Sabato 18 aprile si è consumata l’assemblea del Pd di Fontevivo (presso la sala parrocchiale, evidentemente gli alberghi erano tutti prenotati, oh lé!), il segretario, Luca Bussolati, ha spiegato il percorso che ha portato alla «rottura» con il sindaco uscente Massimiliano Grassi ed i passaggi in atto in merito anche alle provinciali. Passaggi burocratici previsti dallo statuto del Pd, piuttosto farraginosi, comunque necessari a mantenere il «marchio» del Pd.
È intervenuto Stefano Mulazzi, consigliere provinciale, fontevivese, dicendo di essere disponibile a ripresentarsi, ha spiegato di avere seguito in questi anni i rapporti con le «partecipate», mantenendosi su una linea defilata rispetto alla contesa in atto (rispettando quindi il suo ruolo istituzionale), più d’uno degli oratori poi intervenuti lo hanno ringraziato per il lavoro svolto.
Ha parlato poi il candidato del partito, Roberto Ollari. Ha detto che il suo «esempio» è il dottor House, che per lui conta salvare il malato e non confortarlo. Ha detto a tutti che è inutile andargli a chiedere poltrone, un discorso che somiglia molto a quello di Franceschini nel momento della sua investitura come segretario nazionale. Attenzione però: Ollari queste cose le dice da parecchio tempo, lo so per sicuro, quindi non ha certo voluto imitare il «capo». Crede nelle regole, racconta. Ha spiegato che cinque anni or sono gli hanno chiesto di candidarsi sindaco, ma non c’erano le condizioni, e che oggi è disponibile ma non per più di una legislatura. Gli piace il suo lavoro. Ritiene non ci sia bisogno di fare il sindaco per dodici ore al giorno, perché «se la macchina comunale funziona, non ce n’è bisogno, e la macchina deve funzionare». Ha detto che chiederà a chi sarà in lista con lui di dichiarare in anticipo «per iscritto» quali interessi immobiliari ha sul territorio e che la programmazione territoriale deve anticipare le scelte in base a compatibilità ed esigenze varie, in modo organico e non inseguendo questo o quell’interesse particolare. Insomma, un discorso serio, teso anche ed evidentemente a smarcarsi dal sistema in auge, che chiamerei «del fatto compiuto».
L’assessore dimissionario Alessandro Castagnoli, consigliere in carica, ha spiegato che nell’interporto (Cepim, per capirci) lavorano duemila persone, in grandissima parte provenienti da altri comuni e che una sua ulteriore espansione in un comune come il nostro, non particolarmente esteso, sarebbe un prezzo troppo alto. Tale espansione dovrebbe caso mai interessare il capoluogo provinciale. Ha spiegato che questo comune nella storia recente ha molto «cementificato» (la parola è mia, e aggiungo che qui ci sono terreni di notevole interesse agricolo) anche in confronto ad altri comuni limitrofi. Ha presentato i numeri di quanto descritto. C’è stato l’intervento del giovane Fabio Moroni, consigliere in carica, che ha spiegato di stare bene nel Pd, ma anche con l’attuale sindaco (fa parte della sua lista, unico iscritto Pd), e che non era intervenuto «per difenderlo».
Quindi l’intervento di Liberata Manghi (chiamata con un altro nome che non ricordo): ha spiegato alcuni passaggi della rottura con Grassi, che non ha accettato il confronto (accusa certamente ribaltabile…), ha rimarcato che da molto tempo il sindaco in carica lavora per una lista personale.
Poi l’intervento del vicesegretario Renato Marchesi, il quale ha descritto l’allergia di Grassi nei confronti della collegialità. Dice che addirittura avrebbe voluto decidere lui i nomi del segretario e del vice (del Pd di Fontevivo). Tutti interventi molto calibrati e tranquilli nei toni.
Sono intervenuto anche io dicendo di essere «sottotraccia da due anni e attualmente in libertà vigilata», quindi ho spiegato cosa chiedo, come cittadino, al futuro sindaco. Ho detto, ad esempio: signor sindaco, quando fa una conferenza stampa, si sbrighi, non lo abbiamo eletto per questo e si ricordi quando tiene contatti in alto di essere stato eletto dal basso, da noi fontevivesi e che le casalinghe di Voghera non votano qui. In tutti i modi, parlando a braccio mi sono anche impapinato, non era giornata… Quanto agli applausi non sono in grado di giudicare e mi autoesento essendo parte in causa. E poi il polso della situazione lo dà lo scrutinio del voto (segreto) a favore di Ollari. Hanno votato 105 iscritti (su circa 150 aventi diritto), 81 dei quali hanno detto sì a Ollari, che conseguentemente è il candidato del Pd alle prossime elezioni (come da statuto).
PS
So che un buon cronista avrebbe dovuto munirsi di taccuino, non l’ho fatto, non sono un (buon) cronista. Mi scuso per l’approssimazione.
Mario Mantovani |