RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO


Thanksgiving day

 

Redazione, mi sono attaccato alla tastiera che erano le 8 del mattino, come in quella canzone di Battisti, ed ancora penso a voi.  In primis a coloro che hanno risposto, in modo educato, ma chiaro e forte, alla letterina soave di Rita C. Ma C de che, come dicono a Roma? Non poteva costei disvelare al completo il suo cognome, che invece, ridotto ad una certa lettera iniziale, avrà senz'altro scatenato completamenti goliardici, sarcastici e maligni? Ho appena letto le nuove lettere scritte da altri sfigati, grafomani, opinionisti della domenica - e magari anche del lunedì - che dividono meco la tolda ed il ponte della cara Nave, guidata, con mano sicura e polso fermo dall'inflessibile capitano-nostromo-timoniere e capocannoniere, il Corsaro Nero Ivano.
Sono completamente d'accordo con il corsaro che ha dedicato un trafiletto all'Andreotti della politica borgsàna, il sempiterno, inossidabile e longevo Sergio Varani, che rinasce ogni volta, da tempi immemorabili, dalle sue ceneri, come l'Araba Fenice della Bassa Parmense. C’è chi sostiene che già ai tempi della fondazione romana di Fidentia, s’aggirasse per i cantieri un anziano locale, già allora con i capelli argentei, nell'anagrafe latina iscritto come Caius Sergius Varanus. A lui l’allora aedilis, direttore dei  lavori di erezione della neocolonia  latina, tale Gaius Maximus Teotiscus, avrebbe affidato, in appalto, parte dei lavori, tra cui l'erezione del futuro Campidoglio fidentino, nei pressi del ponte sullo Stirone.
All'anonimo che mi ha citato nella risposta a Rita C.  e che ringrazio dal profondo dei precordi, voglio però, con grande modestia, sincerità ed umiltà, ricordare che non sono poi molto su di età e nemmeno molto maturo. Ho 64 anni solo all'anagrafe, ma sono ancora  verdognolo nella buccia ed asprigno al gusto, nella polpa. Devo ancora completare la maturazione, che però rifiuto  a priori, ricacciandola sempre più avanti nel tempo. Anche perchè, una volta giunto alla maturazione, un frutto, solitamente, o cade a terra, spiaccicandosi, o diventa cibo per i vermi ed altri insetti schifosi. Se veramente fossi maturo, forse non lancerei certi accorati appelli e non mi sdegnerei più di tanto, come un adolescente leopardiano od un eroe alfieriano, sempre in lotta titanica, ma disperata e votata all'insuccesso, contro  le ingiustizie ed i furbi, loro sì maturi, che hanno scelto un patròn da cui si recano quotidianamente, miseri clientes, per omaggiarlo ed adularlo e riceverne, in contraccambio, il quotidiano obolo di una vergognosa sportula.
Saranno questi patròn, dai nomi ben noti a tutti, che, a Fidenza, a Salsomaggiore, a Parma ed in  tutte le piazze italiche, come da copione, da  oltre 60 anni, si incolonneranno, annoiati e rassegnati, con o senza fasce tricolori a tracolla sull'ampia epa, a «festeggiare» il 25 aprile, tra i soliti triti e ritriti slogan e paroloni d'occasione, insinceri, retorici, gonfi ed ampollosi, ancor peggio della mia prosa professorale. Ad majora!... ma oramai non ci credo quasi più!

Franco Bifani

 

Pubblicato il 23 aprile 2009

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