verso il basso della scala sociale, ridurre indiscriminatamente la spesa pubblica per finanziare gli sprechi della politica stessa, quando non si tratta di qualcosa di peggio.
Ma il nostro problema non è la crescita? Non è la capacità competitiva? Come si aumenta la capacità di competere? Altri paesi che hanno una capacità produttiva altamente competitiva fanno così:
- Migliorano la qualità della produzione investendo risorse finanziarie sulla ricerca;
- Per avere un maggior numero di ricercatori competenti investono risorse finanziarie sull’università;
- Per avere un maggior numero di universitari preparati investono risorse finanziarie sulla scuola secondaria;
- Per avere un maggior numero di studenti preparati investono risorse finanziarie sulla scuola primaria aperta a tutti, allargando la base della piramide, per avere un maggior numero di studenti migliori alle superiori.
Da noi invece si punta a restringere la base della piramide sociale! E intanto siamo superati, in investimenti sull’istruzione (ridotti dal 1995 del 70%), persino da Jamaica, Zimbawe, Messico e Tunisia.
Complimenti ai nostri grandi economisti e politici (e filosofi), anche locali.
Auguri e saluti a tutti gli altri,
Angelo Conforti
Allegati
Dal «Piano programmatico del MIUR di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze in attuazione dell’art. 64 della legge 133/08»:



Dal «Piano programmatico del MIUR di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze in attuazione dell’art. 64 della legge 133/08» - revisione curricoli:


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