RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Candidato senza partito, un diritto negato


 

 

Ero presente alla conferenza del senatore Francesco «Pancho» Pardi sulla questione del lodo Alfano e il rispetto della Costituzione. La spiegazione è stata lucida, precisa e convincente. L’ho condivisa per cui quandc sono uscito  ho firmato la richiesta di referendum. Altra cosa è stata la discussione che ho avuto con il senatore su un  argomento sempre di carattere costituzionale: l’obbligo di lista ovvero l’obbligo di partito.
Sull’argomento il Senatore era  impreparato, cosa che abitualmente mi capita di riscontrare quando sollevo la questione con il politico di turno. È vero che un politico non può sapere tutto ma, questa  ignoranza in materia lascia intendere il grado di cultura diffusa  sull'argomento.
Il senatore non sapeva che in Inghilterra, negli Stati Uniti e nei Paesi di cultura anglosassone, il cittadino si può candidare individualmente senza partito: cioè la persona vota la persona, senza dover votare un partito (in Italia tanto per intenderci si può votare solo per un partito tranne che per il sindaco che però si può candidare solo se ha un partito)
Il senatore inoltre non conosceva la legge elettorale italiana per l’elezione dei sindaci (il sindaco per candidarsi ha l’obbligo di collegamento con una lista. Cioè in sostanza ha l’obbligo di partito e questo vale anche per le candidature dei consigli comunali, provinciali, regionali e il parlamento.
Ho ricordato al senatore che la nostra Costituzione asserisce (art. 49) che «i cittadini hanno il diritto di associarsi politicamente per far politica» e quindi non possono averne l’obbligo. L’obbligo di partito è pertanto anticostituzionale poiché un diritto non può essere anche un obbligo. Ho contestato inoltre al senatore la sua interpretazione dell’art. 48  «il voto è personale… per cui si va a  votare personalmente». Dal vocabolario ciò che personale è relativo alla persona, cioè appartiene alla persona, e se il voto appartiene alla persona vuol dire che la persona vota la persona, esattamente come avviene nel mondo anglosassone cioè il luogo dove è nata la democrazia rappresentativa (n.b.). Tanto per capirci la mia posta è personale sia quando la ricevo sia quando la spedisco.
A quel punto la discussione è stata interrotta dal  moderatore.
Perché non proporre al senatore Pardi di finire la discussione sul sito di Nave Corsara almeno sulle considerazioni proposte ed alle quali non ha potuto rispondere?
Sappiamo della sua amicizia con Paul Ginsborg famoso giornalista politico inglese e quindi può confermare o smentire facilmente le mie argomentazioni. Morale della storia, il senatore si è confrontato con il sottoscritto e quindi ha dimostrato sensibilità democratica, ma queste cose vanno ovviamente chiarite perchè il voto non è una subordinata della democrazia ma lo strumento con il quale si costruisce il sistema politico, con tutto quello che ne consegue. Inoltre  anche perchè altrimenti dovremmo arguire che su questo argomento Italia dei valori è d'accordo con Berlusconi e tutti gli altri partiti. Di fatto i partiti assomigliano «ai ladri di Pisa» che di giorno litigavano sulla spartizione del bottino ma di notte andavano a rubare assieme: nel caso specifico  i diritti democratici e costituzionali dei cittadini.
Tutti argomenti già trattati su Navecorsara in giugno e che sono tutt'ora senza risposte.
Ps.
Una battuta sul tormentone Villari. Il caso  non è un problema di democrazia ma di partitocrazia: un «gentlemen’s agreement» (patto tra gentiluomini, si fa per dire) non rispettato. Una regola che non può essere istituzionalizzata perchè la nostra Costituzione prevede il principio «di maggioranza» ma non il principio «della maggioranza».


Grazie dell’attenzione e saluti a tutti.

Carlo Fetonti

 

 

 

 

 

 

Pubblicato il 3 dicembre 2008

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