di Sandra Coronella
Su una cosa sono d’accordo con Ivano Sartori: non si può tornare indietro.
O almeno, tutto può succedere, ma mi sembra difficile cancellare quanto è accaduto e ricompattare il Partito Democratico intorno a Giuseppe Cerri.
A quest’ultimo, peraltro, non vedo motivo di chiedere di fare un passo indietro, visto che dall’inizio di questa storia nessuno ha avuto la franchezza di rivolgergli accuse chiare sul suo operato amministrativo.
La motivazione con cui Antonini ha voluto nobilitare il suo ritiro, quella dell’interesse del partito e del centro sinistra, coincide in realtà con il fatto che a essere sconfitto rischiava di essere proprio lui, Paolo Antonini, padre, padrone e idolo, per ragioni che per me continuano a rimanere misteriose, del gruppo dirigente di quel partito (o almeno della sua maggior parte).
Un partito la cui voce autonoma non si sente mai in città, qualunque siano i fatti, più o meno gravi che si verificano localmente o su scala nazionale o altrove. Un partito ridotto ad un gruppetto di persone schierato sui banchi del consiglio comunale a difendere in modo chiuso e acritico proprio lui, il suo campione, il cavaliere senza macchia e senza paura che con arroganza ha finalmente deciso di lanciare il guanto della sfida al sindaco.
La cronaca, confermata da persone presenti, riportata su questo sito, della famosa serata delle decisioni è da questo punto di vista più che rivelatrice, ed insieme desolante.
Al sindaco Cerri si può sicuramente rimproverare di avere troppo e troppo spesso taciuto.
L’occasione che gli è data per riscattarsi è fragile.
E non stiamo parlando di Barak Obama.
Chiunque non sia estraneo al mondo della politica sa che dietro i suoi “tavoli” e spesso all’insaputa anche di quelli (o quelle) che credono di condurli, si muovono forze “più forti”. Forze economiche e gruppi di potere che vogliono condizionare il governo – in questo caso locale – e che scelgono di volta in volta il cavallo su cui puntare.
L’osservatore avveduto potrebbe leggerne traccia già dall’atteggiamento della stampa locale.
Lungi da me, quindi, l’idea di raffigurare l’attuale sindaco come un nuovo eroe.
Non so se Giuseppe Cerri sia uomo capace di gesti di autentica autonomia.
Al punto in cui siamo, questo non è neppure determinante, perché importante può essere ciò che potrebbe aggregarsi attorno a lui.
Se qualche sondaggista mi telefonasse ora per chiedermi il mio parere, chiederei al sindaco di ritirare immediatamente le sue dimissioni. Il commissariamento sarebbe un danno oggettivo per la città.
Gli chiederei poi di continuare a costruire una lista.
Con alcune idee chiare (per il programma c’è tempo, e i programmi spesso sono inutili), e con un appello aperto ed esplicito a tutti coloro che vogliono provare a voltare pagina senza lasciare la città nelle mani della destra, ora più che mai pericolosa mentre si addensano le intenzioni “cementificatrici” del governo nazionale. Un appello rivolto anche, e forse prima di tutto all’interno del pd.
Potrà essergli negato il simbolo del pd? Dipende. Dipende anche da quanti lo seguiranno.
Ma è un rischio accettabile.
Molto più accettabile di una forzata unificazione, sia intorno a lui che intorno ad un “terzo” possibile candidato.
Una lista “civica”, nel senso non di una lista senza idee, ma di una lista che riparte dall’ascolto e dal dialogo con la città, potrebbe andar bene.
Una lista che potrebbe (anzi dovrebbe, secondo me) non limitarsi a riciclare gli scontenti, ma trovare forme più aperte e partecipate di scelta dei suoi candidati.
Ma non illudiamoci troppo.
Stiamo a vedere.
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