RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO


La libertà non è una bestemmia

 

Lo studente di giornalismo Parwiz Kambakhsh: la Corte suprema dell’Afghanistan lo ha condannato a venti anni di carcere per blasfemia. Aveva citato il Corano a supporto della sua richiesta di riconoscimento dei diritti delle donne. In primo grado era stato condannato alla pena capitale.

 

Amici della redazione di Nave Corsara,

presso il salone delle Terme Berzieri di Salsomaggiore, fino al 22 marzo, è allestita  da parte dell' Associazione «A. Bazzoni» una mostra fotografica dal titolo «Afghanistan, non c'è pace senza giustizia».
La mostra è dedicata al giornalista afgano Parwiz Kambakhsh. Il suo caso è emblematico di come la libertà di stampa sia un miraggio non solo nel profondo Afghanistan, ma anche nella capitale Kabul.
Nell'ottobre 2007, Parwiz è stato incarcerato, nella provincia di Balkh (nel nord del Paese) con l'accusa di blasfemia per aver distribuito un articolo, stampato da internet, nel quale si parlava dei diritti delle donne  nell'Islam.
Condannato a morte dal consiglio dei religiosi di Balkh, il giovane giornalista ha aspettato per un anno, in carcere, la sentenza della Corte di Appello di Kabul.
Sfortunatamente, circa un mese fa, la Suprema Corte ha confermato i venti anni di prigione, ma senza informare nessuno.
Hanno deliberato a porte chiuse, senza la presenza di Parwiz, né del suo avvocato, né dei suoi famigliari.
È partita una campagna internazionale per la liberazione di Parwiz.  Per chi vuole aderire, l'indirizzo di posta elettronica si trova sul sito www.isfreedom.org/freekambakhsh.htm
 

Giuseppe Previtali

 

Aggiunta redazionale. Nave Corsara solidarizza con le organizzazioni che chiedono al presidente afgano Hamid Karzai di concedere la grazia al giovane studente di giornalismo Parwiz Kambalkhsh. Ecco il testo, in inglese, della lettera da inviare a Karzai.

Mr President,

We appeal to you to pardon the journalist Parwiz Kambakhsh, confirmation of whose sentence of 20 years in prison for alleged blasphemy has just been reported. Mr. Kambakhsh was convicted (and - grotesquely - was originally sentenced to death) merely for distributing copies of an article from the Internet referring to verses of the Quran supporting women’s rights.
This is a flagrant abuse of the Universal Declaration of Human Rights, in breach both of the right to freedom of expression and the freedom of religion or belief.
The growing threats to journalists and to general freedom of speech in your country are a matter for the gravest concern: another journalist, Ghows Zalmai, has reportedly been sentenced to 20 years in prison for blasphemy for publishing a translation of the Koran that some Muslim clerics disliked.
Besides, Parwiz Kambakhsh’s trial was flawed by improper procedures. At the original trial he was not allowed to defend himself. At the appeal, no notice was taken of the withdrawal of a key prosecution witness’s statement.
In the Supreme Court, his defence counsel, Afzal Nooristani was denied the right to address the judges and officials. We therefore urge you to pardon Parwiz Kambakhsh immediately and to ensure that the religious courts are prevented from ever instituting such proceedings again.

 

GIOVEDI' 12 MARZO
Salone delle Terme Berzieri
MOSTRA FOTOGRAFICA


“AFGHANISTAN,NON C'E' PACE SENZA GIUSTIZIA”
Con il patrocinio del Comune di Salsomaggiore Terme
LA MOSTRA RIMARRA' APERTA FINO A DOMENICA 22 MARZO
DURANTE L'ORARIO DI APERTURA DELLE TERME

ASSOCIAZIONE CULTURALE «A. BAZZONI»

 

 

 

Pubblicato il 1 marzo 2009

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