Spettabile Redazione
della Snavra,
Egregio dott. prof. Luciano Orlandini.
In relazione al vostro articolo pubblicato il 27 febbraio 2009 sulla versione telematica del bollettino d’informazioni La Snavra
intitolato «La riforma anti-fannulloni e anti-ammalati di Brunetta», sono a richiedervi alcune spiegazioni. O, meglio, a porvi alcune domande.
Il tutto riferito a quanto da voi scritto quando proclamate che la legge Brunetta sparerebbe nel mucchio senza distinguere tra statali fannulloni e statali veramente ammalati e attribuite la responsabilità della mancata rivoluzione popolare a fronte di tale iniqua legge al fatto che in Italia vigerebbe, nel sistema dell’informazione «tranne poche eccezioni... un imperfetto fascismo mediatico».
Eccoci allora alle mie domande, chiaramente capziose:
Dopo aver dato innanzitutto per scontato che i telegiornali delle tre reti tv nazionali Mediaset (Canale 5, Rete 4, Italia 1) siano più o meno imperfettamente fascisti dal punto di vista mediatico, cioè che eseguano supinamente i voleri del monopolista di Arcore e del suo servo Brunetta aggiungendoci pure il Tg di Rai 2, il cui direttore sarebbe di area An, cosa diciamo invece del Tg di Rai 1 (diretta da un ex giornalista del manifesto quale Gianni Riotta e del faziosissimo Tg 3? E che dire del Tg della 7? Di Sky Tg 24? Dei programmi di Santoro (ospitato su Rai 2) o di Marcello Floris? Rappresentano le rare eccezioni o sono imperfettamente fascisti dal punto di vista mediatico pure loro?
E, passando alla carta stampata, tra i giornali a maggior diffusione, fatte salve le testate che appartengono direttamente o quasi al piccolo neo duce di Arcore (cioè il solo Giornale) e Libero (l'orlandinianamente foglio di «destra estrema», nonostante la proprietà sia di un editore -Angelucci, finito dentro- che possiede pure un altro quotidiano, il Riformista, schierato su fronte opposto) quali altri sono supinamente schierati al fianco del Berlusca? Il Corriere della Sera? La Repubblica? La Stampa? Il secolo XIX? L'Unità? Il Riformista? Il Manifesto? Liberazione?
E quante copie vendono i quotidiani non allineati con il premier?
Tante quante quelli berlusconiani? O invece molte, molte, molte di più?
Quindi, perché i radiotelespettatori delle reti Mediaset e i lettori del Giornale e di Libero sarebbero «Gonzo pecorume» mentre quelli delle testate indipendenti o antiberlusconiane di cui sopra sarebbero al contrario esseri di caratura intellettuale superiore?
E ancora: quando i media in un Paese sono supinamente appiattiti sulle posizioni di governo parlate di «fascismo (a 64 anni dalla sua caduta!) imperfettamente mediatico?
O di regime, magari ispirato a un comunismo sconfitto dalla storia?
Che dire ad esempio dell’attuale Cuba di Castro Junior?
O della Unione Sovietica sino alla caduta del muro di Berlino avvenuta soltanto meno vent’anni fa?
O della Russia putiniana d’oggi dove le giornaliste d’opposizione si mettono a tacere ammazzandole?
O della libera repubblica popolare della Corea del Nord?
O dell’Iran del folle Ahmadinejad?
Fascisti imperfettamente mediatici pure costoro?
In attesa di una risposta, che auspico chiara, puntuale e pertinente, non posso non constatare come certa sinistra persista nel volersi far del male da sé medesima.
L’ossessione antiberluconiana ha infatti prodotto in quindici anni:
- ben dieci anni di potere da parte di Silvio ed alleati;
- ha fatto scomparire dal pubblico proscenio la (obsoleta) sinistra radicale;
- ha provocato, o sta provocando, l’implosione del Partito democratico grazie anche alla campagna elettorale di Soru in Sardegna tutta incentrata sul solito antiberlusconismo di facciata;
- rischia di imporci una assurda legge sul testamento biologico.
E via elencando.
Ed il nuovo segretario nazionale Pd, tale Franceschini, i cui unici meriti paiono essere quelli di essersi trovato per chissà quale favorevole congiunzione astrale al posto giusto (di vicesegretario del Pd) al momento giusto (dimissioni di Veltroni), di aver fatto parte dell’entourage del mitico ma inefficiente Zac (ricordate il caso Moro?) e di aver un padre ex partigiano (ma non combattente eh!) che ti fa subito dopo la sua elezione avvenuta all’insegna del motto «piuttosto che niente meglio piuttosto»?
Si dà da fare per mettersi al riparo da brutti scherzi degli ex Ds alla D’Alema/Bersani? Ma dai, quelli lo fanno licenziare ancor prima di averlo assunto!
Si dà da fare per fondere le inassimilabili due anime Pd (ma che dici: può l’olio mescolarsi con l’acqua?)?
Macchè!
Giura (cosa? Fedeltà al Pd?) sulla copia della Costituzione appartenente al vecchio padre e si produce nell’ennesima tirata antiberlusconiana.
Ecco il nuovo che avanza, prof. Orlandini, ecco un’altra bella dose di demagogia, eccoci pronti ad altri anni di berlusconismo o post belusconismo.
Altro che «imperfetto fascismo mediatico»!
PS A scanso di equivoci, preciso che in vita mia mai ho deposto nell’urna alcuna scheda a favore di Silvio Berlusconi o del suo partito.
Nota redazionale. Può darsi che il modo di argomentare del professor Orlandini, abituato alle sintesi scolastica e alle semplificazioni ad usum alumni, non renda giustizia al suo pensiero. Il berlusconismo è qualcosa di molto raffinato, che non si esaurisce nella politica e non contagia solo i seguaci del Cavaliere, bensì permea di sé anche chi crede di essergli avverso. Quella berlusconina è prima di tutto una «rivoluzione» culturale, completata in seguito dalla presa del potere. Modificando di poco il pensiero di Marshall McLuhan si potrebbe dire che il medium è il massaggio (della corteccia cerebrale). Mediti, il nostro insostituibile collaboratore salsese, sulla vignetta che segue. Illuminante, pur nell’iperbole, sull’adeguamento delle istituzioni al pensiero (televisivo) dominante. La televisione detta legge e comportamenti in tutto il mondo, è vero, ma qui da noi un po’ di più. Molto un po’ di più. Le parti, se vogliono, possono continuare il dibattito approfittando della nostra ospitalità.
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