RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO


È Antonini er mejo mayor

 

La resa dei conti. Paolo Antonini (a sinistra) con il sindaco Giuseppe Cerri.

 

Non so se dietro a Paolo Antonini ci siano o no i sacerdoti del cemento armato. So solo che okkio alla fine di Giulio Ferrarini, ritratto dal Corsera di Piero Ottone e dalla Repubblica di Eugenio Scalfari (secondo me, ne sapeva qualcosa anche Carlo De Benedetti, imprenditore mancato e vorace, (amico di Berlinguer Enrico???) lisciato recentemente da Fabio Fazio durante la trasmissione «Che tempo che fa») come il portavoce, il difensore ed il procacciatore d’affari dei cementisti italiani. Buffoni!
So anche che, da almeno due inverni, il buco tunnel a dirimpetto della stazione ferroviaria è ancora aperto e, di questo, occorrerà renderne conto ad una popolazione votante anziana ma vecchia, molto PD e PDL ma conservatrice, gelosa dei propri figli e nipoti ma ignava, immobile come un bonzo orientale, inespressiva, come inespressivo è lo sguardo dello struzzo.
Nonostante ciò, Paolo Antonini va eletto.
Nonostante ciò, se è vero che si è aperto un feretro e dentro si notò, stupefatti, che era vuoto, allora qualcuno si ritiri.
Non è del tutto sbagliato pensare che una società ricca possiede le risorse per sostenere la solidarietà.
Durante il periodo a cavallo fra il 1800 ed il 1900, Marx fece paura. Seminò sgomento negli ambienti accademici dell’Europa intera. Parole come proletariato, classe, capitalista, rentier davano un sommo fastidio poiché si chiamavano per nome gli attori primi della società, quelli che si distribuivano il reddito nazionale secondo il peso economico e sociale di ciascuno. E Marx lo dimostrò, ovvero concepì una teoria economica dalla devastante portata per i liberisti che non volevano ammettere le crisi cicliche del capitalismo e, in ultima analisi, la sua fatuità nel lungo periodo.
Ma Marx deriva questi concetti, e lo ammette, da Adam Smiths e da David Ricardo, assolutamente non marxisti, e li chiama i miei maestri.
Allora si assistette ad una pletora di economisti teorici intenti a riformulare tutta la teoria economica, parlando di comportamento del consumatore, dell’ imprenditore, secondo le forze dominanti che vanno sotto il nome di teorie della domanda e dell’offerta ed, il tutto, secondo rigorose dimostrazioni matematiche. Sostennero, in un ceto senso, quello che Piergiorgio Odifreddi sostiene nel libro «La via lattea», Longanesi editore: non si può affermare che c’è una verità rivelata: occorre dimostrarla, se possibile secondo il linguaggio ed i simboli matematici.
Nel libro si è spettatori di un interessante dibattito fra due intellettuali italiani, un matematico ateo ed un credente, che si scambiano opinioni sul credere umano mentre percorrono il Cammino verso Santiago di Compostela, con grande rispetto delle idee dell’altro.
Non fu così per Marx. Pareto, intellettuale italiano, riesce a dimostrare che un sistema economico può raggiungere l’equilibrio (cioè funziona!) e riesce a dimostrarlo matematicamente. Quali classi, proletariato e capitalisti! La matematica è verità. Ma Kenneth Arrow, economista, sfata Pareto: si, è vero Wilfredo, quello che dimostri. Peccato però che io ti dimostro che l’equilibrio non implica l’equità: è in equilibrio sia un sistema economico ove il 10 per cento della popolazione dispone del 90 per cento delle risorse sia un sistema economico ove il primo 50 percento della popolazione dispone del 50 percento delle risorse. Ma è l’equità che fa la differenza di sviluppo sostenibile, come adesso va di moda chiamarlo.
La ricchezza. Depende de cómo se distribuye (el pueblo unido jamàs serà vencido). No, tranquilli, niente Inti Illimani. Ma la ricchezza è conditio sine qua non si può fare un k!
Intanto votiamo Paolo (scelsi Andrea, ma, purtroppo,  sono un centralista democratico coerente), poi Andrea, Davide, Giancarlo e così via.
Il segretario regionale PD? La segretaria provinciale PD? Quella locale? No debe ir nunca.
Primarie? Ce ne scampi Dio.
Paolo Antonini for mayor, poi la vedremo. Internamente, s’intende.
A risentirci.

PS. L’Unità di Concita afferma oggi che la trasmissione su Bettino Craxi, andata in onda recentemente su un canale Mediaset, ha fatto flop. Bè, peccato. Io c’ero. Ma quei comunisti, lassi e nudi, non dovrebber dibattere i denti, ratto ch’appreser della morte dell’assessore napoletano, replica dell’onorevole Moroni? Dovranno bestemmiar D’Alema, il luogo ed il tempo della scissione di Livorno. Poi ritrarsi, tutti quanti insieme, forte abiurando lor coscienza malvagia, nel luogo ch’attende ciascun che Dio non teme.
Per quanto mi riguarda, Craxi no voy a olvidar. La prossima volta parleremo dell’ASI, Agenzia Servizi Imprescindibili, di Fidenza.
Un sereno e proficuo 2009 a tutti.

Paolo Sirocchi

 

 

Pubblicato il 7 gennaio 2009

Torna al sommario