Quale ormai assiduo frequentatore e, mi si perdoni l’ardire, collaboratore di questo forum, nonché in qualità di studente universitario, ex-liceale, ma, soprattutto cittadino italiano, mi sento in dovere di partecipare alla discussione che si è creata anche nel nostro foglio (sebbene virtuale) sul tema dell’istruzione.
D’altro canto, come avrete potuto notare, non mi sono mai trattenuto dal rispondere ad articoli che non condividevo, inondando Nave Corsara di miei pezzi, quindi non si stupisca nessuno se rispondo a quello, tanto sgrammaticato quanto pretestuoso, di un esponente di quei Giovani del Borgo a me, Giovane Democratico, politicamente avversi e, francamente, invisi.
Premetto che scrivo di ritorno dalla grande manifestazione del PD che si è tenuta a Roma, un momento alto di democrazia, ovviamente minimizzato se non criticato da chi non ama le manifestazioni della volontà popolare, preferendo governare senza gli inutili impicci del libero dissenso.
In effetti, frasi come quelle pronunciate da Silvio Berlusconi («Veltroni si metta il cuore in pace, ci lasci lavorare e si occupi solo di preparare la campagna elettorale del 2013») esprimono il massimo disprezzo per i principi fondamentali della democrazia (che vanno bene solo in quei due giorni in cui un popolo abbagliato da promesse e menzogne gli ha permesso di tornare al potere), da parte di un uomo che ha sempre confuso il suo seggio di Presidente del Consiglio dei Ministri, con la poltrona di presidente del consiglio d’amministrazione di Fininvest.
Berlusconi dimentica troppo spesso di trovarsi dove ahinoi si trova per volere del popolo e che il suo mandato deve essere esercitato sempre nell’interesse dell’intera nazione.
Non c’è da stupirsi, dunque, per il grave vulnus istituzionale che sta colpendo la nostra povera Italia, in cui il governo è de facto divenuto titolare anche del potere legislativo (che la nostra Costituzione, nonché tutta la teoria dello Stato liberale, basato sulla separazione dei poteri, a partire da Montesquieu, attribuisce al parlamento, espressione del popolo), con l’uso spropositato dei decreti legge (anti-costituzionale, perché l’art. 77 li prevede solo per «casi straordinari di necessità e di urgenza»), avvilendo così la volontà del Parlamento e, quindi, del popolo.
Si potrebbe discutere su quanto l’attuale Parlamento, frutto della sciagurata legge elettorale voluta dall’altrettanto sciagurato ultimo governo Berlusconi (che prevede liste chiuse e macro-circoscrizioni), sia rappresentativo del popolo e su quanto, invece, rappresenti la volontà dei segretari di partito, ma resta il fatto che lo stesso Berlusconi ha ammesso pubblicamente che l’uso dei decreti serve ad evitare che il parlamento, cioè il popolo, limiti la capacità di decisione del governo.
Chi era quello che disse «io che potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco per i miei manipoli»?
Ma veniamo al merito della questione.
Per cominciare, il fatto che il decreto 137/08 sia rubricato con riferimento a «disposizioni urgenti» non fa sì che esso rispetti i requisiti previsti dalla Costituzione.
Ciononostante, la conversione in legge avverrà a giorni.
In effetti, il «decreto Gelmini» è formato da questi 8 articoli:
Cittadinanza e Costituzione: si attivano azioni di sensibilizzazione del personale scolastico sull’argomento, nell’ambito del monte ore previsto per le aree storico-geografica e storico-sociale
Valutazione del comportamento degli studenti: il voto in condotta, espresso in decimi, fa media e un’eventuale insufficienza comporta la non ammissione all’anno scolastico successivo o all’esame di fine ciclo; i criteri per l’attribuzione dell’insufficienza sono demandati a successivo decreto ministeriale (fino allora, questo articolo è carta straccia)
Valutazione del rendimento scolastico degli studenti: sia nel primo che nel secondo ciclo di istruzione, i voti devono essere espressi in decimi e una media inferiore al 6 comporta la bocciatura (anche qui c’è da aspettare un regolamento)
Insegnante unico nella scuola primaria: si costituiscono classi affidate ad un solo maestro con un monte ore di 24 ore settimanali; la paga oraria è affidata all’apposita sequenza contrattuale, nei limiti dei tagli alla spesa della legge 133/08
Adozione dei libri di testo: si devono adottare libri di testo che l’editore si sia impegnato a mantenere invariati per 5 anni, salvo le appendici di aggiornamento vendibili separatamente;
Valore abilitante della laurea in scienze della formazione primaria: questa laurea abilita automaticamente all’insegnamento, a seconda della specializzazione scelta, nella scuola dell’infanzia o nella scuola primaria (peccato che i posti disponibili siano drasticamente ridotti)
Sostituzione dell'articolo 2, comma 433, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.: sul concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione mediche
Norme finali.
Questo è il contenuto del «decreto Gelmini» che, come potrete notare, prevede una serie di disposizioni abbastanza superflue e, certamente, non urgenti al punto da giustificare l’uso del decreto. L’unico articolo di una certa rilevanza è l’art. 4 che, coordinato con le disposizioni della legge 133/08, porterà al taglio di 87mila maestri.
La legge 6 agosto 2008, n° 133, legge di conversione del DL 112/2008 (volgarmente detto «manovra finanziaria»), contiene una lunga serie di variegate disposizioni per lo sviluppo economico, racchiuse in 85 articoli, divisi in 5 titoli.
Le disposizioni rilevanti per la scuola e l’università sono contenute nel Titolo II, Capo V (Istruzione e Ricerca, in particolare artt. 15, 16) e negli articoli 64 e 66.
L’art. 15, rubricato con «Costo dei libri scolastici», obbliga gli organi competenti ad individuare preferibilmente testi di cui sia disponibile anche la versione on line (anche a pagamento) che verranno progressivamente adottati fino al 2011, quando i collegi docenti saranno obbligati ad adottare questo genere di testi; i criteri di scelta dei testi, quali l’economicità, sono demandati a successivo regolamento; le Università si devono attenere, nella, scelta dei testi, agli stessi principi validi per le scuole.
L’art. 16 trasforma le Università in fondazioni di diritto privato, che dunque, pur mantenendo salda la loro finalità sociale, saranno dotate di un consiglio di amministrazione cui parteciperanno anche i privati finanziatori che, a differenza del sistema anglo-sassone che queste disposizioni scopiazzano, avranno voce in capitolo per quel che riguarda la didattica, ponendo un serio limite alla libertà d’insegnamento dei docenti, asservendola agli interessi economici (e politici) privati dei finanziatori.
Questi sono i testi dell’art. 64, commi 2 e 6 e del comma 3 dell’art. 66, ovvero le disposizioni che contengono i tagli di cui tanto si parla.
Art. 64
2. Si procede, altresì, alla revisione dei criteri e dei parametri previsti per la definizione delle dotazioni organiche del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA), in modo da conseguire, nel triennio 2009-2011 una riduzione complessiva del 17 per cento della consistenza numerica della dotazione organica determinata per l'anno scolastico 2007/2008. Per ciascuno degli anni considerati, detto decremento non deve essere inferiore ad un terzo della riduzione complessiva da conseguire, fermo restando quanto disposto dall'articolo 2, commi 411 e 412, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
6. Fermo restando il disposto di cui all'articolo 2, commi 411 e 412, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, dall'attuazione dei commi 1, 2, 3, e 4 del presente articolo, devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa [tagli], non inferiori a 456 milioni di euro per l'anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l'anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l'anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall'anno 2012.
Art.66
3. Per l'anno 2009 le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 523, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 [le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, ivi compresi i Corpi di polizia ed il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, le agenzie, incluse le agenzie fiscali, gli enti pubblici non economici…] possono procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 10 per cento di quella relativa alle cessazioni avvenute nell'anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascuna amministrazione, il 10 per cento delle unità cessate nell'anno precedente.
Riassumendo, si prevede un taglio del 17% (43 mila persone) del personale ausiliario, quei bidelli (e non solo) che la Gelmini ricorda sempre essere più dei carabinieri, quando sarebbe facile farle notare che le forze dell’ordine tutte sono paurosamente sotto organico.
Sono previsti, per la sola scuola, tagli non inferiori a 7.832 milioni di euro in quattro anni.
Infine, nell’ottica del rinnovamento, si blocca il turn-over, impedendo nuove assunzioni, a tutto favore, per quel che riguarda l’università, del precariato degli assistenti e del baronato più retrivo.
Un’altra misura come l’art. 69, prevede lo scatto triennale dello stipendio (per i docenti universitari era biennale, quindi, mantenendosi inalterato il valore dello scatto, il taglio agli stipendi sarà pari a 480 milioni in 5 anni).
Dopo i fatti, il mio pensiero.
È evidente che nell’istruzione italiana abbia un problema, ma è altrettanto evidente che le disposizioni di questo governo (perché parlare di riforma mi pare insensato) non sono la soluzione.
Tutti questi provvedimenti, infatti, nella massima disorganicità e incertezza (mancando anche solo la parvenza di un decreto attuativo), non fanno altro che tagliare voci di spesa, senza la minima razionalità.
Il taglio indiscriminato delle risorse, infatti, non è la salutare razionalizzazione della spesa che tutti auspichiamo.
È come se si pretendesse di curare un malato sospendendogli tutti i medicinali e mettendolo pure a digiuno!
Gli interventi del governo, inoltre, contengono un principio la cui affermazione è fatto gravissimo: l’istruzione, la cultura, devono essere assoggettate a logiche economiche.
In parole semplici, è lecito fare economia sul futuro del Paese.
Per fortuna, nonostante il rimbambimento causato e voluto dalle televisioni di Berlusconi, molte persone sanno ancora pensare con la propria testa e si sono accorte del grave danno che queste leggi provocheranno al Paese.
Le manifestazioni, le occupazioni, le lezioni all’aperto, caro Alessio, non sono l’espressione di alcuni facinorosi prevenuti, ma la protesta di tante persone oneste e per bene, che non vogliono accettare di vivere nell’Italia che tu e il tuo padrone volete creare e che hanno alzato la testa e fatto sentire la propria voce di fronte a provvedimenti iniqui e ingiusti, dando un’ulteriore dimostrazione di quella che è veramente la democrazia.
Alessandro Stefanini
P. S. 1 Sono sicuro che te lo sia chiesto: quello che parlava dell’aula sorda e grigia era Benito Mussolini, il penultimo dittatore di questo Paese. Se avevi poco tempo, voglio farti notare che Word ha il «Controllo ortografia e grammatica»: mi stupisco che un fautore delle berlusconiane tre I dell’istruzione (Impresa, Inglese, Informatica) non conosca queste nozioni di base.
P. S. 2 Le immagini che ho pubblicato nei precedenti articoli provengono dal programma Google Earth che si scarica gratuitamente e il cui aggiornamento è automatico e altrettanto gratuito; le foto in questione hanno copyright (ops!) del 2008; è vero che non sono perfettamente aggiornate, ma le aree in rosso che ho aggiunto corrispondono all’attuale estensione dei nuovi quartieri, di cui si notano già i lavori preparatori; chiedo scusa per aver tralasciato opere di chiaro e gravissimo impatto ambientale come quelle sei villette.